5 maggio 2009 / 13:03 / 8 anni fa

Rapporto Legambiente:ecomafia fattura 20 miliardi di euro l'anno

<p>Rapporto Legambiente:ecomafia fattura 20 miliardi di euro l'anno. REUTERS Alessandro Bianchi</p>

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - I reati ambientali fruttano ormai alla criminalità organizzata in Italia oltre 20 miliardi di euro l‘anno, soprattutto grazie al traffico di rifiuti, e nonostante la crisi economica aumenta il numero di “imprese criminali” che partecipano al business. Lo dice il rapporto “Ecomafia” presentato oggi dall‘ong Legambiente.

Gli “ecomafiosi” prosperano soprattutto nel sud Italia, e non è una novità. La Campania è stabilmente in testa alla classifica dell‘illegalità ambientale secondo i dati raccolti nel 2008, seguita da Calabria, Sicilia, Puglia e Lazio.

Ma è proprio la regione di Roma a registrare un preoccupante aumento per quel che riguarda gli “ecoreati” legati allo smaltimento illecito dei rifiuti “nel quale alcune indagini hanno evidenziato interessi della criminalità organizzata”, dice il rapporto citando la relazione annuale della Direzione nazionale antimafia. E anche nel cosiddetto “ciclo del cemento” il Lazio scala le classifiche, almeno per numero di reati denunciati.

L‘ecomafia estende però anche a nord i suoi tentacoli, dice Legambiente, segnalando che Piemonte e Lombardia sono oggi “tra le regioni più coinvolte dai traffici illeciti”.

Per quanto riguarda il giro d‘affari, secondo i calcoli di Legambiente è cresciuto del 7,3%, e il numero di clan coinvolti nei vari tipi di attività legati allo sfruttamento criminale dell‘ambiente - traffico di rifiuti, abusivismo edilizio, agromafia, traffico di animali, di opere d‘arte - è passato dai 239 del 2007 ai 258 di un anno fa.

“Il fatturato totale dell‘ecomafia non è mai stato così alto ed è cresciuto a livelli record proprio nell‘anno più nero per l‘economia mondiale - ha detto il responsabile dell‘Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente, Sebastiano Venneri - Segno che il business degli ecomafiosi non conosce congiunture sfavorevoli e che quindi è necessario mettere in campo tutti gli strumenti possibili per combattere chi lucra avvelenando l‘ambiente e mettendo a rischio la salute dei cittadini”.

Per il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso la cifra di 20 miliardi rappresenta circa “un quarto del fatturato delle mafie”.

UNA MONTAGNA DI RIFIUTI ALTA QUASI COME L‘ETNA

Gli ecologisti ricorrono all‘immagine di una montagna alta oltre tre chilometri, quasi quanto l‘Etna, per far capire quale è il volume di rifiuti speciali - 31 milioni di tonnellate - che non finiscono nelle regolari discariche ma vengono smerciati a prezzi vantaggiosi, per le imprese che se servono, dagli ecomafiosi.

Parallelamente, dice il rapporto, è cresciuta però l‘attività investigativa. Solo nel 2008 sono state avviate 25 inchieste sul traffico di rifiuti pericolosi, relative a un giro d‘affari complessivo di oltre 7 miliardi di euro. E in generale è cresciuto il numero di infrazioni rilevate dai vari corpi dello Stato che si occupano di ecoreati, dalla Forestale ai carabinieri passando per la Guardia di Finanza, le Capitanerie di porto, la polizia, la dogana.

I carabinieri, per esempio, hanno compiuto nel 2008 115 arresti legati al traffico di rifiuti, mentre le Agenzie delle dogane sono riuscite a intercettare e sequestrare 4.800 tonnellate di rifiuti, sei volte il quantitativo bloccato l‘anno prima.

Risultati di cui è parso soddisfatto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato oggi a Legambiente: “Constato con soddisfazione che il quadro dei risultati delle attività di prevenzione e repressione evidenzia un crescente coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali impegnati nella tutela delle risorse ambientali”.

Ma allo stesso tempo, è stato il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso a chiedere ancora una volta che i reati ambientali siano inseriti a pieno titolo nel codice penale, e non punti come accade oggi con una contravvenzione.

“Lo dicono gli stessi collaboratori di giustizia che i rischi per chi si occupa di rifiuti e cemento sono praticamente nulli - scrive Grasso nella prefazione del Rapporto - Fruttano quanto la droga e danno migliori garanzie di impunità”.

PROCURATORE ANTIMAFIA CHIEDE “MASSIMA SEVERITA’”

A fine 2008 però, ha scritto Grasso, l‘Unione europea ha approvato una direttiva sulla tutela penale dell‘ambiente che i paesi membri dovranno approvare entro la metà del 2010. “Ora si spera che l‘Italia la recepisca con il massimo rigore possibile, cioè applicando con la massima severità possibile le norme che colpiscano i colpevoli e introducendo quelle previsioni del disegno di legge presentato nella scorsa legislatura (il ddl Barbieri, ndr) con gli apporti di questa Direzione antimafia”.

E il presidente della Commissione parlamentare sui rifiuti Gaetano Pecorella, ex legale di Silvio Berlusconi, ha chiesto al governo e alla maggioranza di centrodestra di modificare il disegno di legge sulle intercettazioni consentendo di utilizzare questo strumento anche per i reati ambientali, almeno quelli di “fascia alta”.

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