28 maggio 2009 / 14:39 / 8 anni fa

Ippica, in crisi mondo delle corse e scommesse

<p>Ippica, in crisi mondo delle corse e scommesse. REUTERS/Victor Fraile</p>

di Nigel Tutt

MILANO (Reuters) - L‘ippica italiana, una volta in auge, è adesso in crisi, con le scommesse in ribasso e le migliori scuderie che stanno abbandonando il circus. Così il settore ha chiesto l‘aiuto del governo.

Le scommesse sull‘ippica, sport un tempo finanziato dai maggiori industriali italiani, sono crollate del 16% nel primo trimestre dell‘anno, rispetto alla scorsa stagione, in un mercato italiano delle scommesse che si aggira sui 50 miliardi di euro.

Le tribune sono quasi sempre vuote, anche in ippodromi storici come San Siro a Milano, e il pubblico è in calo del 20%, nei primi quattro mesi dell‘anno, stando ai dati del settore.

I rappresentanti del settore hanno lamentato, come motivi della crisi, l‘eccessivo numero delle piste, le scuderie in crisi, la qualità dei cavalli ormai in ribasso e l‘età degli scommettitori,

“Non ci sono più i grandi proprietari di cavalli come c‘erano un tempo. Venti o trent‘anni fa, avere un cavallo vincente era uno status symbol”, ha detto Giovanni Fava, portavoce della Snai, la più importante compagnia italiana di corse ippiche.

“Ora, chi ha intenzione di investire nello sport, lo fa nel calcio o nella Formula Uno”.

Un simbolo della crisi è Gladiatorus, cavallo allenato, un tempo, in Italia. Dopo una brillante carriera per due anni in Italia, Gladiatorus è stato acquistato dallo sceicco Mansoor bin Mohammed al Maktoum e portato negli Emirati Arabi, dove ha vinto la corsa Dubai Duty Free, con in palio 5 milioni di dollari, all‘inizio dell‘anno.

Tra i fantini che hanno cercato fortuna altrove, anche Frankie Dettori, che ha cominciato in Italia ma si è presto spostato in Gran Bretagna. Ha fatto ritorno in Italia questo mese, vincendo il Derby di Roma, la corsa con il premio più ricco (814 mila euro), in sella a Mastery.

ALTI COSTI

L‘ex fantino ed allenatore Angelino Vincis, 75 anni, ha detto che i costi per mantenere una scuderia di successo, con 50, 70 cavalli, sono esorbitanti.

“Un altro problema è che quando possiedi un buon cavallo, arrivano ottime offerte dall‘estero e bisogna cedere”.

L‘industria deve affrontare anche il drastico calo di pubblico. Fava, il portavoce della Snai, ha riferito che gli spalti di San Siro, in grado di ospitare fino a 10mila persone, non raggiungono le 4mila unità, in un normale weekend di corse.

I numeri possono salire a 7mila, 8mila unità per un grande evento, come il Gran Premio di Milano.

MANCANZA DI INVESTIMENTI

Spesso le scuderie sono di proprietà di piccoli uomini d‘affari, che non hanno le risorse per mantenerle ad alti livelli.

Francesco Aletti Montano, vicepresidente di Ubs Ag in Italia e proprietario di una scuderia, ha detto che la qualità delle corse è diminuita per mancanza di investimenti, rispetto agli altri paesi europei.

Un altro problema è l‘elevato numero di competizioni, che in Italia sono più di 40. Troppe, secondo Luigi Migliaccio, esperto di Agipro, un‘agenzia di giochi a pronostico.

Anche la Snai si è detto favorevole a concentrarsi di più sugli eventi principali, associandoli a sponsor che attraggano così una copertura televisiva maggiore.

SETTORE DIVISO

Il Ministro dell‘Agricoltura Luca Zaia prevede di introdurre misure, nelle prossime settimane, per arrestare la crisi, che mirino anche a mantenere la qualità dei cavalli italiani.

Le misure saranno rivolte a migliorare la qualità delle corse e a garantire una maggiore copertura televisiva, ha confermato il consigliere del ministro Zaia Armando Branchini.

I fondi per attuare questi provvedimenti saranno reperiti attraverso una tassa sulle scommesse e una nuova imposta sulle slot machine, tale da garantire 160 milioni di euro all‘anno.

Branchini prevede che il 50% delle risorse siano destinate ai premi in denaro più importanti, mentre il 25% sarà rivolto alle gare e il resto sarà speso per la Tv e per i controlli antidoping

Mario Pelucchi, esperto di corse ippiche al Nomisma di Bologna, ha detto che ci sono ancora troppe divergenze nel settore per poter sperare in un rilancio.

“Il settore è diviso ed è difficile far sedere allo stesso tavole le diverse categorie”.

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