19 marzo 2008 / 12:56 / 10 anni fa

Iraq, Unicef: 1.350 bambini detenuti in carceri

di Paola Diana

<p>Un ragazzino piange durante dei funerali a Baghdad. REUTERS/Kareem Raheem</p>

ROMA (Reuters) - Le condizioni dei bambini in Iraq non hanno solo a che fare con malnutrizione e povertà: le carceri irachene detengono oggi 1.350 minori tra i 10 e 17 anni, di cui non si conoscono al momento le condizioni di detenzione.

Lo ha detto oggi la responsabile comunicazione dell‘Unicef Claire Hajaj, in una conferenza stampa a Roma sulle condizioni dell‘infanzia nel martoriato paese e sul lavoro degli operatori dell‘Unicef in Iraq.

L‘Unicef ha detto di stare lavorando con le autorità irachene affinché i diritti dei bambini vengano rispettati in conformità con gli standard internazionali.

Sui motivi della detenzione, “i dati non sono chiari, ma nella maggior parte dei casi si tratta di ‘infrazione della sicurezza’”, ha spiegato Hajaj.

A cinque anni dall‘inizio della guerra in Iraq, ha continuato Hajaj, le drammatiche condizioni di vita delle donne e dei bambini dovrebbero essere in cima all‘agenda della comunità internazionale per la costruzione di un futuro solido e democratico nel paese, oltre che per l‘emergenza umanitaria.

“Il loro futuro (dei bambini, ndr) è il futuro del paese, non si tratta solo di preoccuparsi di ciò che succede oggi”, ha detto la rappresentante dell‘Unicef durante la conferenza, “cosa diventeranno questi bambini in futuro?”.

La mancanza di una “rule of law” non è l‘unica emergenza nel paese. I bambini iracheni mancano dei diritti fondamentali come istruzione, cure mediche e nutrizione, a causa di 5 anni di guerra e di un quarto di secolo di restrizioni, sanzioni economiche e conflitti.

Secondo stime Unesco, il tasso di iscrizione alla scuola primaria sarebbe sceso dall‘86% del 2000 al 53% del 2006. I dati del 2007 mostrano poi che solo il 28% dei ragazzi in età da diploma ha effettuato gli esami finali nell‘Iraq centrale e meridionale.

Riguardo le vaccinazioni, l‘Unicef interviene incisivamente nel paese portando casa per casa i medicinali per l‘immunizzazione, ma ciononostante lo scorso anno più di un milione di bambini non ha potuto vaccinarsi contro il morbillo, che si sta diffondendo attualmente nell‘Iraq centrale.

La nutrizione è ad oggi inadeguata soprattutto per la scarsa accessibità ad acque pulite. Nel 2006, solo il 40% degli iracheni ha dichiarato di poter accedere riserve d‘acqua “affidabili”, contro l‘81% del 2000.

Dal 2003 a oggi, 150.000 mila civili maschi sono rimasti uccisi negli scontri, il che significa che oltre 70.000 donne sono oggi vedove e centinaia di migliaia di bambini sono orfani. I dati del solo 2007 registrano oltre 19.500 persone morte a causa del conflitto, mentre dal primo attacco alla moschea di Samarra nel 2006 -- che ha acceso le violenze confessionali tra sciiti e sunniti -- sono più di 1,2 milioni gli sfollati, e 4 milioni dal 2003, la metà dei quali sono bambini.

A fronte degli oltre 2 milioni di bambini che oggi continuano a soffrire di nutrizione inadeguata, malattie e mancanza di istruzione, l‘Unicef ha lanciato per il 2008 una campagna per il finanziamento di “Impact 2008”, un progetto che mira a creare istituti e supporto per i bambini che vivono all‘interno delle zone a rischio e a tal fine cercare di aprire dei varchi di accesso verso queste aree, appellandosi anche ai governi.

Il supporto finanziario fornite dalle Nazioni Unite copre solo il 9% dell‘ammontare necessario.

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