17 novembre 2009 / 17:01 / tra 8 anni

Produrre aiuti localmente: così cambia strategia Usa contro fame

<p>Il logo dell'Usaid, la U.S. Agency for International Development. REUTERS/Wathiq Khuzaie/Pool</p>

di Daniel Flynn

ROMA (Reuters) - Gli Stati Uniti cercheranno di procurare più aiuti alimentari in loco per aumentare la capacità produttiva delle aziende agricole nei Paesi in via di sviluppo, piuttosto che affidarsi alla spedizione di cibo americano già coltivato.

Lo ha detto il direttore facente funzione dell‘agenzia americana per lo sviluppo.

Gli Stati Uniti sono il principale donatore di aiuti alimentari al mondo ma Washington è stata criticata dalle Ong per la scelta di spedire cibo coltivato in America nelle aree del mondo in cui si soffre la fame.

I critici sostengono che gli Usa spendono fino al 65% di quanto stanziato per coprire i costi di trasporto e quelli logistici, per cui chiedono all‘amministrazione americana di impiegare quei soldi diversamente, piuttosto che pagando cibo prodotto nei paesi sviluppati, in modo da ottimizzare l‘impatto di quanto stanziato per le politiche a favore dello sviluppo.

Alonzo Fulgham, direttore facente funzione della U.S. Agency for International Development (Usaid), ha detto a Reuters -- a margine del World Food Summit di Roma -- che l‘amministrazione del presidente americano Barack Obama sta rivedendo la propria strategia per quanto concerne gli aiuti alimentari.

“Abbiamo già trovato un qualche margine di manovra nel cercare i luoghi in cui procurarci il cibo, a livello locale, per salvare vite durante le emergenze”, ha detto.

Obama, che ha nominato a capo di Usaid un nuovo direttore, ancora in attesa di conferma da parte del Congresso, ha detto di voler portare il budget a disposizione dell‘agenzia a 52 milioni di dollari dagli attuali 25.

Fulgham ha detto che la nomina di Rajiv Shah, attivo da molto tempo nel campo dello sviluppo e attualmente a capo degli scienziati che lavorano per il ministero dell‘Agricoltura, è arrivata nel pieno di una “più grande ristrutturazione” dell‘agenzia.

Usaid impiega settemila persone circa in 88 paesi, e si accinge ad assumerne altre mille.

Obama aveva chiesto di raddoppiare il bilancio di Usaid destinato allo sviluppo dell‘agricoltura sostenibile. La sua iniziativa è servita per strappare ai leader del G8, riuniti a L‘Aquila a luglio, l‘impegno di investire 22 miliardi di dollari, nei prossimi tre anni, nell‘agricoltura sostenibile.

Fulgham ha confermato la posizione di Washington secondo cui questi soldi dovrebbero essere raccolti in un fondo amministrato dalla Banca Mondiale, il cui direttore è generalmente nominato dagli Stati Uniti.

“Noi siamo a favore di un fondo presso la Banca Mondiale”, ha spiegato.

In ogni caso, questa proposta ha incontrato l‘ostilità di molti dei delegati presenti al forum di Roma; secondo alcuni, la Banca Mondiale è penalizzata dal suo essere strettamente associata a quelle politiche economiche di matrice liberale che hanno aggravato la povertà dei paesi in via di sviluppo.

Francisco Sarmento, capo di ActionAid, un‘organizzazione di carità che si batte per i diritti alimentari, è tra i delegati che hanno chiesto che i soldi vengano affidati ad un (nuovo) Comitato mondiale per la sicurezza alimentare delle Nazioni Unite, da riformare per includervi oltre ai 120 paesi anche i rappresentanti di gruppi della società civile.

“Queste risorse permetteranno ad un comitato Onu, ripensato e riorganizzato, di poter realizzare la propria missione”, ha concluso.

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