8 gennaio 2009 / 12:08 / tra 9 anni

Speranze per le cure dai bassi livelli d'ossigeno sull'Everest

di Michael Kahn

LONDRA (Reuters) - Una squadra di medici britannici sta conducendo esperimenti nella “Zona della Morte” dell‘Everest, dove ha registrato i livelli più bassi di ossigeno nel sangue di esseri umani, molto al di sotto di quelli considerati critici per i pazienti.

I risultati della ricerca pubblicati ieri potrebbero portare a migliori cure nei reparti di terapia intensiva per i pazienti che soffrono di cuore e polmoni, per i bimbi nati prematuri ed altri che soffrono di simili bassi livelli di ossigeno, chiamati ipossia.

“Vogliamo capire perché gli esseri umani reagiscono in modo diverso a bassi livelli di ossigeno”, ha detto nel corso di un‘intervista telefonica Mike Grocott, ricercatore dello University College a Londra, che ha condotto lo studio.

“Il problema nello studiare pazienti in condizioni critiche è che hanno così tanti altri problemi che è difficile individuare gli effetti di ognuna delle varianti”.

Lo studio si è svolto nella cosiddetta “Zona della morte”, -- l‘area oltre gli 8.000 metri dove l‘aria rarefatta limita la quantità di ossigeno che arriva ai polmoni e può provocare il mancato funzionamento di organi e il coma anche in persone allenate.

La squadra di otto medici ha raggiunto quota 8.850 metri attraverso il tracciato South Col ma hanno effettuato l‘esperimento 400 metri più in sotto a causa delle proibitive condizioni meteorologiche sulla cima.

Dopo aver individuato una zona che consentiva un qualche riparo, quattro persone della squadra si sono tolte i guanti e hanno aperto le tute, effettuando prelievi di sangue dall‘arteria femorale dall‘inguine.

“La cosa sconveniente è che occorre scoprirsi un po’ più di quel che si vorrebbe a quelle temperature”, ha detto Grocott. All‘esterno infatti si era a 25 gradi sottozero.

Un‘analisi ha confermato quel che i medici sospettavano da tempo: ad un‘altitudine così elevata gli scalatori hanno livelli incredibilmente bassi di ossigeno nel sangue, che si vedono normalmente in pazienti vicini alla morte.

I risultati sono stati anche i più bassi mai registrati in esseri umani, addirittura 2,55 chilopascal (unità di pressione), mentre un livello normale è di 12-14 chilopascal per persone sane ed 8 indica pazienti in condizioni critiche, aggiunge Grocott.

Grocott ed i colleghi, che hanno pubblicato i loro risultati sul New England Journal of Medicine, credono che un aumento di fluido nei polmoni dovuto all‘elevata altitudine possa contribuire a questi bassi livelli di ossigeno.

Mentre sono necessarie ulteriori ricerche, i risultati suggeriscono che alcuni malati in condizioni critiche potrebbero tollerare livelli più bassi prima di ricevere ossigeno o altri interventi che comprendono il rischio di effetti collaterali, dice Grocott.

“Quel che è interessante di questo è che potrebbero esserci pazienti capaci di sopportare livelli più bassi ed essere meno danneggiati da tutti questi interventi”, ha detto Grocott.

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