1 aprile 2010 / 12:03 / tra 8 anni

Rare cellule del cancro "fotografate" in uno studio

Di JoAnne Allen

<p>Bio Technician, REUTERS/Larry Downing</p>

WASHINGTON (Reuters) - Un microchip in grado di raccogliere e immagazzinare foto di rare cellule di cancro che circolano nel sangue potrebbe essere un valido sistema per monitorare i pazienti operati ed indirizzarne la terapia.

E' quanto emerge da uno studio condotto da alcuni ricercatori statunitensi e pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine (stm.sciencemag.org/).

Le cellule tumorali circolanti, o Cft, sono rilasciate dai tumori come semi che poi possono crescere divenendo nuovi tumori. La loro presenza nel sangue potrebbe dunque indicare la possibilità che un cancro si diffonda in altre parti del corpo.

Secondo l‘articolo, le Cft potrebbero anche fornire indicazioni per capire se un determinato paziente risponde bene a chemioterapia o ad altri trattamenti.

“Siamo molto interessati a queste cellule, perché riteniamo che possano dare il miglior quadro nella biologia del cancro, così come indizi su come il cancro si metastatizza”, ha spiegato in un‘intervista telefonica la principale autrice, Shannon Stott, dell‘ospedale del Massachusetts e della Scuola di medicina Harvard di Boston.

Grazie ad una sostanza che opera come una “colla” biologica, spiega la Stott, il microchip attira solo le cellule che i ricercatori vogliono esaminare. In questo caso si trattava dell‘antigene specifico della prostata, che indica la presenza di cancro alla prostata. L‘apparecchio è accoppiato a un microscopio che prende almeno 6mila immagini delle cellule.

“Non c’è nessun trattamento. Si tratta solo di attirare il sangue e di attaccarlo all‘apparecchio”.

Secondo la Stott, la speranza è che questo apparecchio metta i ricercatori in condizione di saperne di più sui tumori senza dover intervenire chirurgicamente sui pazienti. Una sorta di analisi del sangue in grado di mostrare le proprietà biologiche del tumore.

Nello studio, Stott e i suoi colleghi hanno raccolto e, per la prima volta, contato le cellule tumorali circolanti di 55 pazienti affetti da cancro. Il team ha monitorato queste cellule prima e dopo l‘intervento.

Secondo la ricercatrice in questo modo “non solo puoi vedere quante Cft hai, ma se queste siano in grado di proliferare e dividersi”.

Dallo studio è affiorato come, in alcuni pazienti, questo tipo di cellule sparisca rapidamente dopo l‘intervento, mentre in altri le cellule resistano per mesi.

La Stott ha spiegato però che i ricercatori ancora non sanno se la persistenza o la sparizione delle Cft abbia o meno un ruolo nella ricorrenza del cancro, insistendo sul fatto che si tratta ancora di uno studio pilota.

“Stiamo ampliando la scala ... coinvolgendo nuovi pazienti per ottenere uno studio critico su larga scala che possa farci capire meglio”.

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