6 aprile 2010 / 11:03 / tra 8 anni

Pasqua di Battenti in Calabria: sangue e vino per espiare

di Francesca Piscioneri

<p>Penitente a Nocera per il sabato santo, foto d'archivio. REUTERS/Loris Savino</p>

VERBICARO, Cosenza (Reuters) - Sono le due del mattino e camminando per i vicoli di Verbicaro si respira uno strano odore, una mistura di sangue e vino, dolce e acre insieme. Per terra macchie dello stesso sangue; sui muri impronte rosse di mani, lasciate vicino all‘immagine della Madonna; in cielo la luna quasi piena sorride appannata da una leggera foschia. Sacro e profano, benedizione ed espiazione del peccato innaffiata con il vino per renderla più vera, e meno dolorosa.

E’ quello che resta dopo il passaggio dei Battenti, sette uomini col cappuccio rosso che ogni anno, nella notte del giovedì di Pasqua, attraversano per tre volte questo borgo calabrese battendosi sulle cosce nude con del sughero conficcato di pezzi di vetro, fino a sanguinare. Il rito è macabro ma l‘ebbrezza che invade tutti rende euforici, anche se il Venerdì Santo con la crocifissione di Cristo si avvicina. E i Battenti, a modo loro, chiedono perdono per questo.

Verbicaro è un paesino di 3.000 anime in provincia di Cosenza sospeso fra mare e montagna, circondato da una natura splendida deturpata da un‘edilizia senza pietà. Case antiche diroccate e disabitate e palazzine nuove, brutte, di un‘altezza smisurata e invadente.

In comune con gli altri borghi calabresi c’è il cibo buono e genuino, gli abitanti riservati e gentili e quel dialetto stretto che è ancora più incomprensibile nel tentativo di qualche anziano di italianizzarlo. Di originale c’è la cerimonia dei Battenti, che Verbicaro condivide con il Comune gemellato di Nocera. “Ma lì - spiega orgoglioso Giuseppe della Proloco - il rito è di giorno, è meno suggestivo”.

Si parte intorno alle undici di sera dalla cantina di Francesco che ha fatto il Battente per quasi trent‘anni e ora ha passato il testimone ai suoi due figli.

Il vino rosso, di quello forte, scorre già nelle vene di paesani e forestieri che gozzovigliano dalle sei. Ma soprattutto inebria i Battenti e, assicurano i verbicaresi, li rende immuni dal dolore.

Tutto il paese si riversa intorno alla cantina e inizia, in silenzio, ad ascoltare il suono sordo del sughero con il vetro che batte sulla pelle dei sette uomini. Qualcuno versa del vino anche sulle gambe mentre il sangue inizia a sgorgare, i piedi sono nudi.

I Battenti escono dalla cantina, il percorso è segnato: si passa dalle due chiese principali dove ci si batte in ginocchio davanti al sagrato ma senza entrare, il luogo è sacro. Si prosegue nella piazzetta dove poi passerà la processione e si lasciano le impronte delle mani insanguinate sul muro.

Questo giro si ripete tre volte, prima velocemente, poi con un‘andatura più lenta, fra la folla ondeggiante che ora segue ora precede i Battenti. Infine il lavaggio alla fontana di pietra, con acqua fredda che tonifica e ristora. Arrivano in sei, uno si è sentito male nel lungo percorso che dura quasi tre ore.

Alla fine gli astanti sono un po’ storditi, i Battenti si allontanano rapidi, in silenzio. Vanno a casa a cambiarsi, pronti per passare al sacro e seguire la processione che partirà intorno alle tre del mattino. La loro parte è finita e si possono mischiare ai compaesani.

Nella maratona che inizia bevendo vino nella cantina di Francesco, ci si imbatte nell‘altro simbolo di Verbicaro, il Sindaco Felice Spingoà. Con la esse maiuscola, perché è quasi sempre lo stesso da circa trent‘anni. Mezza età, paffuto, occhialetto da intellettuale. Mangia salame piccante e beve vino, parla in dialetto stretto ma fa i brindisi in francese nella cantina tappezzata di manifesti - ormai datati - di Rifondazione comunista e di immagini romantiche del Che. Una roccaforte comunista in una Calabria e in una Italia che guardano da tutt‘altra parte.

“Era di Lotta Continua, è stato sindaco per la prima volta a metà degli anni ‘70 e poi praticamente sempre - dice Linda -. Sì, ci sono stati altri sindaci, ma sono state parentesi, il sindaco è lui”.

Sono le due, i Battenti sono a riposo e le strade silenziose, ma è solo per poco, il tempo di un caffè perché la nottata è ancora lunga. Iniziano a sfilare i primi angioletti, segno che la processione sta per partire. Terminerà quando il sole sarà alto e le macchie di sangue scomparse per mano di qualche solerte fedele.

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