8 maggio 2009 / 13:18 / tra 9 anni

Papa in Giordania loda l'Islam ma evita la politica

di Phil Pullella e Tom Heneghan

<p>Il di Giordania Abdullah accoglia Papa Benedetto XVI al suo arrivo. REUTERS/Ahmed Jadallah</p>

AMMAN (Reuters) - All‘inizio del suo delicato viaggio in Giordania, Israele e Palestina, Papa Benedetto ha espresso oggi “profondo rispetto” per l‘Islam e ha invocato il dialogo tra cristiani, musulmani ed ebrei per aiutare la pace.

Il Pontefice 82enne è sembrato molto attento a evitare dichiarazioni dal sapore politico all‘inizio del suo viaggio nella regione.

“La visita in Giordania mi dà l‘auspicata opportunità di parlare del mio profondo rispetto per la comunità musulmana”, ha detto Benedetto all‘arrivo ad Amman, in Giordania, lodando re Abdullah per il suo lavoro “nel promuovere una migliore conoscenza delle virtù proclamate dall‘Islam”.

Il discorso del Papa a Ratisbona nel 2006, in cui implicitamente attribuiva all‘Islam violenza e irrazionalità, scuote ancora il mondo islamico. I leader islamici giordani hanno criticato la visita, dicendo che prima il Papa dovrebbe chiedere scusa per quel discorso.

Benedetto ha evitato di toccare questioni politiche rispondendo alle domande dei giornalisti sull‘aereo che lo portava in Giordania, sottolineando il ruolo potenziale della religione per contribuire alla soluzione dei conflitti.

“Non siamo una potenza politica, ma una forza spirituale e questa forza spirituale è una realtà che può portare un contributo al processo di pace”, ha detto il Pontefice in volo verso Amman.

Ai giornalisti ha spiegato che gli sforzi di pace vengono spesso bloccati da interessi partigiani, che la chiesa potrebbe “aiutare a far sbocciare una posizione ragionevole” e che desidera impegnare ebrei e musulmani in un dialogo di pace.

“Deve avanzare un dialogo trilaterale. E’ molto importante per la pace e per permettere ad ogni persona di vivere bene la sua fede”.

IL RE PARLA DI POLITICA

Ma re Abdullah, che ha dato al Papa un caldo benvenuto all‘aeroporto di Amman, non ha evitato i problemi politici della regione e ha dato a Benedetto un assaggio delle difficoltà che affronterà nella seconda parte del suo viaggio, in Israele.

“I nostri valori comuni possono dare un importante contributo in Terra Santa, dove insieme dobbiamo aiutare a rimuovere l‘ombra del conflitto”, gli ha detto il re, invocando una soluzione basata su due stati per il conflitto israelo-palestinese.

Qualsiasi cosa dirà il Papa, avrà un‘eco profonda nella regione, specialmente quando visiterà un campo profughi palestinese a ridosso della barriera che Israele ha costruito vicino a Betlemme nella Cisgiordania occupata.

“Credo che il Papa porterà un messaggio in cui esprimerà le sofferenze dei palestinesi sotto l‘occupazione israeliana”, ha detto l‘arcivescovo palestinese Michel Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme.

Questo viaggio richiama alla memoria quello storico fatto nel 2000 da Papa Giovanni Paolo, che riuscì a suscitare ammirazione equanime da ebrei e musulmani.

Domani Benedetto visiterà una moschea in Giordania -- la seconda del suo papato -- e il luogo dal quale la Bibbia dice che Mosé vide la Terra promessa e morì.

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