16 maggio 2009 / 15:07 / tra 9 anni

Cannes, la "Woodstock-nostalgia" di Ang Lee

di Wilfrid Exbrayat

CANNES (Reuters) - Il regista taiwanese Ang Lee è un uomo felice : dopo due film pesanti e densi, si è rilassato con “Taking Woodstock”, commedia che manca di cinismo e che è invece piena d‘innocenza.

Con questo film, in competizione, proiettato oggi, Ang Lee propone di guardare il festival per eccellenza degli anni hippy, che si svolse dal 15 al 18 agosto 1969, attraverso gli occhi di Elliot (Demetri Martin).

Decoratore di interni, Elliot deve tornare a vivere coi suoi genitori a causa di problemi professionali. Per rimettere in sesto il motel miserabile che gestiscono - una padre disincantato (Henry Goodman) e una madre taccagna (Imelda Staunton) - coglierà l‘occasione di ospitare un festival di musica hippie. Senza sapere che saranno in 450mila a riversarsi un immenso terreno affittato per l‘occasione a Bethel, nello stato di New York, vicino a Woodstock, per andare ad ascoltare Joan Baez, Janis Joplin, Jimi Hendrix, gli Who e tanti altri.

“Volevo girare una commedia che avessi anche una dimensione drammatica, ma senza cinismo”, ha detto il regista in conferenza stampa.

Queste giornate di “peace and love” simbolizzano per Ang Lee “l‘innocenza di una giovane generazione che prende le distanze dall‘establishment”.

COOL

“Taking Woodstock” fa in qualche modo da pendant a “Ice Storm”, film ambientato negli Usa degli anni ‘70, che il regista aveva portato a Cannes nel 1997. Per Ang Lee “Ice Storm” rappresenta “il duro risveglio del dopo-68”. Al contrario, “ero in pace e felice, girando ‘Taking Woodstock’”, ha sottolineato.

Film minore, “Taking Woodstock” riesce bene a ricreare l‘atmosfera del festival.

Ang Lee realizza nel film una galleria di ritratti colorati, dall‘organizzatore del festival alla capellona dal sorriso angelico al capo della sicurezza travestito e molto “cool” passando per i genitori “fatti” coi biscotti ripieni di hashish.

Certe scene si ispirano al documentario girato da Michael Wadleigh, che uscì nel 1970.

Il regista di “La Tigre e il Dragone” è stato quattro volte a Cannes, delle quali due in gara, ma il Festival di Venezia è stato più generoso con lui, riservandogli due Leoni d‘oro, nel 2005 con “Il segreto di Brokeback Mountain” e nel 2007 con “Lust”. Senza contare i due Orsi d‘Oro di Berlino negli anni ‘90.

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