20 dicembre 2009 / 17:08 / 8 anni fa

Clima, Messico prossima tappa per salvare accordo Onu

<p>Ban Ki-moon, segretario generale Onu. REUTERS</p>

di Alister Doyle

COPENAGHEN (Reuters) - Per il mondo sarà difficile rimettere in carreggiata i negoziati Onu sul clima l‘anno prossimo in Messico dopo l‘accordo poco ambizioso sottoscritto a Copenaghen che non pone una scadenza per giungere a un trattato legalmente vincolante.

Il Messico ospiterà la prossima sessione di colloqui ministeriali in ambito Onu dal 29 novembre al 10 dicembre 2010, per costruire un “Accordo di Copenaghen” che cerchi di limitare a non oltre 2 gradi centigradi l‘aumento delle temperature rispetto ai livelli preindustriali. Ma il testo non spiega come raggiungere l‘obiettivo.

Per mesi, le Nazioni Unite hanno ribadito che i colloqui di Copenaghen, culminati nel summit a cui venerdì scorso hanno partecipato 120 leader mondiali, dovevano essere un “punto di svolta” per rallentare il cambiamento climatico, con l‘impegno delle nazioni a tagliare le emissioni di gas a effetto serra.

Ieri, il segretario generale dell‘Onu Ban Ki-moon ha ammesso che l‘accordo - voluto dagli Usa e dalla Cina e che lascia in bianco i singoli impegni nazionali - ha deluso le speranze ma è “un importante inizio”.

Un passaggio in Messico - che si considera a metà strada tra i paesi ricchi e quelli poveri - potrebbe aiutare i negoziati, quasi falliti tra le accuse di Sudan e Venezuela alla Danimarca di fare gli interessi degli stati ricchi.

Il Messico “può adempire molto meglio... al compito molto difficile di costruire ponti”, commenta Kim Carstensen, responsabile dell‘iniziativa sul clima globale del Wwf

I documenti Onu adottati a Copenaghen dicono che i risultati del lavoro da parte di importanti organismi Onu sulle modalità per rallentare il riscaldamento globale saranno presentati per la “adozione” in Messico, ma hanno respinto la richiesta di molti paesi che i testi si trasformassero in un “trattato legalmente vincolante”.

Molte nazioni vogliono che il vertice in Messico produca risultati.

“E’ un grande rischio aver perso lo slancio”, ha commentato un importante delegato parlando della lotta per limitare le emissioni a effetto serra, per evitare l‘intensificarsi di fenomeni come tempeste di sabbia, cicloni, estinzioni di specie, ondate di siccità, frane e l‘aumento dei livelli del mare.

OBAMA ELOGIA L‘ACCORDO

Il presidente Usa Barack Obama ha salutato l‘accordo, elaborato insieme a Cina e altre economie emergenti e sostenuto dalla maggior parte degli altri stati , come un passo storico e ha promesso di andare avanti “sullo slancio che abbiamo avuto a Copenaghen”.

La Cina e gli Stati Uniti sono i principali emettitori di gas a effetto serra. Finora la tabella di marcia non pare indicare urgenza. Il prossimo vertice Onu sul clima è una sessione semestrale regolare che si terrà a Bonn, dal 31 maggio all‘11 giugno. Per fare un confronto, nel 2009 ci sono state tre serie di colloqui a Bonn e altre sessioni a Bangkok e Barcellona prima dell‘appuntamento di Copenaghen.

Oltre a riconoscere un tetto di 2 gradi all‘aumento delle temperature, la decisione di ieri contiene l‘obiettivo di un fondo da 100 miliardi di dollari all‘anno per aiutare i paesi poveri a contrastare gli effetti del cambiamento climatico entro il 2020, con una prima fase che prevede 10 miliardi all‘anno tra il 2010 e il 2012.

L‘accordo non è stato adottato formalmente da tutte le nazioni a causa dell‘opposizione da un certo numero di paesi in via di sviluppo secondo cui sarebbero stati ignorati i reali bisogni dei poveri.

Alcuni analisti dicono che l‘accordo tra Usa e Cina potrebbe migliorare le prospettive di azione grazie alla legge del Senato Usa per limitare le emissioni di carbonio nel 2010. Gli Usa sono il solo importante paese industrializzato a non avere limiti sulle emissioni di Co2.

Un problema a Copenaghen è stata la mancanza di altre scadenze precise. Il primo periodo dell‘attuale Protocollo di Kyoto, che impegna tutte le nazioni industrializzate a parte gli Usa, scade il 31 dicembre 2012.

Anche così, i mercati azionari e quelli del carbonio stanno domandando a gran voce certezza sulla portata delle riduzione legalmente vincolanti oltre il 2013 per contribuire a valutare i rischi, per esempio, di costruire impianti a carbone altamente inquinanti o più pulite ma più costose “fattorie eoliche”.

Copenaghen non ha prodotto molte promesse ma tutti i maggiori paesi hanno posto limiti alle emissioni per il 2020 da quando i colloqui sono iniziati nel 2007 a Bali, in Indonesia. In molti casi si trattava di un ventaglio di riduzioni, condizionate a un forte accordo a Copenaghen.

Secondo l’“Accordo di Copenaghen”, una prima scadenza, per i sostenitori, è la presentazione all‘Onu della riduzione delle emissioni di gas a effetto serra entro il 31 gennaio 2010.

“Ci sono grosse incertezze su quel che i paesi prometteranno. Daranno ancora ventagli o numeri precisi? Che farà il Giappone?”, dice Alden Meyer, della Union of Concerned Scientists.

La Ue ha promesso un taglio del 20% rispetto ai livelli di emissione del 1990 entro il 2020, che può arrivare al 30% se anche altri agiranno. Il Giappone parla di un 25% entro il 2020, ma con un forte accordo a Copenaghen.

Obama si è impegnato temporaneamente a un -17% rispetto ai livelli del 2005 (che significa -4% rispetto al 1990).

E la scadenza più rigida sul clima sarà probabilmente il 2015, l‘anno in cui le emissioni dovrebbero arrivare al picco, per avere una buona probabilità di limitare il riscaldamento globale a un aumento di 2 gradi, dice il comitato dei climatologi Onu. Un documento dell‘Onu circolato nei giorni scorsi indicava però che gli impegni assunti dai vari paesi porterebbero a un aumento di 3 gradi, e non 2.

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