22 dicembre 2008 / 13:55 / tra 9 anni

Iraq, a processo giornalista che lanciò scarpe contro Bush

Di Ahmed Rasheed

<p>Il giornalista televisivo iracheno Muntazer al-Zaidi che ha lanciato le scarpe contro il presidente Usa George W. Bush chiamandolo "cane" sar&agrave; processato il 31 dicembre. REUTERS/Future Television/Handout (LEBANON). FOR EDITORIAL USE ONLY. NOT FOR SALE FOR MARKETING OR ADVERTISING CAMPAIGNS.</p>

BAGHDAD (Reuters) - Il giornalista iracheno che ha lanciato le scarpe contro il presidente Usa George W. Bush chiamandolo “cane” sarà processato il 31 dicembre. Lo ha detto oggi un funzionario del tribunale.

Il giornalista televisivo Muntazer al-Zaidi è accusato di “vilipendio di un capo di stato straniero in visita in Iraq”, ha detto Abdul Satar Birqadr, portavoce dell‘alto Consiglio Giudiziario dell‘Iraq.

“Il tribunale penale ha fissato la data del processo per il 31 dicembre e le udienze saranno condotte da un collegio di tre giudici”.

“Il caso non è complicato e credo non ci vorrà molto tempo per arrivare a una sentenza”, ha aggiunto.

Il primo ministro Nuri al-Maliki, sostenuto dagli Usa, ha condannato le azioni di Zaidi, ma è probabile che non voglia inimicarsi i numerosi sostenitori del giornalista per non perdere consensi, soprattutto in vista delle elezioni provinciali che si terranno il mese prossimo.

L‘avvocato di Zaidi ha dichiarato che il suo cliente è stato picchiato dopo l‘incidente del lancio delle scarpe avvenuto il 14 dicembre durante una conferenza stampa a Baghdad, e il fratello dell‘imputato ha detto che il giornalista rifarebbe la stessa cosa se potesse.

Uday al-Zaidi ha riferito che suo fratello aveva detto sabato a un giudice investigativo di aver temuto che gli avrebbero sparato dopo il lancio della prima scarpa.

Ma quando questo non è successo, “ho avuto il tempo di lanciare anche la seconda (scarpa)”, ha detto Zaidi secondo quanto riferito dal fratello. “‘Se potessi tornare indietro nel tempo, rifarei la stessa cosa’”.

Il processo a Zaidi, le cui azioni sono state viste come eroiche da coloro che incolpano Bush per lo spargimento di sangue in Iraq dall‘invasione del 2003 condotta dagli Usa, sarà probabilmente molto seguito.

In una mossa insolita, che fa pensare a una particolare sensibilità di Maliki per la vicenda, i media avranno pieno accesso al processo.

Zaidi - che si è incontrato con il fratello per un colloquio di oltre un‘ora nella fortificata Zona Verde di Baghdad dove è detenuto - ha detto che “sul viso e sul corpo (di Muntazer) ci sono evidenti segni di tortura”.

Ha riferito che al giornalista manca un dente, ha il naso ferito e lividi su braccia e gambe.

I fratelli di Zaidi avevano detto precedentemente che aveva riportato una frattura al braccio, ma adesso hanno ritrattato queste dichiarazioni.

Uday al-Zaidi ha detto che suo fratello è stato torturato per dire alle autorità che qualcuno lo aveva persuaso a lanciare le sue scarpe contro Bush. Maliki aveva parlato ieri di un complice o di un istigatore.

Il primo ministro ha cercato di calmare le proteste sulla sorte del giornalista e ha assicurato che la giustizia farà il suo corso, anche se questo dovesse significare la liberazione di Zaidi.

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