13 agosto 2009 / 10:24 / tra 8 anni

California cerca di arginare fuga produzioni cinematografiche

LOS ANGELES (Reuters) - Da dieci anni assiste impotente alla migrazione delle produzioni cinematografiche, che lasciano Hollywood per approdare in Canada e in altri stati Usa dove godono di incentivi finanziari. Ma ora, la California sta cercando di invertire la tendenza.

<p>Paul Audley, presidente della FilmLA, organizzazione non-profit che coordina film, televisione e produzioni commerciali a Los Angeles. REUTERS/Mario Anzuoni (UNITED STATES ENTERTAINMENT)</p>

Alcuni, però, temono che stia facendo troppo poco e troppo tardi, considerato che il numero di film girati negli studios californiani si è più che dimezzato rispetto al 2003.

Anche la presenza di tv e pubblicità, che era più probabile rimanessero a Hollywood, è calata significativamente negli ultimi anni: nel 2009, 44 dei 103 episodi pilota prodotti sono stati girati fuori dalla California.

“Il 2008 ha fatto registrare i dati peggiori di sempre, e i primi sei mesi del 2009 sono stati addirittura inferiori del 50%. C’è solo un parola per descrivere tutto ciò: disastro”, spiega Paul Audley, presidente della FilmLA, organizzazione non-profit che coordina film, televisione e produzioni commerciali a Los Angeles.

Secondo l‘ufficio del governatore Arnold Schwarzenegger, la produzione di film ed i settori ad essa collegati fruttano 38 miliardi di dollari alle casse della California, e danno lavoro a quasi 250.000 persone, oltre a costituire un valore aggiunto per il turismo e l‘industria dell‘entertainment.

Cercando di arginare la fuga, Schwarzenegger -- ex “Terminator” -- ha approvato a febbraio, per la prima volta nella storia della California, un pacchetto di incentivi, pensato per i film che più probabilmente lascerebbero lo stato, prevedendo un credito d‘imposta del 20-25%.

VIA COL VENTO

Secondo alcuni, però, il pacchetto non basta per rendere competitiva la California rispetto ai 40 o più stati Usa che offrono un credito d‘imposta doppio, spesso con meno burocrazia.

“(Quello californiano) è un pacchetto di incentivi per il cinema indirizzato a film con un budget massimo di 75 milioni di dollari, che secondo un sacco di gente è troppo basso, soprattutto se si vogliono attirare le grandi produzioni”, spiega Jack Kyser, economista capo del Los Angeles Economic Development Corp.

Quando le produzioni hanno iniziato a lasciare lo stato, per molte imprese - più o meno direttamente connesse al settore - sono iniziati i problemi economici, peggiorati dalla recessione.

A luglio la seconda più grande azienda di Hollywood che fornisce materiale scenico, la 20th Century Props, ha chiuso i battenti dopo 40 anni. Il proprietario ha detto che la colpa è dell‘emorragia di produzioni e dello sciopero di 14 settimane degli sceneggiatori cinematografici e televisivi, concluso nel mese di febbraio.

“Ci sono tanti show che se ne sono già andati”, spiega il proprietario della 20th Century, Harvey Schwartz. “ ‘Ugly Betty’ è stato il primo di una certa importanza a chiudere in California, licenziare tutti e spostarsi a New York, dove ha potuto usufruire di un credito del 30%”.

Nemmeno gli storici Culver Studios, dove sono stati girati “Via col vento” e “Quarto Potere”, sono stati risparmiati: Jamie Cella, che li gestisce dal 2006, ha visto precipitare le produzioni cinematografiche a Hollywood, dove fino a pochi anni fa veniva girato il 70% di tutti i film.

“E ‘importante, è una parte importante dell‘economia qui”, dice Cella.

Secondo lui, Hollywood sta temporeggiando per vedere come funzioneranno gli incentivi, ma in pochi sono convinti che i crediti d‘imposta saranno sufficienti.

“Speravano che (gli incentivi) fossero maggiori, ma sono comunque considerati un buon primo passo”, spiega Cella.

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