7 settembre 2009 / 14:41 / tra 8 anni

Afghanistan, libero giornalista condannato per blasfemia

di Jonathon Burch

KABUL (Reuters) - Un giornalista afghano, che era stato condannato a morte in primo grado per blasfemia per poi vedere la sua pena ridursi a 20 anni di carcere su decisione di una corte d‘appello, è stato rilasciato e vive in esilio all‘estero.

Lo ha detto oggi un‘organizzazione per i media.

Il 24enne Perwiz Kambakhsh, giornalista del quotidiano Jahan-e Now, era stato condannato a morte in primo grado a gennaio del 2008 da un tribunale della città settentrionale di Mazar-i-Sharif.

Kambakhsh è stato arrestato per aver scaricato e divulgato un articolo apparso su Internet in cui si sosteneva che il profeta Maometto ignorasse i diritti delle donne.

Le leggi islamiche assunte nella costituzione afghana prevedono la pena di morte per il reato di blasfemia.

“E’ con grande emozione che accogliamo la liberazione di Perwiz Kambakhsh”, ha dichiarato oggi Reporter Senza Frontiere (Rsf), organizzazione con sede a Parigi che lotta per la libertà di stampa.

“E’ molto significativo che ora gli sia stato permesso di ricostruirsi una vita dopo quasi due anni di detenzione. Per paura di rappresaglie è stato accolto da un paese straniero”.

In una nota pubblicata in francese sul suo sito web, Rsf ha detto di aver ricevuto oggi dal legale di Kambakhsh la conferma del suo rilascio, precisando che il presidente Hamid Karzai ha firmato la sua grazia qualche settimana fa. Non è stato per ora possibile raggiungere l‘ufficio di Karzai per un commento.

Sempre quest‘anno, Rsf ha denunciato il peggioramento della libertà di stampa in Afghanistan e l‘aumento delle minacce contro i giornalisti afghani negli ultimi anni.

Le minacce contro i reporter afghani avvengono soprattutto sotto forma di attacchi e rapimenti da parte degli insorgenti talebani e di gruppi criminali. Solo nel 2008, due giornalisti afghani sono stati uccisi e 50 sono stati minacciati o attaccati, riporta Rfs.

L‘arresto e la condanna di Kambakhsh, che è anche uno studente universitario, ha scatenato le critiche di diverse nazioni occidentali, dei media afghani e delle associazioni per i diritti umani.

“Il caso di Perwiz Kambakhsh resterà una falla della giustizia, segnata dall‘intolleranza religiosa, da un trattamento ingiusto da parte della polizia e dall‘incompetenza di certi giudici”, ha detto Jean-Francois Julliard, segretario generale di Rsf, nella nota rilasciata oggi.

“Questo caso dovrebbe spingere le autorità afghane a porre fine alla politicizzazione del reato di ‘blasfemia’”.

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