27 aprile 2010 / 11:38 / tra 7 anni

Golfo del Messico, chiazza di petrolio minaccia costa Usa

<p>21 aprile 2010,incidente nel Golfo del Messico. REUTERS/U.S. Coast Guard/Handout</p>

di Bruce Nichols

HOUSTOM (Reuters) - Una fuoriuscita di petrolio proveniente da una falla su un pozzo subacqueo è arrivata a coprire una superficie di circa 3 mila chilometri quadrati del Golfo del Messico ieri, mentre la Guardia costiera americana sta sforzandosi di tenere la chiazza lontana dalla fragile linea costiera del Golfo.

Il pozzo, 1.500 metri sotto la superficie oceanica di fronte alla Louisiana, sta riversando in mare circa mille barili di petrolio al giorno. La fuoriuscita, definita “molto grave” dalla Guardia costiera, ha fatto scattare lo stato d‘allerta tra le coste della Lousiana, del Texas, del Missisippi e della Florida, per il pericolo di contaminazione.

La piattaforma della società svizzera Transocean è affondata il 22 aprile, due giorni dopo aver preso fuoco con un‘esplosione mentre portava a termine un pozzo per la British Petroleum, circa 64 km a sud est della foce del fiume Mississippi.

Fino a ieri pomeriggio, secondo l‘ammiraglio della Guardia costiera Mary Landry, la chiazza era ad una distanza di 48 km dalla Louisiana e a tre giorni dal raggiungere la terra, mentre non risultavano danni rilevanti alla fauna marina.

L‘incidente ha avuto un impatto negativo sull‘industria petrolifera, che sta richiedendo nuovi accessi a giacimenti offshore nel Golfo del Messico, in Alaska e lungo la East coast statunitense, e che aveva recentemente incassato segnali di apertura dal presidente Obama.

Le agenzie per l‘ambiente Usa stanno tentando di rimediare all‘incidente, mobilitando mezzi di soccorso sotterranei per installare delle condutture che possano risucchiare il flusso di petrolio. In caso di fallimento, la stessa BP, che è proprietaria del pozzo e finanziariamente responsabile del danno, dovrà perforare dei pozzi alternativi per intercettare il petrolio prima della fuoriuscita.

L‘operazione potrebbe durare diversi mesi, mentre per le prossime settimane la società sta valutando di “chiudere” la fuoriuscita con una specie di cupola, in grado di catturare il flusso prima che si diffonda.

“Questa è la tecnologia allo stato dell‘arte”, ha detto Doug Suttles, responsabile dell‘unità di produzione e esplorazione della BP, secondo cui sono sistemi già usati per fondali bassi, ma mai a queste profondità.

Al momento la società sta cercando di limitare i danni con una vera e propria flotta di imbarcazioni impegnate ad arginare l‘espandersi della macchia. Operazione resa ancora più ardua per le condizioni di maltempo che hanno colpito la zona per tutto il fine settimana, e che hanno registrato miglioramenti soltanto ieri.

La BP ha visto le sue quotazioni di mercato scendere in seguito ai timori di contraccolpi economici per l‘incidente.

Undici dei 126 operai della piattaforma sono scomparsi, presumibilmente morti nella peggior disastro petrolifero degli ultimi 10 anni. La Guardia costiera ha interrotto la loro ricerca.

L‘incidente non è però paragonabile al famoso disastro della petroliera Exxon Valdez, che riversò circa 50 milioni di litri in mare nel canale Prince William in Alaska, nel 1989. Secondo le stime della Guardia costiera, il pozzo della BP ha riversato nell‘oceano circa 190 mila litri di petrolio.

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