7 agosto 2008 / 06:52 / tra 9 anni

Russia, ultimo addio a Solzhenitsyn in monastero a Mosca

MOSCA (Reuters) - Si sono svolti oggi a Mosca in un monastero del sedicesimo secolo i funerali del dissidente dell‘era sovietica Alexander Solzhenitsyn, in una elaborata cerimonia religiosa a cui ha partecipato anche il presidente Dmitry Medvedev.

<p>La salma di Alexander Solzhenitsyn durante la cerimonia funebre. REUTERS/Yuri Kochetkov/Pool (RUSSIA)</p>

Centinaia di persone anziane si sono presentate per l‘ultimo addio al premio Nobel, il cui corpo è stato esposto, avvolto in panni e rose rosse, per diverse ore in una bara aperta durante la cerimonia russo-ortodossa.

Solzhenitsyn è stato sepolto nel cimitero del monastero Donskoi dopo la funzione, accompagnata dalla musica di una banda militare e trasmessa in diretta sulla tv di Stato.

Medvedev, che ha accorciato le vacanze per presenziare alla cerimonia, aveva un‘espressione solenne prima di porgere le condoglianze alla vedova Natalia, e ha versato qualche lacrima quando la bara è stata calata nella tomba.

Solzhenitsyn, noto critico della tirannia del dominio sovietico e dei campi di lavoro staliniani, è morto domenica scorsa a 89 anni per un arresto cardiaco.

Alla funzione erano presenti il sindaco di Mosca Yuri Luzhkov, ed Eduard Limonov, il leader del partito dei bolscevichi nazionalisti, ora messo al bando, oltre a diversi membri dell’élite letteraria russa e gente comune.

Dopo il funerale, Medvedev ha firmato un decreto in cui chiede alle autorità moscovite di dare il nome di Solzhenitsyn ad una delle strade della capitale.

SIMBOLO DI RESISTENZA

Solzhenitsyn -- veterano della Seconda Guerra Mondiale che ha passato otto anni nei campi di lavoro sovietici per aver criticato il governo comunista -- ha in seguito trascorso 20 anni di esilio forzato in Occidente.

La sua dissidenza è continuata negli anni ‘80, quando ha manifestato contro le politiche del Cremlino nella nuova Russia.

Rifiutò di accettare un riconoscimento di stato da Boris Yeltsin, primo presidente della Russia post sovietica, dicendo di non poter accettare onori da un leader che aveva ridotto in miseria il suo popolo.

La sua monumentale opera “Arcipelago Gulag”, scritta in gran segreto nell‘Unione sovietica e pubblicata a Parigi in tre volumi tra il 1973 e il 1978, è il lavoro più completo sui campi di lavoro forzato voluti da Stalin, dove sono morte decine di milioni di persone.

Nel 1962 è stato pubblicato “Una giornata di Ivan Denisovich” che descrive la terribile routine dei campi di lavoro.

Altre opere di Solzhenitsyn, tra cui racconti storici e pamphlet politici, sono stati banditi e mai pubblicati nell‘Unione sovietica.

Tra le sue opere più conosciute vanno ricordate “Il primo cerchio” e “Divisione Cancro” che hanno fatto conoscere Solzhenitsyn in tutto il mondo e che gli sono valse il premio Nobel per la letteratura nel 1970.

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