1 ottobre 2009 / 09:39 / 8 anni fa

Web,sistema assegnazione domini non dipenderà più solo dagli Usa

WASHINGTON (Reuters) - Il governo statunitense e l‘Icann, cioè l‘organismo che assegna gli indirizzi Internet, hanno firmato un accordo ieri per consentire una maggiore partecipazione globale nel processo di assegnazione dei nomi di dominio sul web.

<p>Un uomo alla tastiera. REUTERS/Catherine Benson CRB</p>

Il dipartimento del Commercio Usa ha annunciato di aver raggiunto un accordo con la Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, ottenendo il plauso di alcuni parlamentari americani, che da tempo chiedevano una maggiore protezione dei marchi registrati, delle aziende e dei rappresentanti di vari paesi che vogliono più autonomia dal controllo Usa.

L‘accordo, che consente all‘Icann di divenire una “organizzazione guidata dal settore privato” rende soggetta la Corporation a verifiche periodiche da parte di una commissione comporta da rappresenti americano ed esperti indipendenti: un passo avanti rispetto al passato, quando l‘Icann rispondeva solo agli Usa.

Ponendo fine a una partnership durata 11 anni col dipartimento al Commercio Usa, il patto assicura stabilità a società come Verisign e Go Daddy, che vendono domini Internet e mantengono estensioni come “.com”.

L‘accordo arriva alcuni mesi dopo la richiesta dell‘Unione europea di tagliare i legami dell‘Icann col governo Usa rendendola pienamente indipendente.

“Ora la torta diventa più grossa” per un maggior coinvolgimento di altri governi, ha commentato Larry Strickling, capo della Amministrazione nazionale per le telecomunicazioni e l‘informazione del dipartimento al Commercio, che ha firmato l‘accordo.

Prima di firmare, il governo Usa voleva che fossero rispettate certe condizioni, in gran parte chieste dai parlamentari, tra cui il fatto che l‘Icann resti un‘organizzazione non profit con sede negli Usa.

In sostegno all‘accordo, ha detto un parlamentare americano, l‘Icann si è impegnato a risolvere varie questioni aperte, compresa la protezione del consumatore e le questioni legate ai marchi, prima di introdurre nuovi nomi di dominio.

“Quest‘accordo dà agli attori internazionali ancora più voce in capitolo nelle nostre attività in futuro”, ha detto l‘amministratore delegato dell‘Icann Rod Beckstrom in un comunicato.

Istituito nel 1988, l‘Icann operava sotto l‘egida del dipartimento del Commercio, con una formula sgradita a chi voleva che Internet appartenesse a un‘istituzione più globale.

La Corporation decide sui nomi da aggiungere a top level domain (Tld) di Internet, come appunto “.com” o la estensione dei vari paesi, “.it”, “.fr” e così via.

L‘Icann è stata sotto i riflettori nella vicenda se includere o meno la denominazione “.xxx” per i siti porno, decidendo nel 2007 di non considerarla un Tld.

Nel 2008 sono state invece rese meno rigide le regole sull‘uso di nomi di dominio come “.com” o “.edu”, aprendo così la strada perché società e singole persone creino una serie di nuovi indirizzi web.

Col nuovo sistema, individui, aziende o gruppi possono presentare la richiesta per utilizzare qualsiasi serie di lettere come domain name: per esempio “.smith” o “.sports” o “.perfume”.

Una società potrebbe cambiare nome di dominio per riflettere meglio il proprio marchio, come “Apple.mac”.

Vint Cerf, vice presidente di Google -- noto come “il padre di Internet” - dice che l‘accordo realizza un obiettivo che “creerà una organizzazione che servirà gli interessi del mondo all‘interno di una Rete robusta, affidabile e interoperabile”.

Anche se le relazioni saranno meno strette, il governo Usa comunque parteciperà alle verifiche sull‘Icann, che dovrebbe dare il via dal 2010 all‘esame di centinaia di richieste per i nuovi Tld.

Costando oltre 100mila dollari, le richieste dovrebbero essere limitate alle grandi aziende e organizzazioni.

Anche l‘Unione europea ha salutato l‘accordo. “Questo è un significativo passo positivo verso un nuovo e più aperto ‘ambiente di lavoro’ per l‘Icann e questo documento fornisce una buona base per ulteriori miglioramenti”, ha detto il ministro svedese delle Infrastrutture Asa Torstensson in un comunicato.

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