3 aprile 2009 / 10:59 / tra 8 anni

Diritti umani, il National Geographic va 'Inside Guantanamo'

<p>Manifestanti davanti alla Casa bianca chiedono la chiusura di Guantanamo. REUTERS/Larry Downing</p>

di Randall Mikkelsen

WASHINGTON (Reuters) - I secondini del carcere militare di Guantanamo lo chiamano “il cocktail”, un misto di feci, urina e saliva che i detenuti lanciano loro addosso e che dà la sensazione di stare sul campo di battaglia.

I detenuti si parlano dietro a porte d‘acciaio. Molti di loro sono in carcere senza accuse e denunciano i carcerieri americani per essere “aggressori dei musulmani.., con le mani sporche di sangue”.

Le tensioni quotidiane tra i prigionieri e i militari che li sorvegliano sono riportate da entrambi i punti di vista nel documentario del National Geographic, “Explorer: Inside Guantanamo”.

“Tutto questo è parte integrale della guerra al terrore”, dice il “guardiano” di Guantanamo, il colonnello Bruce Vargo nel film. Un ex detenuto condivide, definendo Guantanamo una “zona di guerra” fisica e psicologica.

Il documentario fornisce il primo sguardo approfondito al centro di detenzione per sospetti terroristi, che è diventato il simbolo mondiale degli abusi compiuti dagli americani nella lotta al terrorismo dopo gli attentati dell‘11 settembre. National Geographic Channel lo trasmetterà domenica sera negli Stati Uniti e in altri paesi.

Potrebbe anche essere l‘ultima video-testimonianza, dato che il presidente Barack Obama ha ordinato lo scorso gennaio di chiudere la struttura presso la base navale Usa di Guantanamo Bay entro l‘anno. Ma la sua amministrazione sta ancora valutando che cosa fare delle circa 240 persone che vi rimangono.

“Guantanamo Bay è l‘equivalente legale dello spazio cosmico -- un posto senza legge”, dice nel film l‘ex avvocato della Marina, Charles Swift.

Il cliente di Swift, Salim Ahmed Hamdan, ha vinto una causa presso la Corte suprema per estendere ai prigionieri di Guantanamo i diritti processuali davanti ai tribunali Usa.

Il film di un‘ora e mezza è stato girato lo scorso agosto, quando l‘amministrazione Bush sosteneva che era impossibile chiudere Guantanamo malgrado le condanne internazionali.

Le troupe del National Geographic sono andate anche in Afghanistan e in Inghilterra ad intervistare ex detenuti e hanno parlato con politici Usa, funzionari di intelligence e avvocati delle due parti.

Il film mostra come trascorre una giornata nel carcere di cemento e acciaio. Le guardie controllano ogni tre minuti che non ci siano stati suicidi; i detenuti scherzano o prendono in giro i secondini; un bibliotecario musulmano consegna i libri, oppure i soldati con elmo e guanti di gomma intervengono per sedare disordini.

IN CATENE, IN STANZE SENZA FINESTRE

Nel documentario si vedono i resti coperti dalla vite di Camp X-Ray -- le gabbie all‘aperto in cui i detenuti in tuta arancione venivano ammucchiati nel 2002 e da lì portati in catene in una vicina baracca per essere interrogati in minuscole stanze senza vetri.

Il film ripercorre anche la politica Usa post 11 settembre verso i sospetti terroristi, dalla denigrazione ai duri interrogatori, passando per le dichiarazioni dei capi militari, fino alle sentenze della Corte suprema e a quello che l‘esercito ora presenta come un trattamento rispettoso della dignità umana.

Lungo questo percorso si vede l‘ex presidente George W. Bush che bolla i militanti come “un mucchio di assassini a sangue freddo e così li tratteremo”.

Un avvocato della Casa Bianca, Bradford Berenson, snocciola le opzioni a disposizione: “Quando catturi questa gente, non puoi liberarli e non puoi ucciderli, perché sarebbe una violazione della legge internazionale”.

Un secondino di Guantanamo istruiva le nuove guardie l‘anno scorso: “Potete essere giusti, fermi e imparziali senza essere dei bastardi...”.

Ma in carcere un detenuto grida dalla sua cella: “Mai, mai in sette anni che sono qui sono stati riconosciuti i miei diritti”.

Un altro dice che le guardie stanno fingendo davanti alla telecamera. “Sembra che stiano facendo proprio un bel servizio ora”, dice ridendo, “Ma solo un‘ora fa, non ve ne fregava di niente”.

“Se credete a questa messinscena, io sono Babbo Natale”.

Dall‘altra parte dell‘Atlantico, Moazzam Begg, il cittadino britannico detenuto dal 2002 al 2004 e poi liberato, dice di essere quasi diventato matto durante l‘isolamento a cui era stato sottoposto perché sospettato di finanziare il terrorismo e si augurava che una tempesta lo portasse via.

“Il documentario dà uno sguardo a 360 gradi e tutti possono farsi un‘opinione”, dice Charles Stimson, ex responsabile per gli affari penitenziari al Pentagono, che ha aiutato il Geographic ad entrare a Guantanamo.

Un avvocato della difesa, Sarah Havens, avverte: chiudere Guantanamo non chiude la questione sui diritti umani in Usa, finché l‘amministrazione Obama continuerà a sostenere che si può detenere i prigionieri senza processo.

“Se prendono i detenuti e li spostano negli Stati Uniti per tenerli senza limiti di tempo, Guantanamo esisterà ancora, come idea”.

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below