11 maggio 2009 / 06:32 / tra 8 anni

Il Papa in Israele onora i morti dell'Olocausto

<p>Papa Benedetto inizia oggi la parte pi&ugrave; delicata del suo primo viaggio in Medioriente, con la visita in Israele e nei Territori palestinesi. REUTERS/Muhammad Hamed (JORDAN POLITICS RELIGION SOCIETY)</p>

di Philip Pullella

GERUSALEMME (Reuters) - Alla sua prima visita in Israele, Papa Benedetto XVI ha detto oggi che la sofferenza dei sei milioni di ebrei uccisi dalla Germania nazista nell‘Olocausto non deve essere mai negata o dimenticata.

In un gesto rivolto a placare la rabbia degli ebrei sull‘annullamento della scomunica nei confronti di un vescovo negazionista, nel gennaio scorso, il Pontefice si è recato al memoriale dell‘Olocausto di Yad Vashem per onorare le vittime e incontrare coloro che sono sopravvissuti ai campi di concentramento.

Papa Ratzinger ha parlato della “orrenda tragedia della Shoah”, la parola ebraica utilizzata per l‘Olocausto, e l‘ha definita un‘atrocità che ha disonorato il genere umano e non deve mai più ripetersi.

“Possano i nomi di queste vittime non perire mai. Possa la sofferenza essere mai negata, sminuita o dimenticata”, ha detto il Papa.

Il presidente del consiglio di Yad Vashem, il rabbino Israel Meir Lau, ha espresso delusione perché il Papa non è stato più esplicito.

”Certamente qui non sono state espresse scuse“, ha detto il religioso. ”Non c’è stata “espressione di empatia con la tristezza”. Il Pontefice ha pronunciato un discorso toccante, ha detto Lau, ma “qualcosa mancava. Non c’è stata alcuna menzione dei tedeschi o dei nazisti che hanno partecipato al macello, nessuna parola di rammarico”.

Lau ha anche criticato il Pontefice di origine tedesca per non aver precisato che sono stati assassinati sei milioni di ebrei, anche se Papa Benedetto XVI ha pronunciato il numero nel suo discorso di arrivo.

“Avrò l‘opportunità di onorare la memoria dei sei milioni di vittime ebraiche della Shoah”, aveva detto Ratzinger all‘aeroporto Ben-Gurion, “e di pregare che l‘umanità non sia mai più testimone di un crimine di tale ampiezza”.

Nei 45 anni seguiti al ripudio da parte dei Concilio Vaticano II del concetto di colpa collettiva degli ebrei per la morte di Cristo, le relazioni tra il Vaticano e lo Stato ebraico sono state tormentate dalle azioni della Chiesa durante l‘Olocausto.

Le relazioni hanno toccato il punto più basso a gennaio, quando il Papa ha ritirato la scomunica contro il vescovo britannico negazionista Richard Williamson. In un successivo messaggio di riconciliazione, Ratzinger ha detto ai leader ebraici che “ogni negazione o minimizzazione di questo terribile crimine è intollerabile”.

Williamson ha negato l‘uccisione di 6 milioni di ebrei. Il Vaticano ha detto di non conoscere a sufficienza il passato del vescovo britannico e i leader religiosi ebraici hanno sperato che la vicenda si chiudesse con la visita di oggi al memoriale.

GIOVENTU’ HITLERIANA

Il presidente israeliano Shimon Peres ha dato il benvenuto al Pontefice, spiegando che potrebbe contribuire alla pace in Medio Oriente.

“I leader spirituali possono lastricare la strada per i leader politici. Possono sminare i campi che ostruiscono la strada verso la pace”, ha detto Peres nel corso del loro incontro presso la residenza ufficiale del presidente.

“Ora la Santa Sede e il popolo ebraico stanno tessendo legami di riconciliazione e comprensione”, ha aggiunto il Papa. “La nostra porta è aperta a uno sforzo simile col mondo musulmano”.

La visita papale è “un‘importante missione spirituale del livello più alto, una missione di pace”, ha detto ancora Ratzinger.

Ma tra gli israeliani c’è poco entusiasmo. Joseph Ratzinger nato in Baviera nel 1927, è stato un membro della Gioventù Hitleriana, anche se i suoi biografi dicono che non è mai stato membro del partito nazista o un sostenitore di Hitler.

Ma il direttore del Yad Vashem Avner Shalev-Yad ha detto che il Papa avrebbe dovuto parlare del suo passato nella visita al memoriale.

“E’ venuto qui da Papa, ma d‘altra parte è un essere umano, e ha vissuto quell‘esperienza, e penso che il mondo si aspettasse che avrebbe parlato di quella orribile esperienza nel suo discorso”.

Parlando al suo arrivo dalla Giordania, il Papa ha condannato l‘antisemitismo, che, ha detto, “continua ad alzare la sua brutta testa” nel mondo e ha chiesto un impegno globale per combatterlo.

Il Pontefice ha anche chiesto “una giusta risoluzione” al conflitto israelo-palestinese “in modo che entrambi i popoli possano vivere in pace in una propria patria, entro confini sicuri e riconosciuti internazionalmente”.

L‘appello ha sottolineato le divergenze politiche con il nuovo governo israeliano di destra. Da quando è diventato premier, un mese e mezzo fa, Benjamin Netanyahu non ha sostenuto la creazione di uno stato palestinese, che è invece una priorità per Usa e paesi arabi.

Netanyahu mette invece al primo posto la sicurezza di Israele.

Usando una parola ebraica, il Papa ha detto che la sicurezza è qualcosa che “sgorga dalla fede e si riferisce non solo all‘assenza di minacce ma anche al sentimento di calma e fiducia”.

Le sue parole avranno eco nella regione, particolarmente nel corso della sua visita di mercoledì in un campo profughi vicino a Betlemme, dove vedrà anche il muro eretto da Israele in nome della sicurezza.

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