18 dicembre 2008 / 13:18 / tra 9 anni

Tocco made in Italy nell'animazione digitale di "Madagascar 2"

di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - L‘animazione digitale sempre più sofisticata sfida ormai una nuova frontiera, quella del 3D, non più straordinario effetto speciale ma vero e proprio strumento narrativo.

E’ quanto afferma in un‘intervista a Reuters via email dalla California un pioniere italiano dell‘animazione digitale, da anni trapiantato alla DreamWorks di Steven Spielberg a Silicon Valley, dove dopo una serie di film tra cui “Z la formica” e “Shrek” ha contribuito anche alla realizzazione dei personaggi di “Madagascar 2”, film da oggi nelle sale italiane.

“A differenza del passato, dove la stereoscopia veniva usata in maniera estrema per far ‘saltare’ gli oggetti di fronte allo spettatore con gli occhialini, adesso la si usa come nuovo strumento di narrazione cinematografica”, dice a Reuters Luca Prasso, oggi Character Technical Director Supervisor alla DreamWorks, che ha annunciato per il marzo 2009 il lancio del suo film in 3D “Monsters vs Aliens”.

“La produzione di un film in stereoscopico è molto più complicata della produzione ‘tradizionale’. La diffusione delle sale che possono proiettare in stereoscopico, la creazione di nuove figure professionali che sanno pensare in stereoscopico e il cambiamento del gusto del pubblico: saranno queste le chiavi per il successo dell‘iniziativa”, aggiunge.

Quanto al “tocco” di made in Italy in “Madagascar 2”, Prasso ricorda che il suo contributo risale ad anni fa, quando ha lavorato al setup di Florrie, la mamma del leone Alex. “Per crearlo abbiamo usato il nuovo software alla cui realizzazione ho lavorato per diversi anni, per cui era una prova importante per tutti noi”.

Oggi, dice ancora Prasso, il suo lavoro consiste principalmente nello sviluppo della prossima generazione di software proprietario per il setup dei personaggi digitali, seguendone l‘utilizzazione nei diversi film attualmente in produzione.

“La Dreamworks produce film d‘animazione, circa due all‘anno, ognuno richiede circa quattro anni di lavoro di centinaia di persone, dai creativi ai tecnici agli scienziati agli ingegneri e agli artisti. Io faccio parte (come supervisore) di un gruppo che si chiama Character Technical Directors, responsabili tecnici per la preparazione e lo sviluppo del software che serve ad animare i personaggi”, spiega.

UN PC CHE HA CAMBIATO LA VITA, UN VANTAGGIO SAPER FARE DI TUTTO

Nato a Torino e presto trapiantato a Verona, esperienze di lavoro anche a Bologna, Roma e Milano prima di emigrare, da sempre appassionato di disegno, Prasso ricorda ancora la “scoperta” che in qualche modo gli cambiò la vita.

“Era il 1982, a casa di un compagno di classe di quarta liceo trovai un personal computer, il Commodore Vic-20. Dopo tutta la giornata passata a scrivere un codice, premendo un bottone siamo riusciti a disegnare dei cerchi sullo schermo e da quel giorno ho capito che avrei disegnato in quella maniera”, dice.

Gli inizi, ricorda ancora, sono stati pionieristici. “In una società di computer graphic a Verona, di Francesco de Luca, che l‘aveva fondata vendendo la casa per comprare un computer estremamente costoso, sul quale per anni si sono passati giorni e notti a imparare, come funzionava e cosa dare ai clienti, come produrre qualcosa di innovativo guardando cassette che ci arrivavano trafugate dagli Stati Uniti con pubblicità incredibili ed effetti speciali incredibili, che noi volevamo copiare anche se non potevamo, perché non avevamo computer super potenti”.

Alla fine, chiamato negli Stati Uniti, quell‘esperienza pionieristica gli è stata preziosa. Anche se l‘impatto con l‘avanzatissimo mondo hi tech americano non è stato facile.

“Arrivare qui da un campo, la computer graphic, in cui in Italia si faceva un po’ di tutto, non c‘era molta specializzazione, è stato uno shock, perchè qui tutti hanno un ruolo preciso. Ma è stato anche un vantaggio. Perchè questa versatilità, il saper fare un po’ di tutto, è diventata un valore aggiunto agli occhi dei manager americani. Che ha funzionato, visto che nel mio caso, mi hanno dato un incarico molto importante con una notevole responsabilità, solo pochi mesi dopo che ero arrivato”.

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