6 gennaio 2009 / 12:32 / 9 anni fa

Cina, rapporto ufficiale prevede un 2009 di proteste

di Chris Buckley

PECHINO (Reuters) - La Cina assisterà a un‘ondata di proteste nel 2009 mentre la disoccupazione alimenta il malcontento sociale.

Lo scrive un giornale di stato, avvisando senza mezzi termini dei rischi per il partito comunista al governo a fronte della crisi economica.

Il rapporto, insolitamente duro, pubblicato dal giornale Outlook (Liaowang) questa settimana e diffuso dall‘agenzia stampa, riferisce che la contrazione economica potrebbe suscitare l‘ira di milioni di lavoratori immigrati e di laureati senza lavoro.

“Senza dubbio, ora stiamo entrando in un periodo culminante per gli incidenti di massa”, ha detto un reporter di Xinhua, Huang Huo, al magazine, usando l‘eufemismo usato ufficialmente per definire rivolte e proteste.

“Nel 2009, la società cinese potrebbe assistere a ulteriori conflitti e scontri che potrebbero mettere alla prova la capacità di governare a tutti i livelli del partito e del governo”.

Il presidente Hu Jintao ha promesso di rendere la Cina “una società armoniosa”, ma dovrà vedersela con la crescente tensione per la riduzione dei posti di lavoro e i magri salari, oltre che con una lunga insoddisfazione per gli episodi di corruzione e le confische dei terreni.

La Cina ha davanti anche un anno di anniversari politici difficili, in particolare il 20esimo anniversario della soppressione delle rivolte pro-democratiche in piazza Tienanmen nel giugno 1989. Una data che ha già galvanizzato la campagna “Charter 08” di dissidenti e attivisti che chiedono profonde riforme democratiche.

Le maggiori minacce al tessuto sociale cinese giungeranno dagli studenti laureati, che hanno davanti un mercato del lavoro sempre più difficile e salari in calo, nonché da un‘ondata di lavoratori immigrati che hanno perso il lavoro dopo la chiusura delle fabbriche che si basano sull‘export.

La chiusura degli stabilimenti, i licenziamenti e le difficoltà a pagare la sicurezza sociale hanno già scatenato una serie di proteste, secondo quanto riferisce il rapporto.

Alcuni istituti di statistica hanno stimato che quasi 10 milioni di lavoratori agricoli immigrati abbiano perso il lavoro, secondo quanto riferisce il giornale.

Se si includono gli studenti laureati nel 2008 che non hanno trovato lavoro, ci saranno oltre 7 milioni di diplomati all‘Università o al college alla ricerca di un lavoro quest‘anno, ha calcolato Huang.

L‘obiettivo del governo cinese di una crescita del Pil dell‘8% nel 2009 genererà solo 8 milioni di nuovi posti di lavoro nell‘intero paese, ha aggiunto Huang. Nel 1989, gli studenti insoddisfatti erano alla base delle proteste.

“Se nel 2009 ci sarà un gran numero di lavoratori agricoli immigrati senza lavoro che non trovano lavoro per sei mesi o più, girando nelle città senza un reddito, il problema sarà anche più grave”, ha detto Huang.

Huang è il capo ufficio di Xinhua nella città meridionale di Chongqing, da tempo focolaio di rivolte.

Altre parti della Cina hanno registrato manifestazioni locali contro abusi della polizia, corruzione e la chiusura delle fabbriche.

Ian Bremmer, presidente del gruppo di consulenza sui rischi politici Eurasia, ha tratteggiato di recente uno scenario più ottimistico, escludendo una crisi di questo tipo nel 2009.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Qin Gang ha detto che il suo governo riuscirà ad affrontare i momenti difficili: “Abbiamo la capacità e la fiducia per garantire una crescita relativamente rapida e stabile dell‘economia cinese e per assicurare una stabilità sociale”.

L‘economia cinese è cresciuta del 9,9% nei primi mesi del 2008 rispetto all‘anno precedente. Ma alcuni economisti dubitano che il governo possa raggiungere l‘obiettivo di una crescita dell‘8% nel 2009.

Il report di Outlook ha anche sottolineato che il malcontento sociale ha radici più profonde delle sole preoccupazioni sulla crescita, con soggetti politicizzati che possono esplodere.

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