27 maggio 2009 / 13:46 / 8 anni fa

Neopresidente editori: tecnologie ok ma il libro va riscoperto

di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - Anche se le cifre di mercato non sono così negative, in Italia il libro va schiodato. Da quel 50% circa della popolazione in grado di leggere, attorno al quale da anni gravita, senza riuscire a coinvolgere maggiori lettori.

Per farlo, l‘integrazione con le nuove tecnologie può essere utile. Ma occorrerebbe innanzitutto una battaglia culturale per togliere al libro una sorta di patina negativa, come se troppi ancora lo associassero solo a tristi ricordi scolastici.

E’ quanto afferma Marco Polillo, presidente e principale azionista dell‘omonima casa editrice, eletto oggi al vertice dell‘Associazione Italiana Editori, dopo 12 anni di presidenza di Federico Motta, di cui si ripromette di proseguire l‘impegno.

“L‘obbiettivo è cercare di portare il libro a livelli più consoni rispetto al posto che l‘Italia ha in Europa e nel mondo... è un problema palpabile, basta andare in metropolitana o in spiaggia. Dove in Italia si vedono quasi solo free press e riviste, mentre altrove quasi tutti leggono un libro”, ha detto a Reuters Polillo in un‘intervista.

Secondo i dati più recenti (2007) del Rapporto Aie, il mercato dell‘editoria libraria si è consoldiato con un più 0,87% sull‘anno precedente a 3,702 miliardi di euro, con 61mila titoli pari a 268 milioni di copie. Ma i lettori sono calati: 24 milioni che hanno letto un solo libro in un anno (43,1% della popolazione, meno 1% rispetto all‘anno prima), solo 3,2 milioni di italiani che hanno letto un libro al mese.

“Non penso che c‘entri la cultura televisiva, questa tendenza c‘era anche prima del boom delle tv”, dice Polillo. “Bisognerebbe che gli italiani smettessero di avere un approccio negativo col libro, considerato (da molti) come negativo, noioso, il contrario del passare ore piacevoli”, aggiunge. Ricordando come esempio quanto fatto in Gran Bretagna, con campagne di sensibilizzazione alla lettura, una volta accertato un calo tra i bambini in età scolare.

Le nuove tecnologie potrebbero essere d‘aiuto.

“Non sono per nulla contrario alle nuove tecnologie, cercare di bloccarle è una sciocchezza, quel che è importante è che si plasmino con l‘editoria tradizionale per trovare modi di sopravvivenza e sviluppo per entrambi”, dice.

Ricordando l‘allarme infondato che suscitò l‘avvento delle radio private, considerate minaccia per l‘industria discografica con la quale oggi convivono tranquillamente.

Mentre le tecnologie del settore editoriale sono ancora in fase di implementazione, senza ancora prodotti definitivi, Polillo si sente di esprimere qualche perplessità sul possibile successo in Italia di prodotti lanciati con enfasi negli Usa come gli eReader.

I libri su apparecchi elettronici saranno “utilissimi per usi professionali.... per chi pubblica libri dall‘estero e riceve bozze in pdf, recensori e altri professionisti (che eviteranno così di accumulare troppi volumi)”, afferma. Dicendosi scettico invece sul futuro di questi apparecchi per la lettura di svago o di studio, perché mancano di certi accorgimenti di contatto personale, come la sottolineatura o i segnalibro.

Quel che conta, dice, è non demonizzarli. Mentre è intransigente, Polillo, sulla questione del diritto, d‘autore, “fondamentale per l‘editoria: faccio un libro perchè so che lo faccio solo io... questo non può essere vanificato in nome del diritto dei lettori di non pagare nulla...” .

L‘importante alla fine, dice, resta considerare il libro come uno strumento principe, “non quello su cui si veniva interrogati e bocciati a scuola e che per questo si mette in un angolo... perché invece è attraverso un libro che si diventa quel che si è”.

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