6 marzo 2009 / 14:36 / tra 9 anni

"Guru" Doctorow: blocchi Internet mortali per web e creatività

di Roberto Bonzio

<p>Il guru canadese del web, Cory Doctorow. REUTERS/HO</p>

MILANO (Reuters) - Imporre ai siti di servizi Internet di filtrare i contenuti pena sanzioni è impossibile e sarebbe un colpo mortale per il futuro della Rete. E i Paesi che adottassero misure del genere si autoescluderebbero dal dialogo culturale del XXI secolo.

E’ quanto afferma un guru canadese del web, scrittore e paladino della libera circolazione di contenuti e dei diritti digitali, di passaggio a Milano mentre rimbalzano in Rete commenti e preoccupazioni per un emendamento inserito nel pacchetto sicurezza da Gianpiero D‘Alia (Udc) che prevede l‘oscuramento completo di tutti i siti in cui ci sono apologie di reato o istigazioni a delinquere.

“Bullismo e discorsi violenti sono reati e si deve continuare a fare quel che si è fatto sinora: trovare i responsabili, perseguirli e chiedere a chi ha diffuso quei contenuti di rimuoverli”, dice a Reuters Cory Doctorow, coeditor di Boing.Boing.net, blog tecnologico tra i più visitati della Rete, giornalista e autore di romanzi di fantascienza

Doctorow, che è ospite questo pomeriggio a Milano, mediateca di Santa Teresa, di Meet the Media Guru, iniziativa ideata da Maria Grazia Mattei in collaborazione con Camera di Commercio e Provincia di Milano, aggiunge però: ”Ma aspettarsi un filtro preventivo, che un avvocato di Google veda tutti i video decidendo cosa è giusto e cosa no, sarebbe folle. Non funzionerebbe, si sbaglierebbe, puniremmo innocenti lasciando impuniti dei colpevoli. E non ci sono abbastanza ore di avvocati da adesso alla fine del mondo per vedere tutti i video pubblicati su YouTube”.

Affidare a mediatori della Rete la responsabilità dei contenuti assesterebbe un colpo mortale ai nuovi serivizi Internet, dice Doctorow.

Sarebbe la fine dei blogger, di movable type (software per blog), Gmail (posta di Google) e di ogni servizio di contenuti utenti e di messaggeria. Il sistema sarebe troppo costoso da gestire, aggiunge.

LA CREATIVITA’ RICHIEDE DI POTER COPIARE

“Riscrivere oggi quei principi (del 1996 che liberano i mediatori da responsabilità sui contenuti) mentre vediamo la nascita di nuovi servizi innovativi e abbiamo ogni tipo di creativi che si stanno diffondendo nel mondo... è dire essenzialmente: non ci importa il futuro, vogliamo difendere il passato. Letale non solo per innovazione nelle aziende ma anche per le future generazioni di creativi”, dice.

Doctorow, che mette a disposizione liberamente in Rete le proprie opere, come “Little Brother”, storia di un gruppo di ragazzini che attraverso la tecnologia si difende dagli abusi ai diritti civili di un governo autoritario, è paladino della condivisione dei contenuti, come indispensabile ingrediente di progresso.

“Perché la creatività comporta copiare e rielaborare”, dice. “Pensare che la creatività sia il dito di Dio che scende dal Cielo a toccare il tuo cervello per illuminarti... impedire di copiare è essenzialimente dire ai creativi di domani: potreste non esistere. I Paesi che adotteranno queste restrizioni sono quelli che non parteciperanno al dialogo culturale del 21esimo secolo”, afferma.

Perché i Beatles sono diventati tali iniziando a suonare canzoni di altri per gli amici in un garage, senza che nessuno a Liverpool li perseguisse, ricorda. Mentre oggi ai creativi che suonano nella loro camera per i loro amici su Internet, non si puo dire: “Siete dei ladri e dovete smettere di copiare...”.

ECONOMIA PRENDA ESEMPIO DA RAPIDITA’ DI INTERNET

Per Doctorow, il mondo del‘economia deve smetterla di far la guerra aIle tecnologia, sfruttandone invece le opportunità. Perché le tecnologie che abbattono i costi di azioni collettive (come la diffusione di contenuti) possono consentire di investire risorse altrove. E cita il caso di Twitter, social network con diffusione di minimessaggi, che non ha avuto bisogno di investire su database o sistemi operativi e ha concentrato le risorse su servizio e banda larga, costruendo così il proprio successo.

Ma è una strada selettiva per il mercato, fa capire: “E perché Microsoft dovrebbe godere di protezioni che non ha avuto Olivetti?”, dice. Convinto però che il modello vincente di Internet, che l‘economia tradizionale dovrebbe prendere ad esempio, sia quello... del fallimento. Cioé, poter sviluppare prodotti che se non funzionano possono essere abbandonati rapidamente e senza troppi costi, per percorrere sempre strade nuove.

DIFENDERSI CON RAZIONALITA’ DALLE PSICOSI

Militante politico, Doctorow è pure convinto che la Rete possa difendere diritti civili e progresso con la razionalità, da ossessioni irrazionali pericolose. Cita quella della pedofilia, che ha portato ad una psicosi di paura dell‘estraneo che abusa dei bambini “mentre nella realtà è quasi sempre commessa da familiari o altri adulti che sono per i ragazzi autorità, a scuola o in chiesa”.

O la paura del terrorismo, che assorbe attenzione e risorse, mentre sicurezza stradale, rifiuti tossici e altri pericoli concreti che mietono molte più vittime dovrebbero attirare molte più attenzioni.

“Chiunque ne capisca di assicurazioni, finanza, scommesse, ogni cosa in cui è compreso il rischio vi dirà che sapere come si concretizza un rischio è il primo più importante passo per saperlo affrontare. Così noi, quando diciamo alle persone che devono preoccuparsi di pericoli qualsi impossibili e di ignorare quelli che corrono invece quasi ogni giorno rendiamo tutti molto meno sicuri”, conclude.

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