22 agosto 2008 / 11:28 / tra 9 anni

Paesi ricchi sprecano un terzo del cibo prodotto, dice Fao

STOCCOLMA (Reuters) - Gli Stati Uniti e altri paesi industrializzati buttano ogni anno circa un terzo del loro cibo, secondo un rapporto pubblicato ieri.

<p>Bambini somali in fila per ricevere gli aiuti alimentari del World Food Programme (Wfp) dell'Onu, a Mogadiscio, il 21 agosto 2008. REUTERS/Ismail Taxta (Somalia)</p>

Il rapporto, redatto dalla Fao in collaborazione con l‘Istituto internazionale per la gestione delle acque e l‘Istituto internazionale di Stoccolma per le acque, ha lanciato un appello per dimezzare entro il 2025 la quantità di cibo che viene sprecata ogni anno.

Considerata la quantità di acqua necessaria per produrre cereali e altri alimenti, gli studiosi sottolineano come la riduzione degli sprechi porterebbe ad avere una maggiore disponibilità di acqua per uso domestico e agricolo.

“Si produce cibo a sufficienza per mantenere in buono stato di salute l‘intera popolazione mondiale”, si legge nel rapporto diffuso durante una conferenza annuale sull‘acqua che si svolge a Stoccolma.

Gli autori hanno calcolato che, ogni anno, negli Stati Uniti si butta fino al 30% del cibo prodotto, per un valore di 48,3 miliardi di dollari.

“E’ come lasciare il rubinetto aperto buttando via circa 40.000 miliardi di litri, ovvero una quantità d‘acqua sufficiente a soddisfare i bisogni domestici di 500 milioni di persone”, sottolinea il rapporto.

Lo studio non fornisce una graduatoria dei paesi che sprecano più cibo, ma specifica che livelli simili a quelli statunitensi si verificano annualmente anche in Europa.

Il rapporto cita un altro studio che dimostra come in Gran Bretagna, ad esempio, un terzo degli alimenti prodotti sono scartati, e una buona parte di questi è gettata senza neanche essere toccata, con l‘involucro ancora intatto.

In Svezia, secondo il rapporto, la percentuale di spreco è leggermente più bassa ma un quarto del cibo comprato viene ancora regolarmente gettato dalle famiglie.

Oltre che per produrre cibo, lo studio della Fao sottolinea come le riserve idriche siano poste sotto pressione dalla necessità di sostenere la crescente domanda di biocarburanti, di carne e, più in generale, dalla crescita della popolazione mondiale.

Queste tendenze, avverte lo studio, rischiano di scatenare delle emergenze in molte zone del mondo, soprattutto nell‘Africa sub-sahariana e nell‘Asia meridionale.

“A meno di non modificare il modi in cui viviamo, nel futuro la disponibilità d‘acqua diventerà uno degli ostacoli principali per la produzione di cibo”, ha detto Pasquale Steduto, un esperto che lavora per la Fao.

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