17 agosto 2009 / 16:38 / tra 8 anni

I riti della fede migliorano il cervello, anche degli atei

FILADELFIA (Reuters) - I monaci buddisti e le suore cattoliche migliorano il potere del loro cervello attraverso la meditazione e la preghiera, ma anche gli atei possono godere dei benefici mentali che derivano ai credenti dalla fede.

<p>Alcune radiografie del cervello. REUTERS/Rupak De Chowdhuri</p>

Lo sostiene lo scrittore scientifico Andrew Newberg nel suo nuovo libro “Come Dio cambia il tuo cervello”. Secondo l‘autore, la chiave sta negli effetti calmanti e di concentrazione che la meditazione o la preghiera intensa hanno nella nostra testa.

Gli esami del cervello mostrano che la meditazione intensa altera la nostra materia grigia, rafforzando le regioni che si focalizzano sulla mente e incoraggiano la compassione mentre calmano quelle legate alla paura e alla rabbia.

Se chi medita crede in una forza soprannaturale o è un ateo che ripete un mantra, spiega, il risultato può essere lo stesso: una crescita nella compassione che virtualmente ogni religione insegna e il calo dei sentimenti negativi.

“In sostanza, quando pensi alle vere grandi domande delle vita -- siano religiose, scientifiche o psicologiche -- il cervello cresce”, spiega Newberg, capo del Centro di spiritualità e della mente all‘Università di Pennsylvania.

“Non importa se sei cristiano o ebreo, musulmano o indù, agnostico o ateo”, scrive nel libro redatto insieme a Mark Robert Waldman, terapista del centro.

NEUROTEOLOGIA

Newberg spiega a Reuters che la “neuroteologia” -- lo studio del ruolo del cervello nel credo religioso -- sta iniziando a fare luce su cosa accade nella testa dei credenti quando contemplano Dio.

Scienza e religione sono spesso visti all‘opposto, al punto in cui un campo respinge l‘altro, ma questo medico e professore di radiologia, psicologia e studi religiosi non vede ragioni per non studiarli insieme.

“Le due più potenti forze in tutta la storia sono state religione e scienza”, spiega. “Sono le due cose che ci aiutano a organizzare il nostro mondo e capirlo. Perché non metterle insieme?”.

Nel libro, Newberg e Waldman descrivono sommariamente alcuni dei “circuiti di Dio” e i loro effetti nel cervello, soprattutto se addestrato alla meditazione come i muscoli lo sono all‘esercizio.

La meditazione attiva sia il lobo frontale, che “crea e integra tutte le idee su Dio”, e calma l‘amigdala, la regione emotiva che può creare immagini di una divinità autoritaria e offuscare il pensiero logico.

Il circuito frontale-parietale ci dà un senso di spazio intorno a noi e il nostro posto in esso. La meditazione sopprime questo senso, dandoci una serena sensazione di unità con Dio o il mondo.

“Anche 10-15 minuti di meditazione sembrano avere un effetto positivo sul rilassamento e la salute psicologica”, spiegano gli autori nel libro.

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