24 febbraio 2010 / 14:18 / tra 8 anni

'Ndrangheta,ascesa degli uomini forti all'ombra della Malapianta

di Francesca Piscioneri

ROMA (Reuters) - “La mafia più ricca del mondo domina la regione più povera d‘Europa”.

Inizia così Malapianta, l‘ultimo libro di Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, da oltre vent‘anni impegnato nella lotta alla ‘ndrangheta. Dopo ‘Fratelli di sangue’ pubblicato nel 2007, Gratteri sceglie un altro titolo evocativo per fotografare come la ‘ndrangheta sia forte, radicata e capillare in Calabria, e non solo.

Con un fatturato annuo di 44 miliardi (pari al 2,9% del Pil italiano) e un giro d‘usura di 5 miliardi, derivanti dal traffico internazionale di cocaina e dal riciclaggio di denaro sporco, la mafia degli ‘uomini forti’ (dal greco aner=uomo e agatos=forte, valoroso) è ritenuta l‘organizzazione criminale oggi più ricca e meglio organizzata al mondo. Tratta alla pari con i cartelli colombiani e messicani, è temuta e rispettata e ha scavalcato ormai da tempo Cosa Nostra e la Camorra.

Spiega Antonio Nicaso, studioso di mafia calabro-canadese coautore del libro: “Già l‘amministrazione Bush aveva inserito la ‘ndrangheta nella black list Usa del narcotraffico, definendola l‘organizzazione più ricca, potente e meno permeabile al mondo e uno studio condotto dall‘università di Pittsburgh per conto di John Kerry indicava come le organizzazioni mafiose di Italia, Giappone, Cina, Sudamerica e Russia rappresentino la terza potenza mondiale, con un fatturato di 1.500/2.000 miliardi di dollari”.

Cifre da capogiro che mal si conciliano con l‘idea tradizionale dello ‘ndranghetista pastore con coppola e lupara sperduto nella montagne dell‘Aspromonte e impegnato solo nei sequestri. Oggi ‘i picciotti’ viaggiano, studiano e si godono la vita in giro per il mondo. E osano, come la strage di Duisburg del ferragosto 2008 ha contribuito a dimostrare.

“La ‘ndrangheta ha prosperato indisturbata perché è sempre stata remissiva, col cappello in mano, mentre Cosa nostra faceva le stragi. Ma noi ai tedeschi lo dicevamo già dieci anni fa: state attenti che la ‘ndrangheta è dappertutto e prima o poi vi ritrovate come noi”, dice Gratteri con amarezza perché “sì, oggi c’è collaborazione soprattutto con la polizia svizzera e tedesca ma la legislazione antimafia dei Paesi europei sta all‘anno zero”.

E le leggi antimafia in Italia? Gratteri è per il pugno di ferro: “Serve la certezza del reato. Poi però basta scimmiottare la riabilitazione del detenuto. Lo ‘ndranghetista non si ravvede. Serve il carcere duro”.

Sul governo in carica risponde “da tecnico”, ci sono le regionali a breve e non vuole essere tirato per la giacca. Riconosce a Berlusconi di aver fatto due cose buone: “abolire il patteggiamento in appello e rendere più semplice il sequestro e la confisca dei beni dei mafiosi”. Boccia però il nuovo testo che inibisce le intercettazioni e il Ponte sullo stretto di Messina: “Se si dovesse costruire lo farebbe metà la ‘ndrangheta e metà Cosa Nostra”.

Ma per chi vota la ‘ndrangheta? “Non ha ideologia. Punta sul cavallo vincente ma se il cavallo sbaglia ha il coraggio di chiedere il conto”.

Gratteri ha una moglie, due figli e 51 anni, la metà dei quali vissuti sotto scorta; è un calabrese di Gerace, nella locride, e con i figli dei mafiosi ci è andato a scuola - “per questo ne arresto tanti”, dice -; la sua passione è coltivare l‘orto che lo ripaga di gioie mancate come quella di andare allo stadio o a teatro.

In un incontro alla stampa estera per presentare il libro, il procuratore si infervora quando spiega le radici e la forza della ‘ndrangheta, che sta nella capacità di coniugare il vecchio e il nuovo, il vincolo di sangue e i riti religiosi (il protettore è San Michele Arcangelo e luogo di culto il santuario della Madonna di Polsi, in Aspromonte) con la capacità di intessere relazioni con le istituzioni, l‘economia e la società civile.

Descrive il rito di affiliazione quando l‘immagine di San Michele viene fatta bruciare e dal dito del nuovo picciotto viene fatta uscire una goccia di sangue che cade sull‘immaginetta in fiamme. “Se tradirai brucerai come l‘immagine di San Michele Arcangelo”, è lo spirito del rito.

Spiega dell‘incontro annuale dei capi bastone al santuario di Polsi, e sorride quando un giornalista gli chiede perché la polizia non vada ad arrestare i mafiosi proprio lì, dato che i summit si svolgono ogni anno nello stesso periodo di settembre. “La lotta alla mafia non è come la caccia alla volpe all‘inglese. L‘Aspromonte è impenetrabile, come la foresta amazzonica”.

Ma la mafia si può estirpare? Risposta secca: “No”. “Si potrebbe ridurre del 70-75%, questo sì. Ma serve la volontà politica e la politica non ha ancora avuto il coraggio di fare il giro di boa”.

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