29 ottobre 2009 / 11:14 / tra 8 anni

Italia condannata da Corte Ue per spadare

BRUXELLES (Reuters) - La Corte di Giustizia dell‘Unione europea ha condannato oggi l‘Italia per i mancati controlli contro le spadare, un tipo di rete usata per la pesca dei pesce spada. Lo dice un comunicato della stessa Corte.

<p>Pescatori siciliani. REUTERS/Tony Gentile</p>

Dal primo gennaio 2002 l‘Unione vieta infatti l‘impiego di “reti da posta derivanti”, cioè spadare, e un regolamento impone agli Stati membri di esercitare i dovuti controlli.

Nel 2005, dice la nota, la Commissione aveva contestato all‘Italia numerose carenze, tra cui l‘insufficienza delle verifiche a terra e in mare sui pescherecci e la mancanza di un programma specifico di controllo sulle spadare, nonché la “reticenza delle autorità preposte per il rischio di reazioni sociali alle misure di repressione adottate” e la “mancata previsione di sanzioni per la semplice detenzione a bordo”, come invece previsto dalle normative.

I giudici, dice il comunicato, hanno riscontrato che tra il 1993 (quando erano vietate reti superiori ai 2,5 chilometri) e il 2005 “la sorveglianza e il controllo delle attività di pesca non erano efficacemente garantiti dalle autorità italiane” e hanno stabilito che l‘Italia non ha “provveduto a controllare, ispezionare e sorvegliare in modo adeguato, sul proprio territorio e nelle acque marittime soggette alla propria sovranità o giurisdizione l‘esercizio della pesca, segnatamente per quanto riguarda il rispetto delle disposizioni che disciplinano la detenzione a bordo e l‘impiego delle reti da posta derivanti”, ed è dunque venuta meno ai suoi obblighi.

Le spadare sono reti a maglia molto grande - con un lato di circa 15 centimetri -e galleggianti. Vengono calate in mare di solito la sera e a zig-zag, per far sì che i pesci restano avvolti in esse mentre nuotano per cercare una via d‘uscita. Chiamate anche “muri della morte”, finiscono per uccidere oltre ai pesci spada anche cetacei e altre specie la cui pesca è vietata.

Nel 2004 l‘associazione ambientalista Greenpeace aveva denunciato in un rapporto la ripresa delle attività delle spadare in Italia, filmando e identificando reti e imbarcazioni.

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