31 dicembre 2009 / 14:49 / tra 8 anni

Libri, una fine d'anno ispirata da raccolta di epitaffi faidate

di Roberto Bonzio

<p>La copertina del libro. REUTERS/Ho</p>

MILANO (Reuters) - Umorismo, ma anche toni posati, passione e slanci poetici sono gli ingredienti con cui italiani, celebri e non, hanno scritto le parole con le quali vorrebbero essere ricordati. Una raccolta, che assume un significato particolare, nell‘ultimo giorno dell‘ultimo anno del primo decennio Duemila, quando su giornali e media si alternano riflessioni, bilanci e rievocazioni.

“Abbiamo iniziato per gioco, componendo epitaffi cattivissimi su amici e mogli degli amici. Poi abbiamo scritto i nostri e abbiamo ampliato il gioco agli amici... alla fine è diventato così vasto che abbiamo pensato di fare un libro, esteso anche a gente che non conoscevamo, anche a personaggi famosi”, dice a Reuters Eugenio Alberti Schatz, esperto di comunicazione integrata e d‘impresa, autore di “Meglio qui che in riunione” (Rizzoli), raccolta di 224 autoepitaffi di italiani celebri e non del nostro tempo, firmata assieme a Marco Vaglieri, artista e illustratore che oggi vive a Oslo.

Il gioco, fa capire l‘autore, è diventato via via non solo più vasto ma anche più articolato e profondo, tra ispirazioni colte da poesie e fantasia scatenata nel riassumere in poche parole la propria vita. Cosa che in genere, osserva, molti uomini fanno con umorismo, mentre è più facile che tra le donne prevalga la passione. Anche se alla fine è rimasto un po’ l‘imprinting del gioco cattivo, ideato all‘inizio per prendere di mira conoscenti.

“-Aspetta, aspetta. - Non posso, non posso” ad esempio è quello scelto da Umberto Eco, scrittore e semiologo.

“Dopo una vita da precario ha trovato un posto fisso” invece quello dello scrittore Aldo Nove. Mentre il sociologo e sondaggista Renato Mannheimer ha scritto: “ Ho cercato a lungo la verità. Fino a scoprire che non esiste”.

Molto più prolisso quello di Francesco Saverio Borrelli, magistrato già capo a Milano del pool Mani Pulite: “Votato da familiare destino alla bilancia, lungamente retta con pungente rimpianto per la magia delle abbandonate note, fu sospinto da eventi inattesi verso senile notorietà alle cui ambigue lusinghe seppe senza sforzo resistere, resistere, resistere, sorridendo di sè, delle identità sovrappostegli, delle follie degli umani e delle proprie, dei giochi fantasiosi imbastiti dalla vita che appassionatamente amò”.

UN SUCCESSO INSPERATO NELLA RINCORSA AD ANDREOTTI

“I miti non muoiono mai” quello scelto invece da Aldo Savoldello, in arte il mago Silvan. Mentre Silver, autore di fumetti, ha ironicamente scritto: “Se sapevo che era così corta portavo meno roba”. E “Renato Vallanzasca. Ha vissuto. Male. Ma ha vissuto” è quello stilato dal celebre ex bandito.

Alberti dice di esser rimasto colpito in particolare dalla personalità di Gian Lupo Osti, manager e intellettuale che dopo esser stato grande dirigente di industrie siderurgiche seppe reinventarsi completamente diventando prestigioso botanico. Che ha scritto: “Qui giace l‘ultimo illuminista”. Mario Bellini, architetto milanese, con “Assenza, più acuta presenza” ha preso invece spunto dal poeta Attilio Bertolucci. Mentre è da Giuseppe Ungaretti che ha attinto Andrea Branzi architetto, con “Fui una docile fibra dell‘universo”.

“Inseguì mille sogni. Correndo, alcuni ne acchiappò” ha invece scritto Annamaria Testa, esperta di creatività e comunicazione. Mentre “Ma chi ci ha dato il diritto di essere infelici?” Fausta Squatrici, artista, scrittrice e poetessa.

In genere, dice Alberti, non è stato difficile ottenere questi autoepitaffi dai rispettivi autori, più dura quando come nel caso di alcuni musicisti, la richiesta è dovuta passare attraverso un agente. Ma con nessuno è andata meglio che con il senatore Giulio Andreotti, ricorda Alberti. Che aveva deciso di contattarlo senza troppe speranze, dopo aver letto un suo aforisma su come non avrebbe mai composto il proprio epitaffio perchè girando fra i cimiteri vedeva solo frasi retoriche e si chiedeva dove fosse il cimitero dei cattivi.... Alberti gli ha scritto dicendo che avere uno suo epitaffio sarebbe stato uno scoop. E poco dopo l‘ha ricevuto, dal suo segretario. Ma la sorpresa è stata quando dopo diverso tempo, ricontattandolo con la richiesta di una liberatoria per l‘uso del suo scritto, l‘ha ottenuta nel giro di dodici ore. Con l‘autorizzazione a pubblicare la frase: “Non si ritenne nè un nano nè un gigante, lieto di appartenere a una mediocrità aurea”.

-- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below