30 maggio 2009 / 14:50 / tra 8 anni

Myanmar, la salute di Suu Kyi migliora, è pronta per il verdetto

<p>Sostenitori di Aung San Suu Kyi durante una manifestazione. REUTERS/Sukree Sukplang</p>

YANGON (Reuters) - La salute della leader dell‘opposizione in Myanmar Aung San Suu Kyi è migliorata e il premio Nobel per la pace è pronta ad affrontare un verdetto che potrebbe infliggerle fino a cinque anni di prigione.

Lo hanno detto oggi i suoi avvocati.

Suu Kyi, il cui processo sull‘accusa di violazione dei termini dei domiciliari si è concluso ieri, si sente meglio, dopo aver avuto dolorosi crampi alle gambe che le hanno impedito di dormire.

Ieri la Lega nazionale per la democrazia (Nld) ha detto di essere “gravemente preoccupata” per la salute della sua leader e ha chiesto cure urgenti per la 63enne, detenuta nel carcere Insein di Yangon dal 14 maggio.

I medici della prigione hanno visitato Suu Kyi e le hanno raccomandato di smettere di prendere due medicinali, ha spiegato uno dei suoi avvocati, Nyan Win.

“Ora può dormire bene”, ha detto, dopo che il team di difesa ha potuto oggi incontrare la donna per due ore. “Non ha detto quale sia il verdetto che si aspetta. E’ pronta per qualsiasi cosa accada”.

Suu Kyi rischia dai tre ai cinque anni di carcere se dichiarata colpevole di aver infranto i termini dei domiciliari per aver consentito ad un americano, che si era intrufolato in casa sua, di restare due giorni per riposarsi.

L‘Occidente ha criticato questo nuovo “processo spettacolo”, definito un complotto per tenere lontano dalle prossime elezioni la carismatica leader dell‘opposizione del governo militare.

A Singapore, il segretario alla Difesa Usa Robert Gates ha ripetuto l‘appello di Washington per il rilascio di Suu Kyi e di oltre 2.000 altri prigionieri politici.

Parlando ad una conferenza asiatica, il segretario ha definito il Myanmar “una delle eccezioni isolate e desolate nella crescente prosperità e libertà della regione”.

Anche i paesi vicini al Myanmar hanno chiesto il rilascio di Suu Kyi, sostenendo che il processo minaccia “l‘onore e la credibilità” del governo militare.

Dal canto suo, il regime giovedì scorso ha respinto le accuse, negando che il processo a Suu Kyi sia una questione politica o di diritti umani.

La parola fine sulla questione era attesa per dopodomani, ma il tribunale ha informato ieri i legali della donna che il processo riprenderà il 5 giugno, senza dare motivazioni per il posticipo.

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