24 aprile 2009 / 08:14 / tra 8 anni

G8 Ambiente diventa G20 e trova accordo su biodiversità

<p>Una medusa ctenofora. REUTERS/Queensland Museum/Gary Cranitch/Handout</p>

di Massimiliano Di Giorgio

SIRACUSA (Reuters) - Dopo tre giorni di negoziati, questa mattina al G8 Ambiente - allargato ad altri 12 Paesi più l‘Unione europea - le delegazioni hanno trovato l‘accordo sulla “Carta della biodiversità”, che punta a frenare la perdita di specie viventi ed ecosistemi nei prossimi anni.

Lo ha confermato oggi Achim Steiner, direttore esecutivo del Programma Ambientale delle Nazioni Unite (Unep), durante una conferenza stampa a Siracusa, dopo che la notizia era stata riferita a Reuters da una fonte a conoscenza del dossier.

Steiner non ha voluto comunque fornire dettagli sulla “Carta”, che sarà presentata a fine mattinata, nel corso della conferenza stampa finale.

La “Carta” forse non sarà l‘unico documento condiviso che potrebbe uscire dal summit di tre giorni organizzato dall‘Italia. Se era escluso in partenza un documento negoziale finale sul cambiamento climatico, e anche un accordo sulla cooperazione tra Grandi Otto, Unione Europea ed economie emergenti per produrre tecnologie a basso impatto di carbonio sembra fuori discussione, ci potrebbe essere un‘intesa su un programma di impegni sul legame tra ambiente e salute dei bambini, proposto da Usa e Giappone, dicono fonti del vertice.

Secondo partecipanti e osservatori, comunque, il summit siciliano - di fatto un G20 - rappresenta un passo importante nel processo di confronto tra paesi sviluppati, economie emergenti e paesi in via di sviluppo per cercare di arrivare a fine anno, a Copenhagen, a un accordo internazionale sulla riduzione delle emissioni di GHG (gas a effetto serra), ritenuti i principali responsabili del riscaldamento globale.

Il documento sulla biodiversità - la cui bozza era stata elaborata nelle settimane scorse dalla presidenza italiana - dovrebbe chiamare a un nuovo impegno internazionale per arrestare la scomparsa di specie viventi e la distruzione degli ecosistemi, dopo che gli obiettivi contenuti nel “2010 Biodiversity Target” sembrano ormai difficilmente raggiungibili.

Moltissimi paesi si erano accordati nel 2002 per una “significativa riduzione” nel tasso di scomparsa di biodiversità entro il prossimo anno. Nel febbraio scorso Ahmed Dhoghlaf, segretario esecutivo del segretario Onu sulla Diversità Biologica, aveva ammesso che “il primo gennaio 2010 non saremo pronti a dire che abbiamo significativamente ridotto il tasso di perdita di biodiversità. E che questa è la ragione per cui dobbiamo, oggi considerare seriamente un obiettivo post-2010”.

Le difficoltà sull‘approvazione della “Carta di Siracusa”, su cui c‘era pure un ampio consenso di principio, derivavano dalle obiezioni di alcuni paesi, dicono fonti diplomatiche e delle Ong, su singoli aspetti della Carta, giudicati apparentemente troppo impegnativi.

La Carta lega anche la questione della protezione della biodiversità alla lotta al cambamento climatico e all‘economia “verde”.

IL G20 DEL “DIALOGO VERDE”

Anche se la “Carta di Siracusa” suona in parte come l‘ammissione di un fallimento, appunto quello del “Target 2010”, il vertice che si conclude oggi sembra aver assunto un ruolo di “stimolo verde” sull‘economia e di avvio dei negoziati per Copenhagen.

Sin dal primo giorno al meeting hanno partecipato ministri G8 (Italia, Usa, Giappone, Russia, Francia, Canada, Germania, Regno Unito), G5 (India, Cina, Brasile, Sudafrica, Messico), Egitto, Indonesia, Australia, Corea del Sud, Repubblica Ceca e Svezia (attuale e prossima presidenza di turno Ue), Danimarca (presidenza Cop 15) e Commissione europea.

A Siracusa per la prima volta c’è stato un confronto diretto sui temi dell‘ambiente tra la nuova amministrazione Usa - rappresentata qui da Lisa Jackson, amministratrice dell‘Agenzia per la Protezione dell‘Ambiente - e le altre potenze industriali, nonché le economie emergenti.

Gli Usa non hanno ancora indicato obiettivi precisi di riduzione delle emissioni, ma hanno comunque dichiarato il sostegno al modello di “cap and trade” utilizzato dall‘Unione europea, che fissa delle quote per paese e settore industriale all‘immissione di GHG nell‘atmosfera e consente poi la compravendita.

Ancora, per la prima volta a Siracusa le Organizzazioni non governative che si occupano di ambiente e di lotta alla povertà nel mondo hanno avuto un confronto - sia pure parziale - con i ministri, sedendo allo stesso tavolo.

Potrebbe essere l‘inizio di una strategia “inclusiva”, come si è augurato questa mattina Steiner, dicendo che “bisogna impegnare le nostre società non solo sulla minaccia (del risaldamento globale) ma anche sui benefici che rappresenta la lotta al cambiamento climatico, in termini di posti di lavoro e di salute pubblica”.

Per il ministro danese dell‘energia e del clima Connie Hedegaard, che sarà l‘ospite di casa del meeting di Copenhagen - il risultato più importante del vertice siciliano è la capacità di “dialogo” nel “processo” verso il Cop15: “...bisogna ricordare che questi meeting non vanno giudicati su quello che producono. Sono anche un‘opportunità per colloqui bilaterali, per il dialogo... bisogna vederli come un passo in un lungo processo”.

Il messaggio principale che i ministri riuniti si apprestano a lanciare ai loro capi di Stato e di governo sarà che la crisi finanziaria globale deve diventare un‘opportunità per la “green economy”.

“Fare i conti con il cambiamento climatico e le sfide energetiche non significa lavorare contro la gestione della crisi economica - ha detto ieri Hedegaard - se lo facciamo in modo saggio le cose possono andare benissimo insieme, e di fatto occuparsi di cambiamento climatico e crisi energetica può essere un modo per uscire dalla crisi che ci consenta anche di ripensare l‘economia come è ora”.

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