17 novembre 2009 / 15:21 / tra 8 anni

Fame, contro-vertice si chiude in nome di "sovranità alimentare"

<p>Il logo della Fao nella sede dell'Agenzia dell'onu a Roma. REUTERS/Alessandro Bianchi</p>

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - Anche se molti hanno criticato la dichiarazione uscita ieri dalla prima giornata del Vertice Mondiale sull‘Alimentazione perché piena di affermazioni di principio ma pochi impegni precisi, il Forum dei movimenti sociali e delle ong, si è concluso con con un riconoscimento del ruolo centrale della Fao nella lotta alla fame che non era del tutto scontato.

Il Forum, che ha riunito da venerdì a oggi nella capitale - a pochissimi chilometri di distanza dal vertice - i rappresentanti di 450 organizzazioni da 93 paesi, ha affermato nella propria dichiarazione che “la sovranità alimentare è la vera soluzione alla tragedia della fame nel nostro mondo”, ha chiesto una moratoria della produzione dei cosiddetti agrocarburanti, come il biodiesel - che sottraggono terreni alla produzione di cibo - e ha ribadito il “no” agli organismo geneticamente modificati.

“La sovranità alimentare comporta la trasformazione dell‘attuale sistema alimentare per garantire che coloro che producono il cibo abbiano accesso e quo e controllo sulle risorse idriche, le sementi, i luoghi di pesca e la biodiversità agricola” dice il documento del cosiddetto “contro-vertice”.

“Tutte le persone hanno il diritto e la responsabilità di partecipare alla decisione su come il cibo sia prodotto e distribuito. I governi devono rispettare, proteggere e soddisfare il diritto al cibo come il diritto a un cibo adeguato, disponibile, accesibile, culturalmente accettabile e nutriente”.

SULLA FAO “OTTIMA OPPORTUNITA’, MA RESTEREMO VIGILANTI”

La dichiarazione adottata ieri dal World Food Summit “non soddisfa le nostre richieste come società civile e movimenti sociali”, ha premesso oggi il brasiliano Flavio Valente, dell‘organizzazione per i diritti umani Fian, nel corso di una conferenza stampa del Forum ospitata dalla stessa Fao.

Ma il Forum ha espresso al tempo stesso il sostegno al rinnovato Comitato sulla sicurezza alimentare mondiale (Cfs), che secondo la Dichiarazione è la “principale piattaforma internazionale e intergovernativa”, in cui hanno voce movimenti sociali, Ong, organizzazioni dei produttori di cibo e del settore privato, nonchè istituti filantropici e altri attori.

Ed è proprio per questo ruolo inclusivo che il Forum vorrebbe che fosse il Cfs a spendere “tutti i fondi dedicati alla sicurezza alimentare”, ha detto l‘ugandese Margaret Nakatu - che lavora tra la comunità di pescatori del Lago Vittoria - e non altri organismi sostenuti da “un ristretto numero di paesi”, come quelli del G8, che preferirebbero assegnare un ruolo principale alla Banca Mondiale.

Secondo Nakatu, l‘impegno annunciato ieri dal summit per la riforma del Cfs, “è un‘ottima opportunità, ma resteremo vigilanti”.

Per Valente, però, l‘assenza dei capo di Stato e di governo dei paesi G8 - a parte il premier italiano Silvio Berlusconi, padrone di casa - dimostra al tempo stesso che gli stati “non sono del tutto convinti” delle promesse che hanno fatto sulla lotta alla fame.

Lo scontro, insomma, continua a riguardare il ruolo di “club esclusivi” come il G8 o il G20 che i movimenti sociali non vogliono riconoscere, chiedendo che si rafforzino invece gli organismi internazionali come la Fao, per loro natura inclusivi. Ma anche la stessa “eccezione cibo”, dato che il Forum ritiene che gli alimenti non possano essere oggetto di trattative negoziali come alri prodotti da parte dell‘Organizzazione mondiale del Commercio.

Nel suo documento, il Forum chiede anche di porre fine al fenomeno del land grabbing”, dell‘accapparramento dei terreni agricoli da parte di grandi aziende straniere e di stati sovrani nei paesi in via di sviluppo, affermando che sarebbero 40 milioni - il doppio della cifra indicata da Fao e Ifad - gli ettari di “terreno fertile” che in un meno di un anno sono stati “usurpati”, “spostando la produzione locale di cibo per interessi di esportazione”.

“Invece di promuovere investimenti agricoli industriali su larga scala, invitiamo i nostri governi e la Fao ad applicare modifiche strutturali ... che sostengano i diritti individuali e collettivi/comunitari di accesso e controllo sui territori”.

“I piccoli produttori agricoli danno da mangiare al mondo e il loro è un sistema agricolo ecologico che va mantenuto”, ha detto Amba Jamir, un rappresentante dei popoli indigeni dell‘India.

Secondo la Fao, occorre aumentare entro il 2050 la produzione agricola del 70% per dare da mangiare a una popolazione mondiale che avrà raggiunto i 9 miliardi di persone.

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