24 novembre 2008 / 09:14 / 9 anni fa

Smateria: in Cambogia creatività italiana sposa riciclaggio

di Massimiliano Di Giorgio

<p>Bottiglie di plastica in un centro di riciclaggio. REUTERS/David Gray</p>

ROMA (Reuters) - Le reti da cantiere che servono a fabbricare borse, porta-iPod e zaini vengono dagli stock di prodotto invenduto, lavorato per ottenere una cinquantina di colori diversi. Le buste di latte in tetrapak che diventano portafogli arrivano da ristoranti e bar che le conservano per il riutilizzo. La plastica per i portafogli è riciclata e poi intrecciata con telai di legno.

Da due anni, grazie all‘intreccio tra la creatività e il lavoro italiani e cambogiani, un‘azienda “fair trade” che ha sede a Phnom Penh vende -- anche grazie al web -- i suoi prodotti in diversi paesi europei e negli Usa, e da gennaio sbarcherà anche in Italia.

Il marchio “Smateria” in realtà nasce in Italia, nel 2005, per lanciare gioielli fatti con materiali riciclati e altri oggetti. Ma è alla fine del 2006 che le italiane Elisa Lion e Jennifer Morellato hanno fondato nella capitale cambogiana -- dove si sono incontrate e dove erano giunte entrambe per motivi familiari -- la loro società, con un atelier all‘inizio ospitato in casa.

Poi è arrivata la bottega al centro di Phnom Penh, e a seguire la nuova sede di produzione, in un grande appartamento. E oggi, partita con tre sarti, una modellista e un lavatore di tetrapak, “Smateria” dà lavoro a 36 persone.

“Anche se noi due, le ‘direttrici’, non ci siamo ancora pagate uno stipendio e da soli tre mesi abbiamo cominciato a recuperare il nostro investimento. Ma siamo riuscite per due anni a pagare tutti gli altri stipendi con puntualità”, dice a Reuters per email Elisa Lion, 38 anni, la “creativa”, che sviluppa le idee e il design.

Morellato, 34 anni, un figlio, è invece la responsabile commerciale dell‘impresa.

Due figli, un marito che lavora per “Medici Senza Frontiere”, Lion è laureata in lingue orientali, e ha vissuto diversi anni in Cina, dove ha lavorato per una Ong. Ma in Italia si è occupata anche di commercio e contabilità.

RETE, PLASTICA E TETRAPAK

La società, dice Lion, esporta in Usa, Australia, Giappone, Francia, Svizzera, Norvegia, Regno Unito, Belgio, Lussemburgo e Singapore, ma in Italia comincerà a vendere soltanto da gennaio.

“Nel 2008, fino ad oggi, abbiamo venduto una media di 1.700 borse al mese”, dice Lion. Borse di vari tipi: “vanity case”, porta-computer, salopette, da spiaggia, borsoni, zaini. E poi pochette, portafogli, astucci.

La produzione della società si basa su tre materiali principali. Prima di tutto la cosiddetta “zanzariera”, che in realtà è una “safety net”, rete di sicurezza utilizzata nei cantieri. In questo caso si tratta di rotoli “fallati”, rivenduti in Cambogia e utilizzati per scopi tra gli più svariati: “Viene usata per stenderci sopra il riso quando viene messo a seccare, o come setaccio, o ancora come protezione laterale nei carretti che trasportano merce”, spiega Lion.

Poi c’è la plastica riciclata, intrecciata con speciali telai di legno. Infine, il tetrapak: “Viene lavorato a intreccio su quadri fatti su misura. In due anni, abbiamo riciclato 24.000 cartoni circa -- dice ancora Lion -- Una delle nostre sarte parte ogni mattina in bici o in moto e va a recuperare il tetrapak che ristoranti e bar conservano per noi”.

A differenza di molte imprese che si insediano in paesi in via di sviluppo per approfittare del basso costo del lavoro, e che per diverse Organizzazioni non governative ignorano spesso i più elementari diritti dei lavoratori, “Smateria” è un‘azienda “fair trade”, rivendica Lion. Espressione che in Italia si traduce spesso con “commercio equo e solidale”.

UN‘AZIENDA “FAIR TRADE”

“Dal principio ci siamo basate sulle griglie riconosciute dagli international labour standards, per definire i nostri contratti: 40 ore di lavoro settimanali, dal lunedì al venerdì (considerando che per la legge locale sono 48), tredicesima e un mese di ferie pagate, oltre a congedi matrimonio, maternità ecc ecc. Aumenti annui di stipendi in base all‘inflazione e al merito e anzianità, doppio pacchetto assicurativo per ospedalizzazione e incidenti stradali e sul lavoro, training in bottega ai nuovi assunti...”.

E la società, dice Lion, si è anche adeguata alle norme di sicurezza per quel che riguarda l‘altezza delle luci o le attrezzature per la postura dei sarti.

L‘imprenditrice insiste sul fatto che Smateria è “un business, non una Ong”, e dice di non essere sicura di volere davvero ottenere il marchio internazionale del “Fair Trade”, perché “non siamo convinte dell‘onestà di molti che lo portano. Ci stiamo pensando”.

“Tentiamo di dimostrare che è possibile produrre oggetti di alta qualità e mantenersi semplicemente con i guadagni ottenuti dalle vendite... Il che significa che, a nostro avviso, questo paese dispone di figure professionali sufficientemente preparate per non dover ricorrere alla cooperazione, soprattutto nel campo del tessile e delle confezioni”.

La società (www.smateria.com) sta anche finanziando l‘acquisto di macchine da cucire da parte di alcuni dipendenti, per sostenere un progetto per lo sviluppo di “cellule di produzione familiare”.

“Siamo a 32 macchine e sono i nostri sarti che fanno da trainers ai loro familiari. Se tutto va bene, la prima cellula di 5 macchine sarà operativa - prestito della banca permettendo...- da giugno del prossimo anno”.

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