12 giugno 2009 / 11:29 / tra 8 anni

Incendi, esperti prevedono stagione meno "calda" in Italia

di Massimiliano Di Giorgio

<p>Immagine d'archivio. REUTERS/Tony Gentile (ITALY)</p>

ROMA (Reuters) - Le condizioni climatiche previste per i prossimi mesi e un miglior coordinamento delle forze anti-incendio sembrano escludere che l‘Italia debba affrontare una nuova stagione di roghi come quella che nel 2007 provocò 23 morti, ma gli esperti mettono in guardia dalla possibilità di siccità improvvise e anche dal rischio che la crisi economica riduca i mezzi per lottare contro le fiamme.

Coi quasi 710 roghi registrati a oggi in tutte le regioni, quest‘anno gli incendi sono diminuiti del 50% rispetto allo stesso periodo del 2008, ha detto a Reuters Alfredo Milazzo, che dirige la divisione Incendi boschivi e protezione civile del Corpo Forestale.

“Le indicazioni climatiche di cui disponiamo ci dicono che questa estate non dovrebbe essere una stagione critica per gli incendi”, spiega Milazzo. “Anche l‘inverno è stato abbastanza positivo, per gli incendi”.

La stagione “ufficiale” della lotta agli incendi è compresa tra il 15 giugno e il 30 settembre.

E proprio ieri Palazzo Chigi ha diffuso gli “Indirizzi operativi per fronteggiare gli incendi boschivi”, che indica le attività di previsione, prevenzione, pianificazione della protezione civile e “lotta attiva” alle fiamme che vanno assunte da ministeri interessati, enti locali, Regioni e corpi dello Stato.

“L‘estate, dal punto di vista climatico, non dovrebbe essere difforme rispetto allo scorso anno”, conferma il generale dell‘Aeronautica Luciano Massetti, che presso la Protezione civile coordina la flotta anti-incendio di Stato.

Un problema potrebbe essere rappresentato paradossalmente dalla piogge abbondanti dei mesi scorsi, che hanno fatto crescere rigogliosamente la vegetazione, spiega Massetti. “Se ci dovessero essere siccità improvvisa, sarebbe un problema”, perché quella vegetazione sarebbe combustibile in più per le fiamme.

L‘aridità la presenza di venti forte sono infatti le due condizioni che rendono “inestinguibile” un incendio, dopo che le fiamme sono state appiccate per dolo -- 55-60% dei casi, dice Milazzo -- o si sono sprigionate per negligenza.

La situazione più critica, dice Milazzo, si ripete in media ogni 3-4 anni: l‘ultima volta nel 2007, quando, secondo i dati della Forestale, si registrarono complessivamente in Italia oltre 10.600 incendi boschivi, con 225mila ettari di terreno percorsi dal fuoco.

In quell‘anno morirono per i roghi 23 persone, rispetto alle 8 del 2008 e all‘unica vittima del 2006.

RESTANO PROBLEMI IN ALCUNE REGIONI

Nel 2007 però non fu solo il fuoco a provocare danni, ma anche i problemi di coordinamento tra Regioni, cui spetta per legge l‘organizzazione delle attività anti-incendio.

“Le situazioni critiche si creano quando non c’è da parte di alcuni regioni la capacità di conoscere le dimensioni e lo sviluppo degli incendi. E in alcune regioni questa capacità non c’è”, dice il generale Massetti, che però non vuole citare direttamente le Regioni “incapaci”.

Secondo la Forestale, i servizi anti-incendio funzionano meglio in Liguria, Lombardia, in Sardegna e in genere nel Nord, “meno bene” nell‘Italia meridionale. Ed è proprio nel Centro-Sud che si svolge d‘estate la battaglia contro le fiamme, mentre d‘inverno, grazie ai venti forti, il fuoco attacca soprattutto i boschi degli Appennini nel Centro-Nord.

In realtà, però in Italia si registra “una graduale diminuzione degli incendi e delle aree interessate”, che invece aumentano in Europa e nel mondo, dice Milazzo. Un progresso, quello italiano, che per il dirigente della Forestale è dovuto “all‘esperienza e agli investimenti”.

Quest‘anno, per esempio, è stata ampliata la flotta aerea statale coordinata dalla Protezione civile, che oggi conta 38 velivoli schierati in una ventina di basi, grazie all‘acquisto di due nuovi Canadair e due Fire Boss AT 802, dice il generale Massetti.

Tutti i mezzi aerei sono collegati per via satellitare con la sala operativa della Protezione civile, grazie al sistema Iridium.

A quei velivoli vanno ad aggiungersi quelli della Forestale, dei Vigili del Fuoco, dell‘Esercito e quelli delle Regioni, che utilizzano quasi tutte compagnie aree private con contratti stagionali. Sono numeri di tutto rispetto, dice il generale, se è vero che il Lazio, per esempio, dispone di 10 mezzi aerei, la Sardegna di 11.

“Quelli delle Regioni sono di solito mezzi meno capaci, ma più tempestivi”, dice Massetti. E la tempestività negli incendi, per gli esperti, è il fattore chiave. Anche perché, spiega il generale, la Protezione civile riesce a gestire dall‘alto 25-30 incendi contemporaneamente, “sopra quel numero bisogna fare delle scelte”.

Per fare un esempio, il dirigente della Protezione civile cita la data del 24 luglio 2007, quando gli incendi in corso nello stesso momento furono 101.

Ma nonostante le buone notizie sul “fronte aereo”, c’è il rischio che la recessione economica metta in crisi anche il sistema anti-incendio proprio nelle regioni, che rappresentano la prima linea della guerra contro il fuoco.

“I primi disagi si cominciano già ad avvertire -- dice Milazzo -- sui mezzi e gli organici ci vuole una risposta abbastanza forte. Siccome gli incendi sono una questione stagionale, spesso dopo l‘estate si tende a dimenticare i problemi”.

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