9 gennaio 2008 / 07:24 / 10 anni fa

Eredità Fiat,Margherita Agnelli cerca chiarezza,spera in dialogo

<p>Margherita Agnelli prega ai funerali del padre Gianni Agnelli nella cattedrale di Torino, 26 gennaio 2003. REUTERS/Carlo Fabbri</p>

di Tiziana Barghini e Marina Ciaramidaro

MILANO (Reuters) - Alla vigilia di un processo che potrebbe scoperchiare un doloroso vaso di Pandora familiare e creare imbarazzi “fiscali” a Torino, Margherita Agnelli resta fiduciosa che la battaglia per la trasparenza della sua situazione ereditaria avrà successo e insieme non chiude le porte a una soluzione amichevole del contenzioso.

“Sono andata davanti a un giudice perchè si possa fare sufficiente chiarezza...Il mio cuore è speranzoso di trovare un dialogo per capire tutto quello che c’è da capire e da mettere in luce” dice a Reuters in una intervista telefonica dalla sua casa di Ginevra la cinquantaduenne erede della dinastia Fiat.

Il ricorso che i suoi avvocati hanno presentato al Tribunale di Torino - prima udienza domani mercoledì 9 o giovedì 10 - consiste in una “richiesta di rendiconto” ai gestori sul reale patrimonio che oltre tre anni fa è stato oggetto di un‘intesa con la madre Marella.

La vicenda riguarda denaro - asset che potrebbero non essere stati inclusi nell‘accordo firmato un anno dopo la morte dell‘Avvocato nel 2003 - e sfiora il potere nella stessa Fiat, dove il primogenito di Margherita, John Elkann, è il delfino della famiglia come aveva voluto il nonno Gianni.

All‘epoca della firma, va ricordato, Fiat non era il gigante rinato di oggi e anche in borsa valeva oltre quattro volte meno - il minimo lo raggiunse nell‘aprile 2005, sotto 5 euro contro i 16 di ora e gli oltre 24 del luglio 2007.

Ma l‘unica figlia vivente di Gianni Agnelli, che oggi si presenta con il cognome del secondo marito, Pahlen, e si occupa di pittura e filantropia, tiene a ribadire che “la questione economica non è la chiave di lettura. La chiave di lettura è una necessità di chiarezza. Dove le cose sono chiare, i conti sono chiari e i rapporti umani sono liberi”.

La stessa domanda “che lei mi vede oggi fare davanti a un giudice italiano iniziai a farla nel 2003” dice. Pur non avendo risposte “accetto di firmare l‘accordo del 2004 dicendo che lo faccio per la pace familiare” spiega la signora motivando la iniziale disponibilità all‘intesa.

L‘incasso è stato secondo la stampa di oltre 700 milioni di euro di asset e prestigiose proprietà immobiliari, ma il dubbio che altro ci fosse che non veniva spiegato - soprattutto relativo a società estere - l‘ha spinta, dopo “cinque anni” di tentativi a chiamare davanti al tribunale uomini fedelissimi dell‘Avvocato.

Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e il commercialista svizzero Siegfried Maron hanno finora evitato di commentare i dettagli della vicenda.

“Se non ho capito quale è la realtà totale, come lascio le cose a tutti e otto i miei figli?” dice di essersi chiesta Margherita. “Se ci sono beni ulteriori... farebbero parte di una ulteriore divisione che verrebbe fatta tra tutti i miei figli. Tutti sono miei figli, uno non ha il cuore diviso”.

Il prezzo della scelta è stato emotivamente costoso: come la madre Marella, i tre figli di primo letto - oltre a John, Lapo e Ginevra Elkann - non hanno capito la scelta di Margherita. Sia il primogenito, che Margherita chiama ancora Yaki, sia Lapo hanno pubblicamente dissentito. Oggi, con pudore, la madre ammette “non mi parlano”.

Ma insiste di volere “non dissidio, ma ordine chiarezza e serenità”, mentre ripete con forza di non aver mai messo in discussione il ruolo di John. Per il quale ha solo preteso, nel rispetto della volontà di Gianni, che il carico delle responsabilità Fiat arrivasse non prima dei 21 anni (oggi è vice presidente del gruppo torinese).

Nessuna ambizione sulle azioni Fiat cui ha rinunciato e ora in mano al primogenito: “da quanto mi è dato di capire.... non sembra affatto che sia possibile per me rientrare nelle mie azioni”, ammette.

I rischi della sua scelta, oltre che familiari, sono anche concretamente quelli che la trasparenza porti imbarazzi con l‘Erario italiano ai gestori del patrimonio Agnelli: “credo che sia più sano per tutti affrontare una realtà fiscale piuttosto che sfuggire ... (in un modo per cui) nessuno capisce più niente di quello che ci sta succedendo”.

Fino a oggi non ci sono stati segnali di apertura della controparte per un dialogo, ma “sta nelle loro mani dire sediamoci a tavolino”, apre Margherita. “Spero vivamente che chi dall‘altra parte può venire incontro a questa mia domanda lo faccia, può essere una vittoria per tutti, non solo mia”.

Una conclusione che contiene anche un soffio di orgoglio per l‘unica delle grandi dinastie industriali italiane di vero standing internazionale: “è importante...che una famiglia che ha un peso storico come è stata la nostra risolva le sue cose bene e che ci sia un sentimento di pulizia”.

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below