9 ottobre 2009 / 11:51 / 8 anni fa

Clima, per Onu paesi ricchi devono sborsare più soldi

<p>Yvo de Boer, direttore del Segretariato sul Cambiamento climatico delle Nazioni Unite. REUTERS/Jason Lee</p>

di David Fogarty e Chisa Fujioka

BANGKOK (Reuters) - I Paesi più poveri si stanno impegnando perché l‘accordo per la lotta al cambiamento climatico sia di ampio respiro, ma i loro sforzi sono sabotati dall‘indisponibilità delle maggiori economie ad impegnarsi finanziariamente e a concedere un robusto taglio delle emissioni, hanno detto oggi le Nazioni Unite.

Il sostegno economico alle economie più deboli è un punto cruciale perché il prossimo dicembre, a Copenaghen, si arrivi ad un accordo solido sul clima, che rimpiazzi il Protocollo di Kyoto.

Le nazioni più povere chiedono soldi per poter far fronte agli effetti prodotti dal cambiamento climatico, come l‘innalzamento del livello dei mari, e per passare ad un‘economia verde in modo da ridurre la rapida crescita delle emissioni.

Non c’è ancora un accordo, però, sull‘entità della cifra e su come gestirla.

“Ci dovrebbe essere uno scambio, bisogna che ci siano progressi sulla questione del finanziamento. Sennò, qual è il punto?”, ha detto oggi ai reporter Yvo de Boer, direttore del Segretariato sul Cambiamento climatico delle Nazioni Unite, presente anche lui nella capitale thailandese.

Il dirigente Onu ha aggiunto che i Paesi in via di sviluppo hanno mostrato “un impegno molto costruttivo” per definire le parti di un nuovo accordo sui passi da compiere per ridurre le emissioni, l‘adattamento, la tecnologia ed uno schema sponsorizzato dall‘Onu che preveda crediti-premio per chi risparmi le foreste.

Le nazioni ricche, però, si sono messe di traverso.

“Finché non si vedrà qualcosa di concreto degli ambiziosi obiettivi dei Paesi industrializzati e non verrà stanziata una cifra cospicua, è davvero difficile che i negoziatori continuino a lavorare al processo in buona fede. E questo è il quadro a tinte fosche del momento in cui ci troviamo adesso”.

I delegati presenti alla maratona negoziale di Bangkok, che si concluderà domani, stanno cercando di semplificare una complessa bozza d‘accordo che costituirà il punto di partenza per un nuovo patto per la lotta al cambiamento climatico.

RIMANDATO ALL‘ULTIMO MINUTO

Dopo venerdì, i funzionari provenienti da quasi 200 Paesi avranno soltanto altri cinque giorni di negoziato prima dell‘inizio del meeting di Copenaghen, che si terrà tra il 7 ed il 18 dicembre, e l‘ansia cresce perché di fatto si è deciso di rimandare all‘ultimo minuto la decisione su troppe questioni spinose. Un‘altra sessione negoziale, di cinque giorni, è prevista a Barcellona per l‘inizio del mese prossimo.

Far sì che della partita facciano parte grandi nazioni in via di sviluppo come la Cina, il Paese che emette più carbonio, l‘India, l‘Indonesia e il Brasile è vitale per evitare gli effetti devastanti del cambiamento climatico, spiega una fonte delle Nazioni Unite.

le emissioni complessive dei Paesi poveri attualmente superano quelle dei Paesi più ricchi.

“Credo che molti dei Paesi di recente sviluppo siano convinti di aver messo sul tavolo moIte proposte”, ha detto alla Reuters Alden Meyer dell‘Unione degli Scienziati Preoccupati.

Il Brasile ha promesso una riduzione della deforestazione dell‘80% entro il 2020, l‘Indonesia si è impegnata a ridurre le emissione del 26% per la stessa data e la Cina ha garantito che la sua “intensità di carbonio”, cioè la quantità di carbonio emesso per ogni unità di energia consumata, diminuirà in modo consistente entro il 2020 rispetto ai livelli del 2020.

“Ma (questi Paesi) non vedono lo stesso tipo di disponibilità da parte delle nazioni dell‘emisfero settentrionale (le economie industrializzate, ndr)”, ha spiegato Meyer.

“Se non si comincia a mostrare le carte, a Copenaghen non giocherà nessuno. E’ come se stessimo buttando all‘aria il tavolo perché nessuno vuole giocare”, ha continuato il funzionario.

I Paesi ricchi hanno detto di esser disposti a offrire un aiuto finanziario e altre misure ma che i Paesi beneficiari dovranno impegnarsi ad acconsentire, al tavolo negoziale, ad una riduzione delle emissioni e soprattutto inserirle in un Trattato internazionale che sia vincolante.

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