13 settembre 2009 / 15:25 / 8 anni fa

Venezia, Baratta e Muller: Mostra con più spettatori e vitalità

di Roberto Bonzio

<p>Venezia, Baratta e Muller: Mostra con pi&ugrave; spettatori e vitalit&agrave;. REUTERS/Tony Gentile</p>

VENEZIA (Reuters) - La 66esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia ha chiuso i battenti con un bilancio positivo, nelle presenze di pubblico (più 32% di biglietti venduti) e nella capacità di dimostrare la propria vitalità, puntando su anteprime mondiali e molte opere prime, nell‘intercettare le tendenze artistiche e nel proporre Venezia come tesoro non solo di patrimonio artistico del passato ma di proposte culturali contemporanee.

E’ quanto hanno affermato oggi Paolo Baratta e Marco Muller, presidente della Biennale e direttore della Mostra, al termine della rassegna che ha premiato ieri sera con il Leone d‘Oro di miglior film l‘israeliano “Lebanon” di Samuel Maoz.

“Dovevamo affrontare alcune sfide.... in una fase difficile per la finanza pubblica, è stato confermato l‘impegno a costruire il Palazzo del Cinema. E la Mostra doveva dimostrare di essere un organismo vitale”, ha detto Baratta. Rilevando come alla rassegna spetti il compito di sostenere i progetti per il rilancio turistico della città lagunare, affiancando ai progetti turistici attività culturali altrettanto vitali.

“Siamo tra quelli che lavorano al futuro turistico per un futuro non solo turistico ma di realtà vive dal punto di vista culturale, premesse perchè Venezia sia oggetto d‘interesse per quel che si fa, non solo per quel che è come retaggio della storia”, ha aggiunto il presidente della Biennale. Diffondendo i dati sull‘aumento di presenza del 32% di pubblico, che negli ultimi anni era invece in calo. Grazie ad una passerella che non è “semplice megafono delle produzione: nelle pieghe c’è la capacità di cogliere e portare a galla quello che altrimenti non emerge”, in campo cinematografico.

Mostra come luogo d‘incontro fra chi fa film e chi li fa girare, portandoli nel mercato e nelle sale, ha osservato dal canto suo il direttore Marco Muller.

“Per noi le prime sono un momento determinante (mentre il festival Toronto sembra aver rinunciato), rimarremo una Mostra di prime mondiali, in molti casi la Mostra è stata mediatore tra regista e produttore che non si accordavano sulla versione finale del film, che non poteva così iniziare il suo percorso nel mondo”.

TROPPI 25 FILM IN CONCORSO

Muller ha riconosciuto che 25 film il concorso sono troppi, ma che sono conseguenza di un programma strategico che va fissato a marzo, al quale poi finiscono con l‘aggiungersi film conclusi e presentati all‘ultimo momento, cui spesso non si può rinunciare. E la 66esima edizione, ha aggiunto, ha scommesso sui film di genere, come l‘horror “Survival of the Dead” di George Romero, che si rivelano “un modo sorprendente di raccontarci il nostro presente, perchè nello stato attuale del mercato questo potrà funzionare. Di questo la Mostra ha cercato di tener conto: delle tante versioni in cui film possono essere lo spirito del presente”.

Quanto a dichiarazioni polemiche diffuse nei giorni della Mostra da alcuni esponenti governativi, Baratta ha ricordato solo che la rassegna ha goduto di sostegni costanti da parte del ministero. Mentre Muller ha aggiunto che “la risposta migliore a chi decide quanta parte di finanziamenti vadano alla crescita del cinema la dà chi fa il film”.

A una domanda su un presunto strapotere della casa di produzione Medusa, della galassia Mediaset della famiglia del premier Silvio Berlusconi, ad una domanda su un film (“L‘anno che verrà” di Giorgio Diritti) che sarebbe stato escluso all‘ultimo tra i quattro italiani in concorso per far posto a “La doppia ora” di Giuseppe Capotondi, proprio di Medusa, Muller ha affermato che a Diritti era stata offerta una posizione di rilievo in apertura della sezione Orizzonti (ma lui ha preferito andare al Festival di Roma), mentre quello di Capotondi è stato “un film che abbiamo amato da subito... anche noi lavoriamo nell‘autonomia di opinioni basandoci sul voto di maggioranza”.

UNA VIDEOLIBRARY DIGITALE LA SOLUZIONE

Sullo stesso tema, riguardo la conferenza stampa del film “Il grande sogno” di Michele Placido, a lungo monopolizzata tra le proteste dei giornalisti dal presidente di Medusa Carlo Rossella, Muller ha giustificato il moderatore che aveva deciso di non intervenire, sostenendo che talvolta a Venezia non riuscire a contenere l‘irruenza degli oratori “succede non solo con il presidente di Medusa ma anche con registi e attori...”.

A fronte dell‘arduo compito dei critici di fronte ad una mole così consistente di film da vedere, Muller ha auspicato la facoltà di accesso ad una videolibrary digitale sui film a Venezia (per poterli vedere al computer), facoltà che ora i venditori limitano rigorosamente ai potenziali compratori.

Muller ha infine ammesso la propria delusione quando “Un film che abbiamo amato (come forse ”Baarìa“ di Giuseppe Tornatore) non viene altrettanto apprezzato”. Ma ha anche detto di sperare che questa 66esima Mostra “fosse ricordata per quel che è stata: un insieme delle forze in tensione che dimostra quanto ci abbia bisogno del cinema per orientarci nel presente. E quanto il cinema abbia bisogno della Mostra”.

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