19 ottobre 2009 / 14:46 / tra 8 anni

Cinema, Walesa al Festival di Roma per ricordare Popieluszko

di Daniele Mari

<p>L'ex presidente della Polonia, Lech Walesa. REUTERS/Benoit Tessier</p>

ROMA (Reuters) - Dopo giorni di commenti sul premio Nobel per la Pace a Barack Obama (prima Richard Gere, poi George Clooney) oggi al Festival Internazionale del Film di Roma è stato il giorno di Lech Walesa, che il Nobel per la pace lo ha vinto nel 1983. Arrivato per assistere all‘anteprima del film “Popieluszko”, dedicato al cappellano di Solidarnosc ucciso 25 anni fa, l‘ex presidente della Polonia ha detto di essere rimasto “un po’ sorpreso” per l‘assegnazione del riconoscimento a Obama.

“Come tutti sono rimasto un po’ sorpreso. Credo che sia una sorta di acconto per invogliarlo a fare le riforme di cui il mondo ha bisogno. Ma al momento è sicuramente un azzardo”, ha detto Walesa.

“Obama è stato eletto per le riforme. Io mi domando ‘Riuscirà a fare delle riforme che soddisfino tutti?'. Noi dobbiamo sostenerlo affinché possa resistere, perchè la crisi bancaria è stata un avvertimento. Il denaro è una questione globale e alla prossima crisi rischiamo l‘anarchia”.

Walesa, che si è detto impaziente di vedere il film su Popieluszko, ha commentato anche gli attuali rapporti della Polonia con la Russia.

”Io vedo due Putin. Da una parte c’è un politico che applica le riforme, pur tenendo una briglia molto stretta sulla Russia. Dall‘altra parte c’è l‘ex agente del Kgb, che sembra quasi voler dire ‘Quando tornerò potente ve la farò pagare e allora parleremo di sfere d‘influenza e di Unione Sovietica’.

“La prima Russia - ha proseguito Walesa - è quella che noi vogliamo aiutare e con la quale vogliamo avere ottimi rapporti. E’ la Russia di cui tutti hanno bisogno. La seconda, invece, è una Russia scomoda, che non vogliamo. Al momento, comunque, i rapporti tra Polonia e Russia non sono eccellenti”.

NUMERI DA KOLOSSAL

Walesa, però, non ha dimenticato di ricordare padre Jerzy Popieluszko, la cui storia è il soggetto di un film non in concorso ma con numeri da kolossal: settemila tra attori e comparse, sette mesi di riprese in 14 città e 1.300.000 spettatori che lo hanno già visto in Polonia.

“Grazie a padre Popieluszko abbiamo chiuso un‘epoca buia e abbiamo aperta un‘epoca di riavvicinamento all‘individuo”, ha commentato Walesa.

Il regista del film, Rafal Wieczynski, ha parlato in conferenza stampa di una preparazione durata degli anni, per raccogliere documenti e testimonianze dirette di chi aveva conosciuto quello che era considerato il cappellano di Solidarnosc, il primo sindacato indipendente dell‘Europa dell‘Est.

Il film racconta tutta la vita di Popieluszko, dagli anni dell‘infanzia fino al brutale assassinio e ai solenni funerali a cui parteciparono oltre mezzo milione di persone.

“E’ un film che dà speranza, soprattutto ai giovani. Padre Popieluszko è stato un esempio per molti giovani e lo è tutt‘ora. Diciassette milioni di persone hanno visitato la sua tomba e ogni giorno, per tutto il giorno, ci sono dei volontari che vegliano sulla sua tomba, rimproverandosi di non averlo protetto a sufficienza quand‘era vivo”, ha raccontato Wieczynski.

Oggi curiosamente ricorre proprio il 25esimo anniversario della morte di Popieluszko al quale, ha detto il regista citando le parole dette da Giovanni Paolo II nel 1993, “spetta la cittadinanza europea, perché ha donato la vita per noi”.

Il presidente Walesa ha voluto anche ricordare le parole con le quali omaggiò il cappellano, morto all‘età di 37 anni, nel giorno dei suoi funerali: “Solidarnosc vive per il sacrificio di padre Popieluszko”.

“Dissi quelle parole rompendo la censura”, ha ricordato Walesa, che poi si è soffermato anche sul rapporto con la Chiesa. “Quando la nazione non poteva parlare con voce propria, si esprimeva attraverso la Chiesa. Senza questa simbiosi, questa bella simbiosi, la Polonia sarebbe scomparsa dalle cartine geografiche”.

“Popieluszko”, che al Festival era in proiezione solo oggi pomeriggio, sarà invece nelle sale italiane dal prossimo sei novembre.

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