13 maggio 2009 / 11:41 / tra 9 anni

Calcio, Albertini: Figc spera ancora di evitare rottura A-B

di Paul Virgo

<p>Demetrio Albertini durante la partita di addio al calcio nel marzo 2006. REUTERS/Daniele La Monaca</p>

ROMA (Reuters) - La Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc) spera di poter mediare per evitare che la serie A si separi dalla B: lo ha detto il vicepresidente Demetrio Albertini, dopo che il mese scorso tutti i club di A ad eccezione del Lecce hanno annunciato l‘inizio di colloqui per dare vita a una “Lega di serie A” dopo il tentativo fallito di trovare un accordo finanziario con quelli di serie B.

Alcuni presidenti di club hanno detto che la mossa è solo questione di tempo, ma che la separazione non è ancora stata resa ufficiale e che in passato la minaccia di una rottura non si è concretizzata.

“La federazione sta tentando di mantenere la situazione attuale”, ha detto l‘ex centrocampista del Milan e della nazionale a Reuters.

“Che la decisione sia quella di dividersi o di restare assieme, sarà legittima. Ma al momento la federazione deve fare di tutto il possibile per fare in modo che serie A e B dialoghino ed è quel che fa”.

Molte squadre di B hanno incontrato di recente problemi finanziari e una separazione potrebbe peggiorare la loro situazione.

Da parte loro, i club di vertice hanno guardato con invidia alla Premier League inglese, che ha prospettato da quando si è separata dalle altre tre divisioni del calcio professionistico inglese nel 1992, ed ha avuto maggior successo che ha proiettato anche in Champions League.

Ma Albertini ha detto che l‘Italia non dovrebbe importare in modo integrale modelli stranieri.

“Le caratteristiche del calcio sono diverse in ogni paese. Non si può semplicemente prendere il modello inglese e applicarlo all‘Italia, dove abbiamo sempre fatto bene”, ha detto.

”Penso che si debba mantenere l‘identità nazionale. Siamo nell‘Unione Europea così c’è la libera circolazione dei giocatori. abbiamo un sacco di buoni giocatori stranieri in Italia. Abbiamo anche ottimi giocatori italiani che sono ancora campioni del mondo.

“Così penso che il nostro modello di calcio sia da difendere e soprattutto da sfruttare al massimo”.

I CALCIATORI GIOVANI

Tuttavia l‘ex milanista riconosce che il fallimento delle squadre italiane in questa edizione di Champions League è preoccupante.

”Se una nazione che è abituata ad arrivare sino in finale non ha nessuna squadra nei quarti, questa è una campana d‘allarme“, ha detto. ”Ma negli ultimi venti anni le squadre italiane sono giunte in finale 13 volte e due anni fa il Milan era campione d‘Europa.

“E’ vero che nella mia opinione le squadre inglesi giocano un calcio più avanzato del nostro, ma noi non siamo così indietro”.

L‘ex calciatore, che ha giocato anche con Atletico Madrid e Barcellona prima di ritirarsi nel 2005, vorrebbe vedere gli allenatori di sere A seguire l‘esempio dei colleghi inglesi e spagnoli nel dare maggiori opportunità ai giovani.

“E’ uno dei nostri errori”, dice Albertini, che ha esordito nel Milan a 17 anni. “In Italia spesso vogliono giocatori da subito già formati e perfetti, mentre all‘estero le squadre hanno età medie più basse. Spesso li consideriamo giovani quando in realtà dovremmo considerarli per l‘essere calciatori, o per il potenziale che possono esprimere”.

Albertini ha anche detto di sperare di veder ringiovanire il Milan.

“Ci sono un sacco di talenti nel Milan, come è stato dimostrato dalla vittoria nel 2007 in Champions League”, ha detto Albertini, che faceva parte del Milan che distrusse il Barcellona per 4-0 nella finale 1994.

“Ma è anche vero che non sono stati praticamente in corsa per il titolo in serie A nelle ultime tre o quattro stagioni. Così sono meno consistenti, forse perchè alcuni giocatori hanno qualche anno di troppo”.

Albertini, tuttavia, è entusiasta dell‘arrivo a San Siro del 34enne David Beckham, inglese.

“Beckham ha avuto un ottimo impatto. Era qualcosa definita una mossa mediatica ma con grande umiltà, ha dimostrato di essere ancora un buon giocatore”.

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