25 agosto 2009 / 10:28 / tra 8 anni

Atletica, Semenya accolta da eroina al suo ritorno in Sudafrica

Di Peroshni Govender

<p>Caster Semenya, vincitrice degli 800 metri donne ai mondiali di Berlino di atletica leggera. REUTERS/Wolfgang Rattay</p>

JOHANNESBURG (Reuters) - Caster Semenya, medaglia d‘oro negli 800 metri ai mondiali di Berlino di atletica, al centro di una polemica sul suo sesso, è tornata a casa ed è stata accolta come un‘eroina.

I sudafricani hanno accusato l‘Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica Leggera di razzismo e imperialismo per aver ordinato dei nuovi test alla luce dei miglioramenti incredibili fatti registrare dall‘atleta nell‘ultimo anno.

Semenya, che ha vinto, dominando, la prova degli 800 metri donne a Berlino, è stata accolta da migliaia di fan al suo arrivo all‘aeroporto internazionale Or Tambo di Johannesburg.

Alcuni tifosi hanno esposto cartelli con scritto “Casterologia: scienza della corsa”, e “Caster first lady dello sport”.

I sudafricani si sono quindi stretti intorno alla loro stella, in un paese nel quale il razzismo è un tema particolarmente sentito, dopo decenni di apartheid sconfitta solo nel 1994.

Julius Malema, leader dei giovani dell‘Anc, si è però lamentato della scarsa presenza di bianchi all‘aeroporto.

“Dove sono i sudafricani bianchi? Se si fosse trattato di rugby ci sarebbero senz‘altro stati”, ha detto Malema alla folla, riferendosi ad uno sport, il rugby, in prevalenza praticato da bianchi.

Le prossime settimane saranno senz‘altro all‘insegna della tensione per Semenya, 18enne nata in un villaggio rurale, in attesa che vengano resi pubblici i risultati del suo test.

“Il modo in cui è stata trattata non è giusto. Che sia un uomo o una donna, resta sempre una campionessa”, ha detto Abigail Mqomboti, guardia carceraria che ha preso un giorno di ferie solo per accogliere l‘atleta.

L‘opinione comune tra i sudafricani è che la costituzione e la muscolatura della Semenya siano comuni in una donna che pratica l‘atletica leggera e che quindi le polemiche siano ingiustificate.

I test genetici sugli atleti sono stati introdotti ai giochi olimpici di Città del Messico del 1968. E il caso della sudafricana non è certamente il primo.

La sprinter polacca Stanislawa Walasiewicz, che vinse i 100 metri alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932, ha rappresentato forse il caso più eclatante.

Walasiewicz cambiò addirittura il suo nome in Stella Walsh e si trasferì negli Usa, dove fu uccisa durante una rapina nel 1980. L‘autopsia dimostrò che l‘atleta aveva genitali maschili.

L‘indiana Santhi Soundarajan fu privata della medaglia d‘argento, conquistata negli 800 metri ai Giochi Asiatici, dopo aver fallito il test sul sesso a Doha nel 2006.

Fu poi ricoverata in ospedale nel settembre 2008 dopo un tentativo di suicidio. La stessa Soundarajan ha poi annunciato di aver intrapreso la carriera di allenatrice.

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