15 aprile 2009 / 09:19 / 9 anni fa

Usa bloccano estradizione in Germania presunto criminale nazista

CLEVELAND, Stati Uniti (Reuters) - Una corte d‘appello statunitense ha bloccato ieri sera l‘estradizione in Germania di John Demjanjuk, accusato di esser stato una guardia di un campo di concentramento nazista e lo ha rimesso in libertà poche ore dopo che gli agenti dell‘immigrazione lo avevano prelevato dalla sua casa in Ohio per mandarlo in Germania, dove lo attende un processo.

<p>Un momento dell'operazione con cui gli agenti dell'immigrazione Usa hanno caricato su un furgone John Demjanjuk, sulla sua sedia a rotelle, accusato di crinmini nazisti, per portarlo in un ufficio federale a Cleveland, prima che la Corte d'Appello Usa lo liberasse. REUTERS/Ron Kuntz (UNITED STATES CONFLICT SOCIETY IMAGE OF THE DAY TOP PICTURE POLITICS)</p>

“E’ stato molto male durante il trasporto di oggi”, ha detto John Demjanjuk Jr. parlando del suo 89enne padre.

“Ma tuttavia si è ripreso potendo stare a casa anziché su un aereo per la Germania, e siamo molto grati alla Sesta Corte d‘Appello federale per aver messo uno stop a questa azione disumana”.

In precedenza degli agenti lo avevano raggiunto nella sua casa nei sobborghi, avevano fatto venire un dottore e, dopo una visita, avevano portato l‘ex operaio automobilistico sulla sua sedia a rotelle dentro un furgone, mentre la moglie assisteva in piedi in lacrime.

Avrebbe dovuto partire immediatamente per Monaco, dove è imputato per la morte di 29.000 ebrei invece è stato condotto in un edificio federale nel centro di Cleveland

Un portavoce del Dipartimento della Giustizia ha detto “che presenterà le proprio contestazioni sulla vicenda in tribunale”.

La procura tedesca lo accusa di complicità nelle uccisioni del 1943 al campo di sterminio di Sobibor, dove avrebbe personalmente condotto gli ebrei alle camere a gas nel campo in territorio polacco, poi occupato dalla Germania nazista.

John Demjanjuk Jr. ha fatto quattro ore di macchina sino a Cincinnati per presentare un appello secondo cui estradare il padre malato in Germania sarebbe equivalso a una tortura e che il viaggio in sé avrebbe potuto ucciderlo.

Si tratta dell‘ultima puntata di una vicenda che si è svolta lungo quasi 70 anni in tre continenti.

L‘uomo, originario dell‘Ucraina, è stato condannato a morte in Israele nel 1988, ritenuto colpevole di essere la sadica guardia nota col nome di “Ivan il terribile” a Treblinka, dove morirono 870.000 prigionieri. In seguito la suprema corte israeliana ha sentenziato che in realtà non era lui l’“Ivan” di Treblinka.

Dopo esser stato per anni in carcere in Israele, tornò a casa sua vicino a Cleveland nel 1993 e gli venne restituita la cittadinanza americana nel 1998.

Il settore dei “cacciatori di nazisti” del Dipartimento di Giustizia Usa riaprì il caso, e un tribunale Usa lo dichiarò colpevole di aver lavorato in altri tre campi di concentramento, e gli venne di nuovo ritirata la cittadinanza.

L‘investigatore capo tedesco sui crimini nazisti. Kurt Schrimm, chiese che Demjanjuk fosse processato a Monaco, città in cui risiedeva prima di emigrare. La procura tedesca spiccò a marzo un mandato di cattura e chiese agli Stati Uniti di concedere l‘estradizione.

Demjanjuk smentì di aver ricoperto alcun ruolo nell‘Olocausto. Disse di esser stato arruolato nell‘esercito russo nel 1941, di esser stato fatto prigioniero dai tedeschi un anno dopo e di essere stato impiegato nei campi di prigionia tedeschi sino al 1944.

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