24 ottobre 2008 / 12:10 / 9 anni fa

ESCLUSIVA - Capolavoro di Raffaello torna dopo 10 anni

di Philip Pullella

FIRENZE (Reuters) - Dopo dieci anni di studi e restauri che hanno messo alla prova sia strumenti tecnologici all‘avanguardia che la pazienza dell‘uomo, uno dei più grandi capolavori del Rinascimento italiano sta per tornare ad essere ammirato dal pubblico.

La “Madonna del cardellino” di Raffaello, un olio su tavola di 107 centimetri per 77, è sopravvissuto non solo al crollo di una casa nel 1547, ma anche agli errori fatti durante gli interventi conservativi del passato.

Il risultato del restauro è sorprendente. Una patina vecchia di secoli è scomparsa, le guance della Madonna sono rosa, il suo abito è di un rosso e un blu vivi, e sembra quasi di sentire il rumore della cascata dipinta sullo sfondo della campagna toscana.

“Questo paziente ci ha procurato notti agitate e insonni”, ha detto Marco Ciatti, a capo del dipartimento di pittura dell‘Opificio delle pietre dure di Firenze, uno dei più prestigiosi centri di restauro statali italiani.

“Abbiamo impiegato due interi anni a studiarlo prima di decidere se andare avanti perché coi danni subìti in passato - chiaramente visibili ai raggi X - un tentativo di restauro sarebbe potuto andare male”, ha spiegato.

Raggi X, Tac, fotografia all‘infrarosso, laser, uomini e donne in camice bianco, microscopi, guanti in lattice: gli elementi che hanno accompagnato il restauro sembrano quelli di un ospedale.

Ma l‘Opificio non è il pronto soccorso di “E.R.”: non ci sono infatti ritmi frenetici, ma anzi il lavoro va avanti lentamente.

“In passato abbiamo deciso di non restaurare perché i rischi di danneggiare o alterare l‘originale erano troppo alti”, ha detto Ciatti, 53 anni. “Ci consideriamo come un medico che tratta il paziente nel complesso anziché concentrarsi su una malattia specifica”.

Raffaello dipinse l‘opera intorno al 1506. Si trattava di un regalo di matrimonio per Lorenzo Nasi, un ricco mercante di lana.

Quando la casa di Nasi crollò, la tavola si ruppe in 17 pezzi. Ridolfo di Ghirlandaio, contemporaneo dell‘autore, li rimise insieme.

Poi la “Madonna del cardellino” andò a far parte della collezione dei Medici, che commissionarono diversi interventi, volti soprattutto a coprire le tracce della rottura.

Negli ultimi dieci anni Patrizia Riitano, 52 anni, ha vissuto, respirato, sognato e toccato Raffaello. E’ il suo occhio destro che ha iniziato a scrutare l‘opera, e la sua mano destra quella che ha iniziato a ripulirlo.

“Sono solo un tecnico”, dice umilmente Riitano, a capo del progetto di restauro. “Ma sì, credo di conoscere questo dipinto quasi meglio di Raffaello. Certamente lui lo ha guardato, ma in tutti questi anni io l‘ho guardato con un microscopio”.

Il mese prossimo l‘opera sarà presentata a Firenze a Palazzo Medici, nell‘ambito di una mostra sul restauro. Poi tornerà nella sala 26 degli Uffizi.

Lo festeggeremo come il ritorno della figliol prodiga”, ha detto il direttore del museo, Antonio Natali

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