9 giugno 2009 / 08:33 / 8 anni fa

Crisi, anche i festival rock estivi a rischio fallimento

Di Marton Dunai

<p>Immagine d'archivio di ragazzi ad un festival rock. To match feature EUROPE-FESTIVALS/ REUTERS/Laszlo Balogh/Files (HUNGARY SOCIETY ENTERTAINMENT)</p>

BUDAPEST (Reuters) - I Prodigy o Fatboy Slim non sono abbastanza per convincere Dorina Keresztes a pagare il biglietto per un festival rock quest‘estate. Troverà un altro modo per divertirsi.

“Stare sdraiata su un prato a bere del vino con gli amici è gratis”, ha chiarito la 22enne studentessa di Budapest.

Glastonbury in Gran Bretagna potrà anche essere tutto esaurito, ma nel nord e nell‘est Europa, dal danese Roskilde al rumeno B‘esfest, fino all‘ungherese Sziget, la recessione sta complicando non poco la vita ai festival rock estivi. Mentre gli sponsor continuano a tirarsi indietro, agli organizzatori non resta che tentare la via degli sconti sul biglietto. Porta 45 persone allo Sziget -- solitamente il terzo più grande evento d‘Europa dopo il Roskilde e il Glastonbury -- ed entri a metà prezzo. Questa una delle offerte degli organizzatori.

Altri festival stanno posticipando i previsti innalzamenti dei prezzi, in particolare nei paesi dell‘est Europa, che hanno un‘economia che fa ancora più fatica, rispetto ai paesi occidentali, ad attutire gli effetti della crisi.

Essendo essenzialmente un passatempo non necessario, i festival hanno dovuto trovare il giusto compromesso tra prezzo e qualità dell‘evento, ha detto Christof Huber, segretario generale di Yourope, organizzazione a capo dei festival estivi europei. “Potrebbe essere particolarmente complicato quest‘anno”.

Il tasso di disoccupazione, in Ungheria, ha toccato quasi il 10%, il più alto negli ultimi 13 anni, e gli indicatori di crescita economica sono ai livelli più bassi dalla fine dell‘era comunista.

Il paese è ormai dipendente dai 25 miliardi di dollari di prestito del Fondo Monetario Internazionale. Nella popolazione regna lo sconforto.

Cercare di attirare turisti stranieri con i prezzi relativamente abbordabili dell‘est Europa sembra essere l‘unica speranza che gli organizzatori conservano.

“Se noi alziamo i prezzi per adeguarci ai festival occidentali, ecco che il pubblico ungherese viene meno”, ha detto Gabor Takacs, direttore finanziario dello Sziget. “Ma per gli occidentali, questi prezzi sono ancora abbordabili”.

Lo Sziget, negli ultimi anni, ha attratto turisti francesi, tedeschi, olandesi e inglesi proprio grazie ai prezzi accessibili per i suoi eventi, ha continuato Takacs.

Un pass di sei giorni per lo Sziget, che significa “isola” in ungherese e che si tiene proprio su un‘isola sul fiume Danubio, costa 150 euro, un prezzo accessibile per un tedesco che guadagna mediamente 2.140 euro, molto meno per un ungherese, la cui media si aggira sui 475 euro, stando agli ultimi riferimenti Eurostat.

“Questo prezzo è allucinante”, ha detto Keresztes. “E poi il prezzo del biglietto è solo l‘inizio. Devi mangiare, bere e fumare..”

In ogni caso, il prezzo per partecipare ad un festival continua a crescere anche senza rincari se, come nel caso degli ungheresi, la moneta nazionale si indebolisce rapidamente. Il direttore dello Sziget ha ricordato come i costi pubblicitari -- che rappresentano la voce di spesa più impegnativa e possono raggiungere anche il milione di euro -- sono cresciuti del 20%, con il crollo, quest‘anno, del fiorino ungherese.

E l‘Ungheria fornisce un‘indicazione evidente della crisi economica, dal momento che anche i turisti occidentali stanno diminuendo: lo Statistical Bureau ungherese ha reso noto, sul proprio sito online, che le visite straniere sono diminuite di un quinto nel 2009 e che l‘Ente nazionale del Turismo si aspetta un calo del 5% per la stagione estiva.

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