2 ottobre 2009 / 10:37 / 8 anni fa

Clima, negoziati in stallo su obiettivi e finanziamenti

di David Fogarty

<p>Yvo de Boer, capo del Segretariato Onu per i cambiamenti climatici. REUTERS/Toru Hanai (JAPAN)</p>

BANGKOK (Reuters) - Gli sforzi per convincere i paesi ricchi ad adottare tagli più forti delle emissioni di gas a effetto serra non hanno prodotto molti progressi ai negoziati sui cambiamenti climatici in corso a Bangkok, dicono oggi le Nazioni Unite.

I delegati di 180 paesi sono riuniti nella capitale thailandese per cercare di ridurre le differenze sul modo in cui rafforzare la lotta al cosiddetto “climate change”.

I colloqui, iniziati il 28 settembre e che dureranno fino al 9 ottobre, rappresentano la maggiore sessione negoziale prima dell‘incontro dei ministri dell‘Ambiente che si terrà a Copenaghen a dicembre per cercare di mettere a punto un nuovo patto globale che sostituisca quello di Kyoto.

“I progressi verso maggiori riduzioni delle emissioni da parte del mondo industrializzato restano deludenti nel corso di questi colloqui. Non vediamo un effettivo avanzamento”, ha detto ai giornalisti Yvo de Boer, capo del Segretariato Onu per i cambiamenti climatici.

“Anche i progressi sui modi e i mezzi e le istituzioni per aumentare, gestire e investire i sostegni finanziari per le azioni sul clima in favore del mondo in via di sviluppo restano lenti”.

La commissione sul clima delle Nazioni Unite dice che le nazioni ricche dovrebbero tagliare entro il 2020 le emissioni tra il 25 e il 40% rispetto ai livelli del 1990 per evitare pericolosi cambiamenti climatici. Ma la somma dei tagli che i paesi industrializzati si sono impegnati ad attuare resta ben al di sotto del livello indicato.

Molti paesi in via di sviluppo dicono che gli stati ricchi dovrebbero ridurre le emissioni del 40% entro il 2020, attribuendo loro la responsabilità di gran parte dell‘immissione nell‘atmosfera di gas a effetto serra - che provocano il riscaldamento del pianeta - a causa della combustione dei carburanti di origine fossile negli ultimi due secoli.

Le nazioni più povere chiedono anche fondi e tecnologie pulite per aiutarli a ridurre la crescita delle loro stesse emissioni.

UN QUADRO PIU’ CHIARO

A Bangkok i negoziatori stanno cercando di tagliare una complessa bozza di 180 pagine che costituirà la base del nuovo patto climatico dal 2013. L‘Onu spera che da Bangkok esca un quadro più chiaro di quello che potrebbe essere l‘accordo di Copenaghen.

Gli scienziati affermano che un accordo più stringente è essenziale per evitare i peggiori effetti del riscaldamento climatico, più catastrofiche siccità e inondazioni, lo scioglimento accelerato dei ghiacciai e l‘aumento del livello delle acqua marine.

L‘accordo di Copenaghen potrebbe dare una spinta più forte per rendere più “verde” l‘economia globale, aumentare gli investimenti nelle energie rinnovabili, espandere le borse delle emissioni e rendere più efficienti i trasporti.

De Boer dice che gli Usa sono una ragione-chiave del motivo per il quale l‘accordo sugli obiettivi di emissioni delle nazioni ricche entro il 2020 non è stato ancora raggiunto. Gli Stati Uniti infatti non hanno mai ratificato il protocollo di Kyoto e non fanno parte dei 37 paesi industrializzati che si sono impegnati a tagliare le emissioni tra il 2008 e il 2012, cioè nel primo periodo di applicazione delle regole di Kyoto. Washington resta fuori dalle discussioni formali su impegni più forti sul periodo post-2012.

“Non sapere cosa gli Stati Uniti stanno per portare a Copenaghen rende davvero difficile per gli altri paesi che partecipano alla discussione su Kyoto aumentare il livello delle ambizioni”, dice de Boer.

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