3 giugno 2008 / 10:34 / 9 anni fa

Vita quotidiana con la mafia: a Roma le foto di Tony Gentile

ROMA (Reuters) - Tony Gentile non è una star. E’ un fotografo che ha cominciato a fare i primi scatti nella sua Sicilia, un fotoreporter di cronaca, e di mafia. Tony Gentile non è una star, ma per sapere chi è, basta pensare alla più famosa foto che ritrae insieme, sorridenti, i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino prima che fossero entrambi ammazzati, 16 anni fa.

<p>I magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel celebre scatto di Tony Gentile. REUTERS/HO</p>

Quei quattro scatti in bianco e nero - il colore ufficiale della cronaca prima che arrivasse Internet e che i quotidiani cominciassero a esser stampati a colori - sono entrati ormai da tempo nell‘immaginario collettivo e oggi introducono i visitatori alla mostra dedicata a Gentile, 44 anni, dal 2003 fotografo Reuters, nell‘ambito del Festival internazionale della fotografia di Roma.

L‘esposizione si intitola “Agenda - Cose da fare”, e raccoglie poche ma assai significative foto scattate tra il 1990 e il 1996, in Sicilia. Tutte riguardano direttamente o indirettamente la mafia. Diverse sono state scattate ai funerali di vittime della mafia.

Nate come foto di cronaca (“Appunti veloci di indirizzi ed orari, luoghi da raggiungere subito, fotografie rapide, sviluppi e fissaggi sommari, il quotidiano non può attendere”, spiega l‘introduzione), raccontano tantissimi dettagli, il carattere dei personaggi, il momento.

Una in particolare, scattata al funerale di Rosario Livatino, il “giudice ragazzino” ammazzato dai sicari di Cosa Nostra nel 1990, esposta in un grande formato, dove è più evidente lo “sgranato” classico del b/n, fa pensare al ritratto collettivo di un pittore rinascimentale, in cui l‘insieme quasi monumentale si scompone nel distinto racconto - e nel movimento - espresso da ogni singolo volto.

C’è la foto scattata in una pausa del processo per concorso esterno in associazione mafiosa a Giulio Andreotti, a Palermo, dove il politico più noto dell‘Italia del dopoguerra è ritratto di spalle, seduto, ma si riconosce senza alcuna fatica, seduto al tavolo, nell‘aula semivuota.

C’è la foto presa dall‘alto di un momento di un altro processo, quello al boss Totò Riina, in cui tutto ruota attorno a quella mano che esce dalle sbarre, e che un avvocato stringe, si direbbe, con riverenza.

C’è la foto del giovane carabiniere che, mano nella mano coi colleghi, argina la folla - ma in realtà è spettatore di prima fila - ai funerali di Falcone, della moglie e della scorta a Palermo, il 25 maggio 1992.

Ma c’è anche la foto del morto ammazzato - nella fattispecie Gaetano Mandalà, freddato su un marciapiede - che racconta ai lettori, ai cittadini la classica “scena del delitto”, cogli investigatori che parlano tra loro e il cadavere abbandonato, a cui presta attenzione, solo professionale, una fotografa, appoggiata alla volante della polizia.

Accompagnano l‘esposizione i racconti scritti di Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo e divenuta anche lei simbolo della lotta alla mafia; Lirio Abbate, giornalista costretto a vivere sotto scorta per le minacce dei boss, e del magistrato Massimo Russo, per cui le “bellissime foto” di Tony Gentile, raccontano eventi che “rischiano di dissolversi, di oscurarsi”. Ecco perché una mostra fotografica “ha più significato di mille discorsi e più di mille promesse non mantenute da chi ha scordato”.

Di “racconto vero, drammatico e pieno di solitudine” parla Rita Borsellino: “Solitudine come quella che si legge nel volto di Giovanni Falcone alla commemorazione di (il generale dei carabinieri Carlo Alberto) Dalla Chiesa... solitudine come quella di mio fratello, mani in tasca, alla festa della Repubblica del 2 giugno del ‘92, poche settimane prima di essere ucciso”.

Mentre Abbate racconta i giorni della primavera-estate del ‘92, quando l‘omicidio prima di Falcone poi di Borsellino fece dire al capo della procura Antonino Caponnetto che “è tutto finito”, salvo pentirsene il giorno dopo, mentre una generazione di giovani cronisti e fotoreporter “si sbattevano fra omicidi, processi e blitz con decine di arresti”.

La mostra di Tony Gentile si può visitare fino al 10 giugno prezzo il Centro “Luigi di Sarro”, in via Paolo Emilio 28, a Roma, dal martedì al sabato dalle 17 alle 20.

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