30 dicembre 2009 / 16:05 / 8 anni fa

La Dolce Vita per i detenuti di Guantanamo in Italia?

<p>Ivan e Saimir mostrano le quaglie allevate presso il carcere milanese di Opera. REUTERS/Paolo Bona</p>

Di Tiziana Barghini e Danilo Masoni

OPERA, Milano (Reuters) - Dopo otto anni nella prigione militare di Guantanamo Bay senza un processo, i detenuti Riad Nasri e Adel Ben Mabrouk potrebbero considerare una “dolce vita” il periodo di detenzione nel più grande carcere italiano.

I detenuti della prigione di Opera, alla periferia di Milano, devono lavorare come parte del loro percorso riabilitativo, e i più fortunati tra loro dedicano le loro giornate a coltivare peperoncini rossi piccanti e preparare gelati, pane e marmellate.

Nasri e Mabrouk, due tunisini arrivati a novembre nel carcere che ospita circa 84 gangster, potrebbero conservare a lungo lavori come questi, se fossero condannati da un tribunale italiano.

I due tunisini fanno parte di quei detenuti trasferiti dal carcere di Guantanamo, che il presidente Obama ha promesso di chiudere entro il 22 gennaio 2010.

“Dal mio punto di vista, tutti i detenuti sono uguali, a prescindere dai crimini dei quali vengono ritenuti responsabili”, ha detto il direttore del carcere di Opera, Giacinto Siciliano.

Ma anche dinanzi a torrette con uomini armati a ogni angolo è possibile divertirsi nel proprio lavoro.

Ivan Saimir, 23 anni, che ha già scontato 22 anni di carcere per omicidio, sorride quando gli viene chiesto se gli piace il suo lavoro -- occuparsi delle quaglie e delle piccole uova che producono, un‘autentica prelibatezza per negozi e ristoranti.

Ogni giorno, Ivan e altri detenuti si prendono cura delle serre e delle quaglie, sotto gli occhi degli altri detenuti meno fortunati che li osservano dalle celle vicine.

BOSS DEI BOSS

Il carcere di massima sicurezza ospita anche dei noti mafiosi, tra i quali anche Salvatore “Toto” Riina, l‘ex “boss dei boss” in carcere dal 1993, e Francesco Schiavone, l‘ex capo della Camorra.

Questi detenuti sono sottoposti a particolari controlli, per timore che possano ancora impartire ordini all‘esterno.

“Vengono lette tutte le lettere che scrivono e ascoltate tutte le conversazioni che fanno. Non è permesso nemmeno a volontari e religiosi di entrare”, ha detto Emilia Patruno, 57 anni, che lavora come volontaria nel carcere da 22 anni.

Poco più in là, i due detenuti di Guantanamo attendono che il loro processo cominci.

Siciliano è stato di poche parole circa i due nuovi detenuti, ma Mario Leone, responsabile delle attività educative, ha detto che anche per i due tunisini vige uno stretto controllo.

Nasri, conosciuto anche come Abu Doujana, è il più conosciuto dei due. E’ accusato di aver offerto supporto logistico e di aver addestrato all‘utilizzo delle armi alcuni attentatori suicidi.

“Lo abbiamo interrogato la notte del suo arrivo e gli abbiamo spiegato come funziona il sistema giudiziario italiano”, ha detto a Reuters il giudice per le indagini preliminari milanese Guido Salvini.

Salvini ha emesso un mandato internazionale per Nasri nel 2007, mentre il tunisino è stato catturato a Jalalabad alla fine del 2001.

Mabrouk, invece, è considerato una figura secondaria dai magistrati italiani. Era il barbiere della moschea di Milano e i magistrati ritengono facesse parte della cellula che progettava attentati contro le cattedrali di Cremona e Milano.

TUTTI I DETENUTI DOVREBBERO LAVORARE

I detenuti del carcere di Opera che lavorano vengono pagati tra i 500 e i 1000 euro al mese, soldi che possono tenere per loro o spedire ai familiari.

Nessuno si meraviglierebbe, quindi, se i due tunisini facessero parte di questo gruppo di detenuti, una volta che dovessero essere riconosciuti colpevoli e condannati.

Ma il lavoro non è l‘unica alternativa alla reclusione. In occasioni particolari, il carcere organizza attività ricreative, come produzioni teatrali, concerti e show natalizi. Per criminali conosciuti, esibirsi davanti ad altri detenuti spesso si rivela difficile e gli “attori” al loro debutto si mostrano talvolta timidi, ha commentato Siciliano.

Ma esistono anche storie come quella di Francisco, trafficante di droga che ha scoperto in carcere la passione per la musica ed è diventato uno dei migliori artisti del carcere.

“Francisco è sempre un successo. Un giorno il canto può davvero diventare il suo lavoro”, ha detto Isabella Biffi, cantante di professione diventata una volontaria.

C’è voluto un mese per i detenuti del carcere di Opera per preparare lo show di Natale e i due ex detenuti di Guantanamo potrebbero presto trovarsi a condividere i sentimenti di persone come Elio, convinto che la musica sia diventata una parte essenziale della sua riabilitazione.

“Ci si redime molto più con un musical che con 11 anni di carcere”.

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