29 ottobre 2009 / 11:59 / tra 8 anni

Usa, ovuli e sperma prodotti in laboratorio da cellule staminali

<p>Immagine d'archivio di uno specialista al lavoro su celleule staminali in un laboratorio . REUTERS/Robert Galbraith (UNITED STATES SOCIETY SCI TECH POLITICS)</p>

di Julie Steenhuysen

CHICAGO (Reuters) - Un gruppo di ricercatori statunitensi sono riusciti a far trasformare delle cellule staminali in un altro tipo di cellule che producono ovuli e sperma, facendo luce su una fase dell‘iniziale sviluppo umano che non era ancora stato compreso a pieno.

I risultati potrebbero condurre a una nuova comprensione delle malattie ereditarie e trasformare anche i trattamenti anti- sterilità, dicono gli scienziati.

“Stiamo davvero cercando di esaminare le origini dello sviluppo umano normale a anormale andando alla fonte”, ha detto la dottoressa Renee Riejo Pera of della californiana Stanford University, i cui studi sono stati pubblicati sulla rivista Nature.

“Per anni e anni non abbiamo avuto la capacità di esaminare come sono fatte le cellule germinali - le cellule che producono ovuli e sperma - quali geni sono richiesti, quali sequenze sono attive”, ha detto Pera in un‘intervista telefonica.

Questa parte del ciclo riproduttivo umano non può essere studiata negli animali perché i geni coinvolti sono unici per gli esseri umani.

“Le cellule germinali negli esseri umani si sviluppano normalmente tra il 12esimo giorno dopo la fecondazione e il primo trimestre. E’ un posto dove non possiamo guardare... perché ovviamente è nell‘utero”.

Pera ha detto che i risultati consentiranno finalmente ai ricercatori di iniziare a studiare le prime fasi dello sviluppo umano, e mettere insieme nuovi indizi sulle malattie ereditarie e la sterilità.

“Il potenziale è enorme”, ha detto in una dichiarazione Darren Griffin, docente di genetica all‘Università del Kent, in Gran Bretagna.

Griffin ha spiegato che il lavoro può rendere possibile studiare un ventaglio di effetti genetici e ambientali sulla sterilità, tra cui l‘inquinamento.

LUCE VERDE

Il dottore Kehkooi Kee, un ricercatore nel laboratorio di Pera, ha escogitato un sistema per isolare le cellule germinali dalle cellule staminali embrionali aggiungendo un gene che colora di un verde brillante le proteine laddove le cellule germinali sono attive.

“Quando una cellula germinale si è formata compare una luce verde. E’ come se alzasse la mano”, ha detto Pera.

Una volta sicuri di aver ottenuto cellule germinali, i ricercatori hanno iniziato a spegnere e accendere diversi geni - DAZ, DAZL e BOULE -- che ritenevano importanti per convertire le cellule staminali in cellule germinali incomplete.

Uno dei geni, DAZL, è stato l‘elemento chiave per trasformare le cellule staminali embrionali in cellule germinali. Quando è stato spento, si sono formate la metà delle cellule germinali.

Gli altri due geni, DAZ e BOULE, hanno giocato un ruolo importante nel ridurre della metà il numero dei cromosomi, un processo definito meiosi che deve avvenire prima della fecondazione.

Alcuni degli spermatozoi sono arrivati fino alla meiosi. “Significa che abbiamo colto il punto. Siamo arrivati dove volevamo se vediamo la meiosi”, ha detto Pera.

La ricercatrice ha spiegato che queste cellule hanno formato uno spermatide rotondo, ovvero uno spermatozoo incompleto che contiene una sola copia dei cromosomi che sarebbero adatti per l‘uso in una fecondazione in vitro.

Una delle più importanti cause di sterlità negli essere umani è la produzione di un numero troppo scarso di cellule germinali o di bassa qualità.

“Pensiamo che se in una persona ci sono cellule germinali incomplete disponibili, potremmo riuscire a usare questo sistema per farle maturare e spingerle verso lo sviluppo”.

Pera spera di riuscire nello stesso approccio con le cosiddette cellule staminali pluripotenti indotte, cellule adulte che sono state riprogrammate per comportarsi come cellule staminali embrionali.

L‘idea è quella di prelevare cellule da persone che hanno problemi di sterilità, produrre cellule germinali e studiarle per vedere cosa ha causato la sterlità.

Lo studio è stato finanziato in parte dagli Istituti nazionali della Salute Usa.

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