24 aprile 2009 / 12:25 / 9 anni fa

G8 Ambiente diventa G20 e trova accordo su biodiversità

di Massimiliano Di Giorgio

<p>Tartarughine su una spiaggia in Bangladesh. REUTERS/Nurul Islam</p>

SIRACUSA (Reuters) - Dopo tre giorni di negoziati, questa mattina al G8 Ambiente - allargato ad altri 12 Paesi più l‘Unione Europea - le delegazioni hanno trovato l‘accordo sulla “Carta della biodiversità”, che punta a frenare la perdita di specie viventi ed ecosistemi nei prossimi anni. Lo ha confermato oggi la ministro dell‘Ambiente Stefania Prestigiacomo.

La ministro ha anche detto che l‘obiettivo del vertice, che era quello di “far svolgere un confronto franco” tra i ministri sui punti da sciogliere perché sia possibile arrivare a dicembre a Copenhagen un accordo internazionale sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dopo il 2012, “è stato raggiunto”.

BIODIVERSITA’ LEGATA A CLIMA ED ECONOMIA

Il documento sulla biodiversità - la cui bozza era stata elaborata nelle settimane scorse dalla presidenza italiana - chiama a un nuovo impegno internazionale per arrestare la scomparsa di specie viventi e la distruzione degli ecosistemi, dopo che gli obiettivi contenuti nel “2010 Biodiversity Target” sembrano ormai difficilmente raggiungibili.

“Abbiamo tutti riconosciuto che parte di questi obiettivi sono stati disattesi”, ha ammesso Prestigiacomo.

Moltissimi paesi si erano accordati nel 2002 per una ”significativa riduzione“ nel tasso di scomparsa di biodiversità entro il prossimo anno”.

La Carta prevede impegni su diverse azioni, dall‘adattamento al cambiamento climatico alla lotta al disboscamento illegale, al commercio illegale di specie selvatiche, alla prevenzione dell‘invasione di “specie aliene invasive” che distruggano quelle indigene, con uno specifico sistema d‘allarme internazionale. Ma viene sostenuto anche il trasferimento ai paesi in via di sviluppo di “tecnologie innovative, hard e soft” per difendere gli ecosistemi e la creazione di nuove aree protette.

E il documento, che chiede di fissare nuovi obiettivi nel post 2010, indica - ma non specifica nei dettagli - anche la possibilità di utilizzare gli strumenti di mercato per promuovere la difesa della diversità biologica.

“Esiste un valore economico degli ecosistemi che deve essere protetto e che può aprire nuovi spazi di mercato e posti di lavoro”, ha detto la ministro.

La “Carta” è stata di fatto l‘unico vero documento approvato dai ministri al summit di tre giorni organizzato dall‘Italia.

Era infatti escluso in partenza un documento negoziale finale sul cambiamento climatico, e anche un accordo sulla cooperazione tra Grandi Otto, Unione Europea ed economie emergenti per produrre tecnologie a basso impatto di carbonio sembrava fuori discussione.

Su iniziativa di Usa e Giappone, i ministri si sono trovati d‘accordo anche sulla necessità di azioni internazionali comuni sul rapporto tra ambiente e salute dei bambini, che però non si è al momento tradotta in impegni concerti.

IL G20 DEL “DIALOGO VERDE”

Anche se la “Carta di Siracusa” suona in parte come l‘ammissione di un fallimento, appunto quello del “Target 2010”, il vertice che si conclude oggi sembra aver assunto un ruolo di “stimolo verde” sull‘economia e di avvio dei negoziati per Copenhagen.

Il vertice, ha detto Prestigiacomo, “si è concluso con un riassunto delle varie posizioni (dei paesi partecipanti), non ha assunto decisioni, anche perché non poteva prenderne”.

I ministri si sono trovati d‘accordo nel chiedere ai loro premier e presidenti, e anche ai responsabili dell‘Economia, “piani di stimolo colorati di verde”, ha aggiunto la ministro, “con quote importanti di finanziamenti per la protezione dell‘ambiente e della biodiversità, la riduzione delle emissioni e l‘efficienza energetica”.

Nessun numero, dunque. Ma nel “confronto franco” sono stati messi sul tappeto i cinque nodi che bisogna sciogliere per arrivare a un accordo sulle emissioni di GHG (gas a effetto serra): target di riduzione sul breve e medio periodo, target a lungo periodo, come rendere comparabili gli sforzi dei vari paesi, come finanziare le misure, come governare globalmente il processo di lotta al riscaldamento del Pianeta.

Sin dal primo giorno al meeting hanno partecipato ministri G8 (Italia, Usa, Giappone, Russia, Francia, Canada, Germania, Regno Unito), G5 (India, Cina, Brasile, Sudafrica, Messico), Egitto, Indonesia, Australia, Corea del Sud, Repubblica Ceca e Svezia (attuale e prossima presidenza di turno Ue), Danimarca (presidenza Cop 15) e Commissione Europea.

A Siracusa per la prima volta c’è stato un confronto diretto sui temi dell‘ambiente tra la nuova amministrazione Usa - rappresentata qui da Lisa Jackson, amministratrice dell‘Agenzia per la Protezione dell‘Ambiente - e le altre potenze industriali, nonché le economie emergenti.

Gli Usa non hanno ancora indicato obiettivi precisi di riduzione delle emissioni, ma hanno comunque dichiarato il sostegno al modello di “cap and trade” utilizzato dall‘Unione Europea, che fissa delle quote per paese e settore industriale all‘immissione di GHG nell‘atmosfera e consente poi la compravendita.

Ancora, per la prima volta a Siracusa le Organizzazioni non governative che si occupano di ambiente e di lotta alla povertà nel mondo hanno avuto un confronto - sia pure parziale - con i ministri, sedendo allo stesso tavolo.

Quello di Siracusa, insomma, è il tentativo di avviare una strategia “inclusiva” sia verso i paesi meno ricchi che le opinioni pubbliche degli Stati G8, come si è augurato questa mattina Achim Steiner, direttore del Programma per l‘Ambiente delle Nazioni Unite, dicendo che “bisogna impegnare le nostre società non solo sulla minaccia (del riscaldamento globale) ma anche sui benefici che rappresenta la lotta al cambiamento climatico, in termini di posti di lavoro e di salute pubblica”.

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