21 luglio 2008 / 10:34 / 9 anni fa

Olimpiadi, stop a cantieri e fabbriche per Pechino "pulita"

PECHINO (Reuters) - Lo stadio “Nido d‘Uccello” è il fiore all‘occhiello di Pechino, ed è diventato una delle icone delle Olimpiadi del mese prossimo, ma le persone che l‘hanno costruito potrebbero non vederlo mai gremito di atleti e tifosi.

<p>Lo stadio "Nido d'uccello" di Pechino REUTERS/Reinhard Krause</p>

Mentre la cerimonia di apertura si avvicina, l‘esercito degli immigrati che hanno lavorato ai 31 progetti olimpici della città si prepara a tornare nelle campagne.

“Una volta che il lavoro è terminato me ne andrò”, dice He Jingling, che dalla provincia di Henan è arrivato a Pechino per piantare fiori nelle zone dove è previsto un grande afflusso di turisti e atleti durante le Olimpiadi.

A spingere per il ritorno a casa è una vera e propria campagna di “pulizia” della città iniziata questa settimana, nella quale rientrano anche lo stop ai cantieri, la chiusura delle fabbriche e la limitazione del numero di macchine in circolazione per combattere l‘inquinamento cronico, una delle maggiori preoccupazioni degli organizzatori.

Mentre i lavori si fermano, molti dei quattro milioni di persone che si stima siano arrivate a Pechino in cerca di un salario di poco maggiore a quello che avrebbero guadagnato a casa, se ne vanno.

Già si possono scorgere le code per salire sui bus e presso le stazioni: è la gente che torna a casa, o parte alla volta di altre città dall‘economia fiorente nella speranza di un lavoro.

Non esiste una vera e propria legge che stabilisce che gli immigrati debbano andarsene a lavoro concluso, ma molti di loro non hanno il permesso di lavoro per restare. Sono già stati istituiti controlli sui documenti e 100.000 poliziotti pattugliano la città e l‘hinterland.

Wang Xingyue è uno dei più fortunati: il suo contratto scade dopo la fine dei Giochi, e così potrà assistere all‘evento. “Resterò finché finiremo il lavoro, quando termineranno le Olimpiadi me ne andrò”.

Qin Weizhang e sua moglie, dello Shandong, lasceranno Pechino alla volta della Mongolia, perchè hanno sentito che lì ci sono opportunità di lavoro. Ci racconta che un po’ gli spiace non poter vedere le Olimpiadi, ma il lavoro viene prima di tutto.

“Non ne abbiamo il tempo. Vorrei vedere le Olimpiadi, ma ho bisogno di guadagnare”.

Secondo Zhang Zhanxin, professore associato della Chinese Academy of Social Sciences, il principale think-tank governativo, i migranti spesso sono discriminati da chi abita nelle città.

Anche secondo i gruppi che si occupano di diritti umani, sono più facilmente vittima dello sfruttamento, e spesso non hanno nemmeno l‘assistenza sanitaria di base.

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