26 maggio 2008 / 14:38 / 9 anni fa

Domani a Roma William Gibson: fantascienza? Parla del presente

<p>William Gibson in una foto di Michael O'Shea. REUTERS/Hand Out</p>

ROMA (Reuters) - Era la prima volta da “30 o anche 35 anni” che William Gibson rimetteva piede a Roma, e stavolta vi è giunto non da turista ma come autore di fama internazionale, per salire domani sera sul palco della basilica di Massenzio a leggere dal vivo un suo scritto.

Stamattina, l‘autore che viene di solito definito “il padre del cyberpunk” respingendo puntualmente al mittente l‘etichetta, ha incontrato i giornalisti in un ex oratorio borrominiano trasformato in “Casa delle Letterature” per discutere dei suoi ultimi libri -- è appena uscito da Mondadori “Guerreros” -- e di fantascienza.

E spiegare che la “science fiction” non parla del futuro, ma del presente, e che per lui è una “gran ficata” oggi raccontare “l‘indicibile 21esimo secolo” con gli strumenti della fantascienza del secolo scorso, del ‘900.

Gibson, 60 anni, ha pubblicato il primo libro “Neuromante”, nel 1984, ed è considerato, tra l‘altro, l‘anticipatore dell‘esplosione di Internet e della realtà virtuale. Nella maggior parte dei suoi romanzi, trame complesse e dal linguaggio ricco di neologismi raccontano le metropoli di un futuro che vibra tra hi-tech e sottosviluppo, infestato da fantasmi tecnologici ma anche da quelli di antiche divinità.

Il suo ultimo romanzo, appunto “Guerreros” -- uscito nel 2007 come “Spook Country”, che si può tradurre al tempo stesso come “paese delle spie” e “paese dei fantasmi” -- come il precedente “l‘Accademia dei sogni” (“Pattern Recognition”, 2003), è proiettato piuttosto nel presente post-11 settembre, e racconta di iPod usati per contrabbandare dati segreti, spie cubane, artisti di avanguardia che praticano il geo-tagging.

“Avendo passato a scrivere la mia versione del futuro per quasi un quarto di secolo, analizzare l‘indicibile realtà del 21esimo secolo con gli strumenti della fantascienza del 20esimo secolo è la cosa più fica (”the coolest thing“) che si possa fare”, dice Gibson, alto, vestito in nero e beige, con ai piedi un paio di sneaker e uno zainetto da adolescente a tracolla.

MACCHINA DEL TEMPO

Lo scrittore -- nato in Carolina del Sud, ma che dagli anni 60, per evitare di essere arruolato per la guerra in Vietnam, vive a Vancouver, Canada -- spiega che una “lenta macchina del tempo” lo ha portato “finalmente” nel 21esimo secolo, e avverte che non solo la sua ma tutta la letteratura di fantascienza in realtà “non riguarda mai il futuro, ma parla sempre del presente, del momento in cui è stata scritta”. Come, per esempio, “1984” di George Orwell parla in realtà del 1948, e del totalitarismo delle Russia stalinista.

Ma nell‘incontro di oggi, Gibson è tornato anche a parlare del suo difficile rapporto col cinema (”Penso di aver avuto influenza sul cinema di fantascienza, ma i film più vicini ai miei scritti sono quelli che non hanno il mio nome nei titoli di coda“); ha negato di avere a che fare, letterariamente parlando, con un grande autore Usa di fantascienza a cui pure spesso il suo nome è stato accostato -- ”Dick per me non funziona, non mi piace, eccetto che per “La svastica sul Sole” -- e ha spiegato ancora una volta che l‘etichetta “cyberpunk” l‘hanno inventata giornalisti e critici, e che lui non era affatto d‘accordo.

Domani sera alle 21 William Gibson sarà sul palco del Festival delle Letterature col texano Joe R. Lansdale, 57 anni, prolifico scrittore anche per il quale si sono sprecate in questi anni le etichette - l‘ultima è la più classica “pulp”, ma lui dice di avere uno stile “lansdaliano”- e di cui è appena uscito da Fanucci “La morte ci sfida”.

I due autori saranno preceduti dalle immagini del film ”Matrix“, e accompagnati dalle note elettroniche di Martux_M (Maurizio Martuscello). L‘attore Claudio Santamaria leggerà un passaggio di ”Guerreros“ e un ”altro di “La morte ci sfida”.

Sarà invece lo stesso Gibson a leggere “Il flusso del silenzio, l‘insistenza dell‘oblio”, un breve saggio sulla “memoria globale” un cui estratto è stato pubblicato oggi sulle pagine del “Corriere della Sera”, e che lui stesso, sorridendo, definisce “non poco pretenzioso e lungo”. Mentre Lansdale leggerà il suo racconto “Le ombre, amici e parenti”.

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