27 luglio 2009 / 13:28 / tra 8 anni

Milano si prepara a ospitare la Homeless World Cup

di Silvia Molteni

<p>Edizione della Homeless World Cup a Melbourne. REUTERS/Mick Tsikas</p>

MILANO (Reuters) - Angelo Cimbali ha un passato da alcolista, lo scozzese Stephen Docherty ha avuto problemi con la droga, Everitt Johnson viveva nel portico anteriore di un edificio universitario neozelandese.

Hanno una cosa in comune: il pallone ha cambiato la loro vita.

Angelo, Stephen ed Everitt sono tre dei migliaia di giocatori che dal 2003 ad oggi hanno partecipato - o parteciperanno - alla Homeless World Cup, un torneo di calcio mondiale per i senza dimora pensato per aiutarli ad uscire alla loro condizione.

Negli anni scorsi la manifestazione ha toccato città come Melbourne, Edimburgo, Goteborg e Città del Capo. L‘edizione di quest‘anno, la settima, approderà dal 6 al 13 settembre a Milano, ed è stata presentata stamattina a Palazzo Marino alla presenza del sindaco Letizia Moratti e del ministro della Difesa Ignazio La Russa.

Cinquecento homeless provenienti da 48 nazioni, sia uomini che donne, di età superiore ai 16 anni, si raduneranno al parco Sempione per contendersi la coppa giocando in quattro contro quattro.

Campione uscente l‘Afghanistan, che ha vinto l‘edizione 2008. La squadra italiana ha trionfato per due volte, nel 2004 e nel 2005.

IL CALCIO COME STIMOLO PER CAMBIARE LA PROPRIA VITA

Ideato da Mel Young, che si definisce “imprenditore sociale”, il torneo punta ad offrire ai senzatetto l‘opportunità di rappresentare la propria nazione all‘estero.

“Usiamo il calcio come leva per ispirare, attraverso i valori dello sport di squadra, un cambiamento nella vita delle persone senza dimora”, spiega una nota dell‘organizzazione.

Il 77% dei giocatori, spiega la nota, riesce grazie all‘iniziativa a trovare casa, a liberarsi da droga e alcol, tornare a scuola o trovare un lavoro, ricostruire relazioni con la propria famiglia.

“Prima di partecipare alla Homeless World Cup non facevo niente, un bel niente. Poi ho avuto l‘opportunità di partecipare agli allenamenti e conoscere altri giocatori, e ho iniziato a sentirmi parte di qualcosa invece di sentirmi isolato”, racconta Stephen Docherty, che ora ha abbandonato la droga e ha riallacciato i rapporti con sua figlia, secondo quanto scritto nella nota degli organizzatori.

Angelo si è disintossicato presso un centro dove tuttora lavora come volontario e si prepara a partecipare all‘edizione 2009, mentre Everitt, spiega la nota, dopo aver partecipato all‘edizione 2008 vuole tornare sui banchi di scuola e all‘università, ma non per dormire sotto il portico.

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