23 ottobre 2008 / 19:48 / tra 9 anni

Festival cinema Roma,arriva "8" una serie di corti sulla povertà

di Silvia Aloisi

ROMA (Reuters) - Wim Wenders e Jane Campion sono solo due degli otto registi che hanno firmato una serie di cortometraggi sugli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite contro la povertà, anche se l‘agenzia dell‘Onu che doveva patrocinare il progetto, alla fine ha rinunciato.

“8”, presentato oggi al Festival del film di Roma, mette assieme il lavoro di altrettanti registi per illustrare gli Obiettivi del Millennio fissati nel 2000 dalle Nazioni unite per dimezzare il numero dei poveri e di chi soffre la fame entro il 2015.

Ciascun regista ha analizzato, da un diverso punto di vista, il tema di come la povertà, il cambiamento climatico, la mancanza di accesso all‘istruzione e alle cure sanitarie più elementari stia creando problemi ai poveri di tutto il mondo ma anche a quelli che vivono in Occidente.

L‘africano Abderrahmane Sissako nella sua pellicola riprende un bambino di 8 anni che sente parlare degli obiettivi Onu in un‘aula spoglia di una scuola in Etiopia; nel lavoro dell‘attore e regista Gael Garcia Bernal si vede invece un padre in Islanda che spiega al figlio l‘importanza dell‘educazione; mentre Campion illustra i danni provocati dalla siccità in Australia.

Gus Van Sant gioca sul contrasto tra la spensieratezza dei ragazzi americani che vanno sullo skateboard e le agghiaccianti statistiche sulla mortalità infantile nei Paesi poveri.

L‘olandese Jan Kounen invece riprende una donna incinta in Amazzonia che cerca disperatamente di trovare un medico mentre un altro degli otto corti, quello dell‘argentino Gaspar Noe, affronta il tema dell‘Aids.

“UN INSULTO ALL‘ISLAM”

Ma il corto che più ha fatto discutere è quello della regista indiana Mira Nair che ha creato una frattura con il Programma per lo sviluppo dell‘Onu, che alla fine ha ritirato il sostegno al progetto.

Il cortometraggio di Nair racconta la storia di una donna musulmana che vive a New York e che decide di lasciare il marito e il figlioletto perché si è innamorata di un uomo sposato.

“Nell‘aprile 2008, il Programma per lo sviluppo dell‘Onu è venuto qui e ci ha chiesto di cancellare il film di Mira Nair altrimenti avrebbe ritirato il proprio simbolo dal progetto. Secondo l‘Onu infatti il film rischiava di offendere l‘Islam”, ha detto il produttore francese Marc Oberon a Roma.

Nair, a Roma per promuovere “8”, ha difeso la sua scelta, dicendo che racconta la storia di una donna e del suo diritto a esprimere se stessa.

“Francamente è una tempesta in un bicchier d‘acqua”, ha detto la regista. “Il mio corto si ispira a una storia vera ed è stato scritto dalla persona che l‘ha vissuta”.

“Le donne che vivono sotto a un hijab o a un burqa vengono spesso considerate donne che non hanno diritti e sottomesse... il che non è affatto vero”.

Polemiche a parte, Wenders ha detto di sperare che la serie di otto corti possa far aumentare la consapevolezza della povertà, soprattutto ora che con la crisi globale si corre il rischio che si distolga l‘attenzione dagli aiuti e dai fondi per lo sviluppo.

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